CAPENA: UN ALTRO TESTAMENTO DEL 1878

Il 18 gennaio 1878 il quarantaquattrenne Nicola Saraceni del fu Giuseppe, proprietario e campagnolo, “giacente infermo per lunga malattia nel vano ad uso di camera da letto della abitazione posta in contrada il Monte di Sopra civico numero 22”, fece pubblico testamento, nominando erede usufruttuaria universale la moglie Domenica D’Alessandri fu Raffaele, al quale incombeva, per disposizione del testatore, l’onere di soddisfare, attingendo a quanto ricavato con l’usufrutto, i trenta scudi, equivalenti a centocinquanta lire, che il coniuge dispone siano spesi per il suo funerale e per le messe “nel giorno che il suo cadavere sarà esposto nella chiesa parrocchiale” e per altre messe da celebrarsi in seguito, nonché per adempiere ad eventuali debiti, che dovessero emergere a carico dell’eredità. Eredi universali proprietarie del testatore, che non ha figli, sono nominate le sorelle Giulia Saraceni, moglie di Andrea Belardi, e Giuseppa Saraceni, moglie di Anselmo Venezia, le quali “andranno al godimento e al possesso dei beni ereditarii” del testatore dopo la morte naturale della di lui moglie Domenica D’Alessandri e la conseguente risoluzione dell’usufrutto alla medesima lasciato. Testimoni alla redazione del testamento sono Gaetano Sileri fu Francesco, possidente, Natale Bizzarri fu Nicola, falegname, nativi di Leprignano, Stanislao Capi fu Vincenzo, impiegato comunale, nativo di Civitella San Paolo, Giovanni Martinoja, figlio di Domenico e maestro elementare, nato a Gemonio in provincia di Como, tutti domiciliati in Leprignano.

 

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CAPENA: UN TESTAMENTO DEL 1878

Il 5 maggio 1878 fece testamento pubblico, per gli atti di un notaio castelnovese, la settantatreenne leprignanese Francesca Alei del fu Calisto, coniugata con Domenico Gualdarini, la quale nominò eredi universali i propri figli o, in rappresentanza di quelli fra di essi che fossero predefunti alla madre, i nipoti. I figli, o, in un caso, i nipoti, nonché coeredi, sono: Paola Gualdarini, vedova di Bartolomeo Felici; Anna Maria Gualdarini, vedova di Giovanni Rossi; Margherita Gualdarini, moglie di Sante Pagliuca; Rosa Gualdarini, moglie di Natale Bizzarri; Antonia ed Ercole Gualdarini, in rappresentanza del loro padre Giovanni Gualdarini, figlio predefunto della testatrice. I beni che la testatrice lascia in eredità sono: un pezzo di terra sodo con olivi in vocabolo (=località) Cammerata (nella parlata locale “Camorata” o “Camorada”); un pezzo di terra seminativo esteso circa tre quarte, in vocabolo “i due Ponti”; un pezzo di terra seminativo in vocabolo Valle Termine; due stanze di abitazione poste in Piazza a Leprignano (l’odierna Piazza del Popolo), a confine di Luca Saraceni e di beni già appartenenti al Monastero di San Paolo. La testatrice non riconosce alcun diritto al marito, poiché questi ha abbandonato la consorte da oltre due anni, non le corrisponde nulla per alimenti e vestiario e, in più, si appropria dei frutti dei terreni della testatrice affermando di averne pieno diritto in quanto marito.

