LA PRESA DI POSSESSO DEI BENI DELLA FU CINZIA ALEI VEDOVA BARBETTI DA PARTE DEL DI LEI FRATELLO GERMANO ED EREDE

In un atto rogato da un notaio morlupese il 17 dicembre 1668 è consacrata e formalizzata la presa di possesso dei beni della fu Cinzia vedova del fu Pompeo Barbetti da parte del di lei fratello germano ed erede “ab intestato” Flaminio Leonio (=Alei) del fu Cosimo. Flaminio Leonio aveva ottenuto il 14 dicembre 1668 un mandato per essere immesso nel possesso dei beni della sorella defunta e aveva nominato suo procuratore per l’immissione nel possesso il nipote carnale Francesco del fu Rodolfo Leonio (evidentemente suo nipote “ex fratre”). I beni immobili di proprietà della defunta Cinzia Leonio (=Alei) vedova Barbetti sono:
– un pezzo di terreno seminativo esteso circa tre quarte, confinante da un lato con Fabiana moglie di Matteo Fiamma, dall’altro con i beni di Don Teodoro Marconi, da capo la via pubblica, da piedi il fosso;
– un pezzo di terreno lavorativo esteso circa sette quarte, confinante da una parte i beni della Venerabile Compagnia del Carmelo, dall’altro i beni degli eredi di Ambrogio Poiani, di sopra la via pubblica e da piedi il fosso;
– un pezzo di terreno seminativo esteso quattro scorzi, confinante da una parte con i beni dotali di Agata moglie di Antonio Visca, dall’altro con Giovanni Battista Zii, da piede con quello che è detto il viale;
– un orto con grotta e alberi fruttiferi e infruttiferi e altre aderenze posto “extra dictam terram Lepriniani in voc. la Conca”, confinante da un lato e da capo con la Venerabile Chiesa di Sant’Antonio Abate, dall’altro con i beni di Antonio Rossi, di sotto con i beni di mastro Giuseppe muratore, di Giovanni Alei, di Giovanni Paolo Pezza e di Giacomo Nardi;
– un granaio coperto da tetto posto fuori della terra di Leprignano vicino da un lato ai beni degli eredi del fu Nunzio Bombardi, dall’altro alla via pubblica, di sotto ai beni di Antonio Oldani;
– una grotta ad uso di stalla, sita dentro la terra di Leprignano in vocabolo (=luogo, località) detto il Monte, vicino da un lato ai beni di Simeone Carapella, dall’altro ai beni di Tommaso Picconi, davanti confinante con la via pubblica;
– una cascina “solerata” in vocabolo il Monte, sita vicino ai beni di Giovanni Aloisi e confinante da tre lati con la via pubblica;
– una casa coperta da tetto in vocabolo il Monte, confinante da un lato con i beni di Domenico Ciancarini, dall’altro con i beni di Domenico Coluzzi e davanti con la via pubblica.

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LA “QUIETANTIA DOTIS”: RICEVUTA DI FINALE PAGAMENTO DELLA DOTE

Con atto rogato da un notaio leprignanese il 12 dicembre 1677 si consacra l’avvenuta integrale corresponsione della dote di Anastasia Graziosi, moglie di Agostino Barbetta del fu Bernardo: al Barbetta sono versati, come rata finale della dote della moglie, trenta scudi e dieci giuli, da parte di Paolo Graziosi e altri fratelli della di lui consorte.

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IL TESTAMENTO OTTOCENTESCO DI UN SACERDOTE LEPRIGNANESE

Con verbale di apertura rogato il 27 luglio 1839 da un notaio capitolino, viene pubblicato il testamento di Don Francesco Sinibaldi, la cui casa di ultima abitazione era in Roma, via delle Tre Pile numero 64. Con l’atto di ultima volontà, consegnato il 30 giugno 1839 alla presenza di otto testimoni, il predetto sacerdote lascia dieci scudi a titolo di legato al nipote Fulvio Spagnoli, di Nazzano; lascia a titolo di legato ai fratelli Gregorio, Nicola e Bernardo Sinibaldi un terreno in Leprignano, vocabolo (=località) Valle Castiglione, quindi, ripensandoci, lascia a ciascuno di loro tre scudi; istituisce erede proprietaria di tutto i beni mobili la Sig.ra Maria Boschi, con la quale il testatore è convissuto per circa quaranta anni, che è altresì istituita erede usufruttuaria “di tutti e singoli beni stabili, semoventi, crediti, diritti, ed azzioni qualunque presenti, e futuri, ovunque posti ed esistenti“; defunta la Boschi, gli eredi fiduciari universali e particolari Valeriano Gugnoni, intimo amico del testatore, e Tommaso Spagnoli, suo nipote, dovranno, detratti i predetti legati, erigere un legato pio di messe in perpetuo da celebrarsi nella Venerabile Chiesa di San Luca in Leprignano in suffragio dell’anima del testatore e dei suoi parenti, con l’elemosina di venti baiocchi, “nella qual chiesa (cioè nella chiesa di San Luca, detta anche chiesa di San Sebastiano) è mio vivo desiderio che sia asportato, e tumulato il mio cadavere, col farvi apporre un’analoga lapide sepolcrale onde riardere ai viventi la mia memoria“. Agli eredi fiduciari lascia a titolo di riconoscenza “l’intero corpo de’ libri intitolata (sic) = Muratori” e un quadro posto nella sua camera da letto e raffigurante il transito di San Francesco d’Assisi.

