L’APPORTO DELL’IMMIGRAZIONE LOMBARDA NEL COSTITUIRSI DELL’ETHNOS LEPRIGNANESE

Nel corso del XVI secolo e fino almeno agli inizi del XVII si registrò a Leprignano una corrente migratoria di origine lombarda: l’insediamento di Lombardi, come anche di alcuni Toscani, fu voluto dal feudatario, che era un ente ecclesiastico, il Monastero di San Paolo, anche allo scopo di rafforzare demograficamente il “castrum”, che nel XV secolo aveva conosciuto probabilmente una crisi sotto questo profilo, essendo stato colpito nel 1456 da un’epidemia di peste (cfr. “Studi capenati”, Capena 1998, pag. 11).
Dati relativi all’immigrazione lombarda a Leprignano possono desumersi dall’antroponomastica locale, ossia dalla presenza di cognomi (già formati o derivanti da patronimici consolidati), la cui introduzione si deve a persone originarie della Lombardia.
Abbiamo così attestato nel 1523-1524 un Andrea figlio di Aloisio (=Luigi) lombardo.
Nella seconda metà del ‘500 sono attestati due fratelli lombardi fornaciari, Aloisio e Bertolino (a partire dal primo si formerà a Leprignano il cognome “Aloisi”).
Negli anni ’20 e ’30 del ‘500 è attestata a Leprignano la presenza di un Giovanni figlio di un mastro Ambrosio lombardo (nei discendenti di questo Giovanni si affermerà il cognome “Ambrosi”).
Nel 1618 stipulò patti sponsali con la leprignanese Rosa Consoli il lombardo Bassano figlio del fu Giovanni Angelo Crotti, originario di Cavenago nella diocesi di Lodi. I discendenti della coppia, tuttavia, erediteranno il cognome materno (Consoli) e non quello paterno (Crotti).
Nel 1601 stipulò patti sponsali con la leprignanese Laudonia Pezza il cremonese mastro Antonio Oldani.
A partire dalla metà del ‘500 è attestata la presenza a Leprignano di un Ambrogio Soldano milanese (con il quale s’introdusse a Leprignano il cognome Soldani).

Si tratta di antenati certi dei Capenati autoctoni di oggi, mentre incerta appare una continuità biologica tra gli abitanti della Capena di epoca romana o preromana, insediata sul colle della Civitucola, da una parte, e anche solo alcuni dei Capenati autoctoni di oggi, dall’altra (ci fu probabilmente qualche soluzione di continuità nel popolamento del colle della Civitucola, come sembra possa evincersi dal fatto che il toponimo “Capena” andò perso e fu sostituito in epoca medievale da “Civitucula”, ossia “piccola città”, scomparendo quindi anche la memoria dell’ubicazione dell’antica Capena sul colle della Civitucola, finché a metà del XVIII secolo l’erudito benedettino Pierluigi Galletti, nel suo “Capena municipio de’ Romani”, osservando resti archeologici da lui reperiti “in loco”, individuò in detto colle il luogo in cui sorgeva l’antica Capena, il cui nome tornò sulle carte ufficiali solo nel 1933, con la sua attribuzione al “castrum Lepriniani”).
(Per gli immigrati lombardi sopra richiamati e le tracce onomastiche da essi lasciate, fr. “Studi capenati”, Capena 1998, pagg. 151-152, 160, 172-173, 179).

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