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I TITOLARI DI CARICHE MUNICIPALI A LEPRIGNANO DAL 1891 AL 1919 SULLA BASE DELL’INDICAZIONE DELL’UFFICIALE DI STATO CIVILE CONTENUTA NEGLI ATTI DI STATO CIVILE DIGITALIZZATI

Considerando gli atti di matrimonio (s’intende civile) digitalizzati dello stato civile di Leprignano (le date di seguito citate sono relative alla celebrazione dei matrimoni), tra il 29 gennaio 1891 e il 21 aprile 1898 figura Sindaco GIUSEPPE BARBETTI [figlio di Agostino (1816-1884), cui è intitolato il largo tra via Cecconi e via IV Novembre ed è dedicata la lapide apposta nel 1911 su iniziativa del Comune, quando era ancora una volta Sindaco il figlio Giuseppe, a fianco dell’entrata del palazzo di famiglia in via IV Novembre n. 39], spesso sostituito, nelle funzioni di Ufficiale di Stato Civile, da Assessori che fanno le veci del Sindaco assente, in particolare LORENZO COZZARDI in data 8 dicembre 1891, 30 aprile 1892, 2 maggio 1892, 26 aprile 1893, 9 ottobre 1893, LUIGI FELICI (parente di Don Sebastiano Felici, che fu parroco di Leprignano per mezzo secolo, dal 1870 al 1920) in data 24 febbraio 1894, 12 marzo 1894, 2 giugno 1894, 29 ottobre 1894, DOMENICO BARBETTI (1835-1910, il padre di “Sor Vincé”) in data 7 settembre 1895, 9 settembre 1895, 1° novembre 1896, 30 ottobre 1897. Subentra quindi un Commissario Straordinario, nella persona dapprima di OLIMPIADE GIGLI (19 luglio 1898) e quindi dell’Avv. FRANCESCO RANDAZZO (19 novembre 1898). Troviamo quindi nuovamente menzione di GIUSEPPE BARBETTI in data 6 dicembre 1898, ma questa volta come Consigliere anziano “funzionante da Sindaco” (questa l’espressione usata nell’atto), in un atto di matrimonio trascritto nella parte seconda del registro sulla base della copia conforme dell’atto stesso inviata dall’Ufficiale di Stato Civile di un altro Comune. Torna anche LUIGI FELICI, indicato dapprima come Consigliere anziano facente le veci del Sindaco in sua assenza (22 dicembre 1898) e quindi come Assessore anziano “funzionante da Sindaco nella sua precaria assenza” (9 dicembre 1899) e quindi il 15 febbraio 1900 è nuovamente indicato come Sindaco GIUSEPPE BARBETTI. Segue un periodo in cui figurano solo Assessori facenti funzione di Sindaco: LUIGI FELICI (15 giugno 1901, 17 giugno 1901, 12 settembre 1901, 18 settembre 1901, 19 ottobre 1901, 21 ottobre 1901), RINALDO SINIBALDI (2 agosto 1901, 21 settembre 1901, 22 settembre 1901, 12 ottobre 1901, 26 ottobre 1901), che  – cosa rara per l’epoca – aveva un lavoro impiegatizio nella Capitale, ANTONIO FOSCARINI (6 novembre 1901, 30 gennaio 1902), VINCENZO BARBETTI (16 novembre 1901, 2 dicembre 1901). Tra il 1902 e il 1903 compare uno degli intervalli nel “regno” di Giuseppe Barbetti: figura Sindaco ATTILIO SINIBALDI (20 maggio 1902, 29 giugno 1902, 17 aprile 1903), con sostituzioni da parte di ANTONIO FOSCARINI (2 luglio 1902, 18 aprile 1903) come “Assessore funzionante da Sindaco nella sua precaria assenza” e di VINCENZO BARBETTI (6 luglio 1903) come Assessore facente funzioni di Sindaco per impedimento del medesimo. Tra il 7 ottobre 1903 e il 7 febbraio 1904 è menzionato un Commissario Straordinario nella persona di FEDELE GIUSEPPE GORZIO e il 16 agosto 1904 ritorna GIUSEPPE BARBETTI come Sindaco, fino al 26 gennaio 1914 e quindi di nuovo dal 4 dicembre 1917, con un intermezzo all’incirca triennale in cui la carica è rivestita dall’Ingegner GIROLAMO BONELLI (dal 12 settembre 1914 fino al 28 febbraio 1917). Frequentemente i matrimoni civili sono celebrati da Assessori facenti le veci del Sindaco: PORFIRIO BARBETTI (10 settembre 1904, 15 novembre 1904, 4 febbraio 1905, 10 agosto 1905, 10 gennaio 1907, 19 gennaio 1907, 20 agosto 1907, 22 marzo 1908, 1° agosto 1908, 14 ottobre 1908), RINALDO SINIBALDI (30 ottobre 1904, 13 dicembre 1906), LUIGI FELICI (27 febbraio 1905, 23 febbraio 1918, 7 settembre 1918), LUCA ALEI (1° ottobre 1906, 19 gennaio 1907, 7 settembre 1907, 26 ottobre 1907, 7 marzo 1908, 4 luglio 1908, 12 settembre 1908, 5 ottobre 1908, 21 novembre 1908, 7 dicembre 1908, 16 gennaio 1909, 16 maggio 1909, 17 maggio 1909, 9 gennaio 1910, 16 gennaio 1910, 5 febbraio 1910, 6 febbraio 1910, 16 aprile 1910, 23 aprile 1910), PIETRO ALEI (18 giugno 1910, 24 settembre 1910, 13 novembre 1910, 3 dicembre 1910, 10 dicembre 1910, 28 dicembre 1910, 29 dicembre 1910, 21 gennaio 1911, 3 febbraio 1911, 9 febbraio 1911, 14 maggio 1911, 29 giugno 1911, 8 luglio 1911, 13 luglio 1911, 28 ottobre 1911, 16 novembre 1911, 2 dicembre 1911, 27 dicembre 1911, 3 marzo 1912, 14 marzo 1912, 11 luglio 1912, 22 settembre 1912, 29 settembre 1912, 27 novembre 1912, 26 dicembre 1912, 30 dicembre 1912, 25 gennaio 1913, 5 maggio 1913, 19 ottobre 1913, 1° novembre 1913, 19 novembre 1913, 19 febbraio 1914, 14 marzo 1914, 2 maggio, 3 maggio, 27 aprile 1914), padre della medaglia d’argento al V.M. Giuseppe Alei, cui è dedicata una lapide a fianco dell’entrata nel “Palazzo dei Raggi” in via Fausto Cecconi n. 2, ANTONIO FOSCARINI (3 settembre 1910, 11 febbraio 1911), MATTIA D’INNOCENTI (27 luglio 1911, 10 ottobre 1912, e 13 ottobre 1912, 6 aprile 1913, 22 maggio 1913, 22 giugno 1913, 13 novembre 1913, 22 novembre 1913, 21 dicembre 1913), GIUSEPPE LAUDI (23 agosto 1917, 2 settembre 1917, 15 novembre 1917, 27 luglio 1918), figlio di Luigi, primo Sindaco di Leprignano in epoca postunitaria, e fratello di Francesco, anch’egli Sindaco di Leprignano nel XIX secolo, MARIANO MORETTI (24 dicembre 1917, 2 marzo 1919, 11 luglio 1919), padre di Lilio, detto “Lilietto”. Meno frequenti i casi in cui il matrimonio è celebrato da un Consigliere per la precaria assenza del Sindaco e degli Assessori: è il caso di ANTONIO FOSCARINI (8 settembre 1907, 4 giugno 1908, 21 febbraio 1918, 27 febbraio 1918), MATTIA D’INNOCENTI (2 marzo 1909, 16 giugno 1917, 22 giugno 1918), PIETRO QUINZI (18 giugno 1910, 9 novembre 1912), LUIGI FELICI (6 settembre 1917, indicato come “Consigliere anziano in luogo della Giunta dimissionaria”).