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IL LAVATOIO PUBBLICO A LEPRIGNANO IN UNA FONTE DOCUMENTARIA CATASTALE TARDOSETTECENTESCA

Nel catasto di Leprignano del 1778, tra i beni del legato pio Santolini è annoverato anche un pezzo di terreno “ricinto di fratte, cannetato, della quantità di uno staro, posto in vocabolo il pubblico lavatore, chiamato il pozzo, confinante da una parte il Sig. Antonio Rossi, dall’altra la Signora Maddalena Visca Sagripanti, di sopra la strada in faccia al detto lavatore, e di sotto il fosso, ossia il rio” (c. 565 v).
Si tratta di una zona alla quale si accede percorrendo l’odierna via del Lavatoio (che si diparte da via Guglielmo Marconi, ex Borgo Aproniano)
, toponimo urbano che perpetua la memoria di questo antico lavatoio pubblico, al quale ne subentrò nel Novecento un altro, sito, se mal non ricordiamo, in via del Mattatoio.

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CHE COSA C’ERA TRE SECOLI FA NELL’AREA SULLA QUALE OGGI SORGE L’EDIFICIO DOVE HA SEDE IL COMUNE DI CAPENA

Nel catasto di Leprignano del 1703 Andrea Carderi assegna per Girolama Gemma sua moglie “una vigna posta accanto la chiesa di San Bastiano da un’altra parte Luca Barbetta da un’altra parte la strada comune” (c. 394v). Poiché la chiesa di San Sebastiano, nel corso del tempo condedicata a San Luca, sorgeva dove oggi ha sede il Centro Sociale Anziani, mentre la proprietà di Luca Barbetta, altro confine della vigna di Girolama Gemma, è quella che poi confluirà nei beni della Cappellania Olivari, parte dei quali (tra cui appunto l’appezzamento con casa padronale avente entrata dall’odierna via Piave) perverrà alla famiglia Palmerini, è quantomai probabile che questa vigna, bene dotale di Girolama Gemma in Carderi, sita tra l’odierno Centro Sociale Anziani e l’odierna proprietà Palmerini che si estende da un lato lungo l’odierna via Piave, insistesse laddove oggi si trova l’edificio dove ha la propria sede il Comune di Capena (per essere precisi, l’area di sedime del palazzo municipale dovrebbe costituire parte del terreno sul quale si trovava quella vigna).

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IL DESUETO TOPONIMO RURALE LEPRIGNANESE “MAGNALONTO” E LE SUE VARIANTI

Nel catasto di Leprignano del 1703, basato sul sistema delle “assegne” (dichiarazioni giurate rese dai soggetti titolari di diritti reali sulle terre), ricorre più volte, con forme diverse, il toponimo rurale, oggi scomparso, “Magnalonto” (probabilmente da interpretarsi come “Mangia l’unto”):
– Girolama Alei vedova di Clemente Sinibaldi assegna “un pezzo di oliveto in voc. Magnia Lonto confinante li beni degli eredi di Alberino Pezza e dall’altra parte Cesare Sinibaldi e sopra e sotto la strada” (c. 112r);
– Pietro Barbetti assegna “una vigna posta in vocabolo Magnialonto confinante da una li beni di Girolama Sinibaldi, dall’altra i beni di Domenico Antonio Pezza da capo Anna Maria Pezza di sotto la strada con sodo” (c. 130r);
– Cesare Sinibaldi assegna “un vignale a Magnalonto confinante con Odoardo Sinibaldi e gli eredi di Clemente Sinibaldi e la strada da due parti” (c. 253v);
– Angelo Corsi assegna “un canneto a Magnalonto confinante con Ambrosio Leonio dall’altra parte la Madonna degli Angeli e dall’altra parte Giuseppe Sacripanti” (c. 255r);
– Ambrosio Leonio assegna una “vigna in vocabolo Magnia Lonto confinante in due lati la Venerabile Compagnia della Madonna degli Angeli lasciatali da Filenia Cestone e da un lato il canneto di Maria Cecilia Corsi e davanti la strada pubblica” (c. 197r);
– tra i beni dotali di Francesca Corsi è assegnata “una vigna con oliveto in vocabolo Magna Lonto confinante i beni del Sig. Pietro Galli per la moglie e dall’altra parte gli eredi del fu Giovannangelo Carderi […] Arcangelo Azimati e da capo la strada publica” (c. 313v).

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IL POZZO (“‘U POZZU”) COME TOPONIMO RURALE LEPRIGNANESE

Il 19 giugno 1880 Luigi Moretti fu Mariano e Luca D’Innocenti fu Mattia depositano negli atti di un notaio castelnovese la scrittura privata con la quale il 4 dicembre 1872 il primo aveva venduto al secondo un appezzamento di terreno cannetato, olivato, vitato e sodivo in vocabolo il Pozzo, esteso tre scorzi pari a 2.470 metri quadri, confinante con Domenico Cozzardi, con la strada vicinale e da piedi con il fosso. L’atto di deposito viene letto, confermato e pubblicato nel locale di segreteria municipale posto in via della Conca nell’accasamento di proprietà di Domenico Barbetti.

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