Tra l’11 e il 21 settembre 1919 è menzionato un Commissario Straordinario nella persona del Prof. ALESSANDRO SACCHI e tra l’11 ottobre 1919 e il 18 dicembre 1919 LUIGI SINIBALDI come Assessore effettivo delegato dal Sindaco nella sua assenza.

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PROSOPOGRAFIA DELLE CARICHE MUNICIPALI A LEPRIGNANO (OGGI CAPENA) TRA IL 1871 E IL 1890 SULLA BASE DEI DATI RICAVABILI DAGLI ATTI DI STATO CIVILE DIGITALIZZATI

I registri di stato civile relativi ai matrimoni, celebrati dall’Ufficiale di Stato Civile che era il Sindaco o un suo delegato (che poteva essere un Assessore o anche una figura dell’apparato burocratico come il Segretario Comunale), consentono di ricostruire (lo stesso potrebbe farsi con i registri degli atti di nascita e degli atti di morte, che sono tuttavia assai più numerosi dei matrimoni e quindi di più lunga consultazione) una sequenza sufficientemente dettagliata delle persone che nel corso del tempo ricoprirono l’ufficio di Sindaco o di Assessore nella Giunta Comunale di Leprignano.

Il primo Sindaco di Leprignano dopo l’Unità d’Italia, a partire dal 1871, fu LUIGI LAUDI, che celebrò i matrimoni civili tra il 18 luglio 1872 (data in cui fu celebrato il primo matrimonio civile di Leprignano) e il 6 novembre 1873. In questo periodo, celebrò come Assessore facente funzione di Ufficiale dello Stato Civile il 2 ottobre 1873 FRANCESCO MAROTTI (allora proprietario del “Palazzo dei Raggi”).  Tra il 30 novembre 1873 e il 22 febbraio 1874 celebra matrimoni civili il Regio Commissario Straordinario o Regio Delegato Straordinario DOMENICO DELLA CAMERA. Il 4 giugno e il 7 giugno 1874 abbiamo matrimoni civili celebrati dal Dottor AGOSTINO BARBETTI nella qualità di primo Assessore facente funzioni da Sindaco. Dal 23 gennaio 1875 all’8 luglio dello stesso anno celebra VINCENZO GUALTIERI come Sindaco. Tra il 5 agosto 1875 e il 24 maggio 1876 i matrimoni civili sono celebrati da PIETRO ROSSI come Consigliere comunale delegato dal Sindaco. Il 19 e il 26 ottobre 1876 celebra SERAFINO COLA primo Assessore facente funzioni di Sindaco, il 24 dicembre 1876  e il 25 gennaio 1877 il Dottor AGOSTINO BARBETTI come primo Assessore facente funzioni da Sindaco, l’11 gennaio, il 4 febbraio e il 10 marzo 1877 l’Avv. VINCENZO MAROTTI (figlio del sopra nominato FRANCESCO MAROTTI) come Assessore facente funzioni da Sindaco, il 26 maggio, il 23 giugno e il 29 ottobre 1877 FRANCESCO LAUDI come Sindaco, carica nella quale celebrò matrimoni civili fino al 13 marzo 1880 (il 27 aprile 1878 è sostituito dal Dott. AGOSTINO BARBETTI).  Tra il 29 marzo 1880 e il 23 gennaio 1881 celebra VINCENZO GUALTIERI come Sindaco, il 27 aprile e il 26 maggio 1881 AGOSTINO BARBETTI come Assessore anziano facente funzioni di Sindaco, il 24 giugno 1881 CIPRIANO ROSSI come Assessore supplente facente funzioni di Sindaco, il 24 luglio 1881 DOMENICO BARBETTI (padre di Vincenzo e di Porfirio Barbetti) come Assessore supplente per “la dimissione” (così nel testo dell’atto) del Sindaco e del primo Assessore e per malattia del secondo Assessore, il 19 settembre 1881 di nuovo AGOSTINO BARBETTI come facente funzioni di Sindaco. Dal 1° gennaio 1882 al 25 marzo 1883 celebra FRANCESCO BENIGNI come Assessore anziano facente funzioni di Sindaco, il 31 marzo e il 2 aprile 1883 PAOLO SEBASTIANI come Assessore in assenza del facente funzione di Sindaco, il 19 aprile e il 21 dello stesso mese torna a celebrare FRANCESCO BENIGNI come facente funzione di Sindaco, il 28 aprile 1883 celebra PAOLO SEBASTIANI come Assessore per impedimento del Sindaco facente funzione a causa di parentela , dal 12 agosto 1883 al 4 settembre 1884 torna a celebrare FRANCESCO BENIGNI, fatta eccezione per il 25 settembre 1883 e il 19 ottobre 1883, quando celebra PAOLO SEBASTIANI come Assessore anziano in assenza del Sindaco. Dal 14 febbraio 1885 all’11 luglio 1885 celebra VINCENZO GUALTIERI celebra come Assessore anziano facente funzioni di Sindaco in assenza del titolare, dal 17 ottobre 1885 all’11 aprile 1886 LUCA SINIBALDI (il padre del Sindaco di Capena negli anni ’50 del ‘900 Filiberto Sinibaldi, 1881-1976), dal 6 marzo al 31 agosto 1887 di nuovo DOMENICO BARBETTI come Primo Assessore facente le veci del Sindaco, il 17 novembre e il 26 dicembre 1887 LORENZO COZZARDI come Assessore facente le veci di Sindaco.  Dal 15 marzo 1888 al 19 ottobre 1889 celebra come Sindaco DOMENICO BARBETTI, dal 7 novembre 1889 al 9 gennaio 1890 GIUSEPPE BARBETTI (figlio di Agostino) come facente funzione di Sindaco, dal 13 marzo 1890 celebra come Sindaco GIUSEPPE BARBETTI, sostituito il 28 aprile di quell’anno LORENZO COZZARDI e il 19 maggio dello stesso anno da VINCENZO GUALTIERI.

 

 

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CAPENA: UN IMMOBILE ALLA CONCA

Il 18 febbraio 1767 Antonio Ciancarini del fu Domenico vende con il patto “semper, et quandocumque redimendi” alla sua nipote carnale Teodora Ciancarini del fu Sperandio (vedova di un Bartolomeo Pietronzini defunto ventiquattrenne nel 1757 e madre di un Francesco Pietronzini, nonché nuora di un altro Bartolomeo Pietronzini e nonna di un ulteriore Bartolomeo Pietronzini) una “cantina con grotta voc. la Conca nella terra di Leprignano confinante con l’eredi di Achille Fiorentini, e di sopra Sebastiano Foscarini”, per il prezzo di ventidue scudi. L’atto di compravendita, in presenza dei testimoni Luca “Colaiazzi” del fu Luca e Luca Visca del fu Urbano, viene rogato a Leprignano nel “forno venale”, dove svolgeva la propria attività chi aveva ottenuto dal Comune il monopolio locale per la panificazione e per la vendita del pane.

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1768: UN RICCO MORLUPESE FA ACQUISTI A LEPRIGNANO

Il 12 marzo 1768 Gioacchino Venerati del fu Giacomo “dalla terra di Leprignano” (il padre Giacomo era di origine veneta e la forma originaria del cognome era “Venier”) vende, per complessivi scudi millesette (1007) e cinquanta, “all’Illustrissimo Signor Capitano Domenico Antonio Zaccardini del fu Scipione da Morlupo” (si tratta del ramo più abbiente dei Zaccardini di Morlupo, discendente da un “Michelino Zaccardino” nominato in un catasto di Morlupo risalente alla prima metà del ‘500: erano fiduciari locali dei Borghese, feudatari di Morlupo) una ragguardevole sequenza di terreni:

NEL QUARTO DI VACCARECCIA

  • un pezzo di terra lavorativo (cioè seminativo) in voc. (vocabolo, ossia località o contrada) Grotta Ponca di due rubbia e due quarte, confinante con i beni di Antonio Ciancarini, dall’altra parte con Antonio Sacripanti e da capo con la strada pubblica;
  • un pezzo di terra lavorativo in voc. Costa Caprara, di un rubbio e tre scorzi, confinante da una parte e di sopra con i beni di Filippo Marconi e dall’altra parte e di sotto il fosso:
  • terreno lavorativo in voc. Monte le Rose, esteso tre rubbia, una quarta e due scorzi, confinante con i beni dotali di Benedetta moglie di Giuseppe Palmieri e dall’altra con il Sig. Pietro Antonio Bombelli e dall’altra ancora con la casa De Romanis;
  • terreno lavorativo in voc. Valle Castiglione, responsivo della quinta al Sacro Monastero di San Paolo ogni volta che va a coltura, esteso due rubbia, due quarte e due scorzi, confinante da una parte con i beni della Comunità di Leprignano, dall’altra con la strada pubblica, di sotto con i beni di Pietro Barbetti;
  • terreno lavorativo in voc. Monte Fiore, responsivo della quinta al Sacro Monastero di San Paolo, esteso un rubbio, due quarte e uno scorzo, confinante con gli eredi del quondam Egidio Moretti da una parte e da altri due lati con la strada;
  • terreno lavorativo in voc. Valle del Fico, esteso due quarte e uno scorzo, confinante da una parte con i beni di Giuseppe Cardari e di sotto con Vincenzo De Fabijs e con il fossetto;
  • terreno lavorativo in vocabolo sotto il fontanile di Vaccareccia, esteso una quarta e uno scorzo, confinante da una parte con i beni di Domenico Graziosi e da altri due lati con la forma (=fossato);
  • terreno lavorativo in voc. sotto il Castellaccio, esteso una quarta e due scorzi, responsivo al Sacro Monastero e confinante con Tomasso Bizzarri da una parte e dall’altra il fossitello (si badi che il “Castellaccio” di cui è menzione nel toponimo riportato nell’atto non è quello di Civitucola, poiché quest’ultimo si trovava nel cosiddetto “quarto del Lago”, che troveremo menzionato anche in questa compravendita, mentre l’appezzamento di cui si tratta è nel quarto di Vaccareccia: il “Castellaccio” in questione, dunque, deve identificarsi con i ruderi di un altro “castrum” medievale andato diruto, e cioè con quello di Vaccareccia o di Castiglione o di Montefiore);

NEL QUARTO DI SANTA CRISTINA

  • terreno lavorativo in voc. Costa Forcone di quattro rubbia, due quarte e due scorzi, confinante da due lati con Pietro Antonio Bombelli e da capo con la strada pubblica;
  • terreno lavorativo in voc. Santo Stefano, esteso due rubbia e due quarte, confinante con Pietro Antonio Bombelli da una parte e dall’altra con la casa De Romanis e il Sig. Filippo Marconi, la strada pubblica e il fossetto;
  • terreno lavorativo in voc. Valle Termine, esteso un rubbio e due scorzi, confinante da una parte con Pietro Antonio Bombelli, dall’altra con il Sig. Filippo Marconi e con Vincenzo De Fabijs;
  • terreno lavorativo in voc. Pantanelle, esteso due quarte, confinante con Domenico Alei e dall’altra parte con Antonio Ciancarini;
  • terreno lavorativo in voc. Santa Cristina, responsivo per la sesta parte del prodotto al Sacro Monastero di San Paolo, esteso un rubbio, tre quarte e tre scorzi, confinante da una parte con i beni della Venerabile Cappella di San Sebastiano di Leprignano, dall’altra con i beni di Pietro Venturini, e con gli eredi di Domenico Martini mediante lo stradone, e di sotto il fossitello (fossatello);
  •  terreno lavorativo in voc. Collemissore (oggi Calamissura), responsivo per la quinta parte del prodotto al Sacro Monastero di San Paolo, confinante da una parte con i beni della Sig.ra Maria Angela Controversi, dall’altra con la strada pubblica;
  • terreno lavorativo in voc. Maleranca, responsivo per la quinta parte del prodotto al Sacro Monastero di San Paolo, esteso tre quarte, confinante da una parte con i beni di Carlo Alei e con quelli di Nicola Sagripanti, da capo con lo stradone, da piedi con il fosso;
  • terreno lavorativo in voc. il Pozzitello, responsivo per la quinta parte del prodotto al Sacro Monastero di San Paolo, esteso due rubbia e una quarta, confinante con il vialozzo, la strada, Giovanni Sinibaldi e Filippo Marconi;
  • terreno lavorativo (non è specificata la località) responsivo per la quinta parte del prodotto al Sacro Monastero di San Paolo, esteso un rubbio e una quarta, confinante con il territorio di Castelnuovo, con il vialozzo e con la strada romana;

NEL QUARTO DEI MONTI DI SCORANO E DELLA FIORETTA

  • terreno lavorativo in voc. le Piane, esteso una quarta e tre scorzi, confinante con gli eredi di Giovanni Berardi, con Domenico Alei, da capo con la strada e da piedi con il fosso;
  • terreno lavorativo in voc. li Monti di Scorano, responsivo per la quinta parte del prodotto al Sacro Monastero di San Paolo, esteso tre rubbia e due scorzi, confinante da una parte con Giovansante Cardari, da piedi con Antonio Ciancarini e da altri due lati con la strada;
  • terreno lavorativo in voc. la Fioretta, responsivo per la quinta parte del prodotto al Sacro Monastero di San Paolo, esteso due rubbia e una quarta, confinante da una parte con la tenuta di Portolupo della Comunità di Leprignano, di sopra con Agata Gualdarini e di sotto con il Tevere;
  • terreno lavorativo in voc. la Fioretta, responsivo per la quinta parte del prodotto al Sacro Monastero di San Paolo, confinante da una parte con Paolo Sagripanti e con gli eredi di Lavinia Grassi, di sotto con il Tevere;

NEL QUARTO DEL LAGO

  • terreno lavorativo in voc. Manciano, esteso tre rubbia, una quarta e tre scorzi, confinante da una parte con il Sig. Filippo Marconi, dall’altra con Francesco Tardetti e con Antonio Ciancarini;
  • terreno lavorativo in voc. Monte Cornazzano, responsivo per la sesta parte del prodotto al Sacro Monastero di San Paolo, esteso due rubbia, due quarte e due scorzi, confinante con Maria Angela Controversi, con Giovanni Sinibaldi, con Antonio Ciancarini e con gli eredi del fu Egidio Moretti;
  • terreno lavorativo in voc. Fontana Cioccia, responsivo per la sesta parte del prodotto al Sacro Monastero di San Paolo, esteso un rubbio, due quarte e due scorzi, confinante con la Comunità di Leprignano mediante lo stradone e con il fosso;
  • terreno prativo di quattro falciate, confinante con gli eredi di Sebastiano Sinibaldi e con Giovanni Galletti;

Si aggiungono ancora:

  • terreno prativo nel quarto delle Cese, di quattro falciate, confinante con Maria Angela Controversi, Giovanni Sinibaldi e Paolo Sagripanti;
  • terreno prativo nel quarto delle Cese, di una falciata, confinante con il Signor Don Mariano Moretti, con Antonio Ciancarini e con Nicolò Sagripanti;
  • terreno prativo nel quarto delle Pantanelle, di due falciate, confinante con Carlo Gualdarini, Nicolò Sinibaldi e il fossetto;
  • terreni prativo nel quarto delle Pantanelle, di una falciata, confinante con Domenico Alei e con Giuseppe Antonio Alei;
  • terreno prativo in voc. Collemissore, di tre falciate, responsivo al Sacro Monastero di San Paolo di una soma di fieno per falciata, confinante con Francesco Sebastiani per sua moglie e con Francesco Rossi;
  • terreno prativo in voc. la Fioretta, di due falciate (non sono indicati i confini);
  • terreno prativo in voc. la Fioretta, di una falciata (non sono indicati i confini).

Del prezzo pattuito, pari a 1.007,50 scudi, l’acquirente versa in contanti 575 scudi al venditore, mentre dei restanti è previsto che ben 400 siano investiti in “luoghi de monti camerali” (titoli del debito pubblico) e che in tale forma restino “obligati per ogni, e qualunque evizzione de sudetti beni stabili”, cioè per garantire l’acquirente a fronte di possibili vittoriose rivendiche di beni che il Venerati gli aveva venduti come propri.

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CAPENA: LE CONSEGUENZE DI DUE DEBITI PER UN TOTALE DI UNDICI SCUDI

Come duecentocinquanta anni fa a Leprignano si facesse fronte alle non infrequenti situazioni di difficoltà economiche è esemplificato da un rogito datato 24 febbraio 1768, nel quale si premette che l’eredità del fu Andrea Cozzardi era “debitrice della Venerabile Compagnia del Santissimo Rosario di questa terra in somma di scudi quattro per frutti di un censo di scudi venticinque decorsi, e non pagati, e per li quali il Signor Don Benedetto Gaggini camerlengo e cappellano di detta Venerabile Compagnia (ha) fatto istanza per il pagamento”; si rappresenta altresì che i coniugi Andrea Bongi e Agata Pezza, coniugata in precedenti nozze con Andrea Cozzardi, dal quale aveva avuto i figli Ferdinando e Mattia, hanno un debito di sette scudi con la Comunità di Leprignano per “quarte due grano avuto, e ricevuto” dai Priori della Comunità “per sostenere, et alimentare se stessi, e due figli di detta Agata avuti con Andrea Cozzardi primo marito e Teresa Sebastiani già suocera di detta Agata, e con li quali è sempre vissuta”. Abbiamo quindi un nucleo familiare formato da cinque persone: i coniugi Andrea Bongi e Agata Pezza, Ferdinando e Mattia Cozzardi, figli che Agata Pezza ha avuto dalla sue precedenti nozze con Andrea Cozzardi, e Teresa Sebastiani, madre di Andrea Cozzardi e suocera di Agata Pezza in relazione alle sue precedenti nozze. Sul nucleo familiare gravavano sia sette scudi di debito per l’acquisto di grano dalla Comunità, per far quindi fronte al bisogno primario di mangiare, sia quattro scudi di debito per un “censo” con una Confraternita del posto (il “censo”, s’intende consegnativo o bollare, non riservativo, era un istituto giuridico al quale si faceva allora ampio ricorso per eludere il divieto canonistico del prestito ad interesse – divieto poi completamente superato: il “censo” consegnativo o bollare era in sostanza un prestito, i “frutti” dovuti erano gl’interessi maturati, che nel nostro caso sono pari a quattro scudi, mentre la somma data a mutuo, ovvero il capitale dato in prestito, ammontava a venticinque scudi). Per far fronte a questi debiti, Teresa figlia del fu Michelangelo Sebastiani, vedova Cozzardi, “nonna, tutrice e curatrice di Ferdinando e Mattia suoi nipoti carnali”, vende per quindici scudi con il patto “semper, et quandocumque redimendi” a Nicola Sacripanti “un rubbio di terreno in vocabolo Piano Macchione”, confinante con il Signore Don Antonio Sacripanti, con Giuseppe Antonio Alei e con il Sig. Bombelli – terreno responsivo al Sacro Monastero (ossia quando era seminato una parte del raccolto doveva essere versata al Monastero di San Paolo fuori le Mura in quanto direttario del terreno). Il patto “semper, et quandocumque redimendi” era un patto di riscatto, in forza del quale il venditore, qualora ne fosse stato in grado e avesse voluto farlo, aveva facoltà di ricomprare il terreno venduto. La clausola sottintendeva che l’acquirente si riservava, in tempi migliori, ove mai fossero giunti, di riacquistare il terreno venduto per far fronte alle temporanee difficoltà; spesso tuttavia accadeva che il diritto “semper, et quandocumque redimendi” fosse anch’esso successivamente venduto, in genere a chi aveva già acquistato il terreno. L’atto del 24 febbraio 1768 fu rogato a casa dell’acquirente Nicola Sacripanti “in Platea publica” (nella pubblica piazza, cioè nell’odierna Piazza del Popolo), testimoni Luca Visca del fu Urbano e Giuseppe Azzimati del fu Rocco.

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