CAPENA: QUANDO EBBE INIZIO LA TRADIZIONE DELLA “PROCESSIONE DELL’INCONTRO”?

La prima fonte scritta, ad oggi conosciuta, nella quale si fa menzione della “Processione dell’Incontro” a Leprignano risale a poco dopo la metà del ‘700: si tratta delle “Capitolazioni per la Venerabile Confraternita del Santissimo Crocifisso della Terra di Leprignano dedicate da i fratelli della medesima Confraternita all’Illustrissimo e Reverendissimo P: D: Gregorio Fioravanti Abate del Monastero di San Paolo di Roma e delle Terre di Nazzano Civitella e Leprignano Ordinario e Padrone”, dette anche “Ordini e capitolazioni da osservarsi da i fratelli della Venerabile Compagnia di S. Antonio Abate novamente eretta nella Terra di Leprignano dall’Illustrissimo e Reverendissimo P: D: Gregorio Fioravanti Abate di San Paolo fuor delle mure di Roma nel anno 1752 sotto il titolo del Santissimo Crocifisso, di Maria Vergine Assunta in cielo e del medemo S: Antonio” (cfr. “Spigolature capenati”, Roma 2003, pagg. 140-141), nelle quali si legge che “per antica consuetudine” a Leprignano si osserva “l’uso dell’incontro della nostra Compagnia con quella del Santissimo Sagramento, nella vigilia dell’Assunzione di Maria Vergine vicino alla nostra chiesa con le due machine”, l’una della Beatissima Vergine portata dalla confraternita di Sant’Antonio e l’altra del Santissimo Salvatore portata dalla confraternita del Santissimo Sacramento (ivi, pag. 141). Ma quando aveva avuto inizio quella che lo Statuto della Confraternita del SS.mo Crocifisso e di Sant’Antonio Abate qualifica alla metà del ‘700 come una “antica consuetudine”? Qualche indizio può essere ricavato dalla relazione stilata dal visitatore apostolico Marcantonio Tomati in occasione dell’ispezione (allora la si chiamava appunto “visita”) che nel 1660 fece, tra le tante località laziali, anche in Leprignano. Nel paragrafo della relazione nel quale si parla della chiesa di Santa Maria delle Grazie si legge che “die assumptionis Beatae Mariae”, cioè nella festa dell’assunzione della Madonna, il 15 agosto, “processionaliter defertur parvula imago Beatae Virginis miraculosa in Tabella lignea depicta ibidem asservata in quadam fenestrella cum portulis ligneis laminibus ferreis indutis, et clavibus penes eosdem fratres reservatis”.

Dal passaggio testé citato e dal paragrafo dedicato nella stessa relazione alla chiesa parrocchiale di San Michele Arcangelo ricaviamo che:

– non si fa alcuna menzione della “Processione dell’Incontro”, che si tiene la vigilia della Solennità dell’Assunzione, e quindi il 14 agosto, ma si menziona unicamente una processione, che si tiene il 15 agosto e nella quale viene portata in processione una “parvula imago”, letteralmente una “immagine piccoletta”, della “Beata Vergine” (“Beatae Virginis”), la quale era conservata nella chiesa di Santa Maria delle Grazie, “in quadam fenestrella”; dove il termine “fenestrella” dovrebbe indicare una “piccola apertura” nella parete, chiusa con sportelli di legno rivestiti di lamine di ferro (“cum portulis ligneis laminibus ferreis indutis”), le cui chiavi erano conservate dai membri della confraternita laicale che si occupava della chiesa, che era la confraternita di S. Maria delle Grazie, da non confondersi né con la confraternita del SS.mo Sacramento, né con quella della SS.mo Crocifisso e di Sant’Antonio Abate (da notare che anche oggi la sera del 15 agosto vi è una processione, ma in questa procedono una accanto all’altra l’icona del SS. Salvatore e quella di S. Maria delle Grazie, mentre nel testo succitato si fa menzione solo della “parvula imago” della Madonna – “parvula imago” della quale non è dato comprendere se sia da identificarsi con il dipinto della Madonna delle Grazie trafugato alla fine degli anni ’70 del ‘900, che in “Capena e il suo territorio” è indicato a pag. 217 come “Vergine Avvocata” e quindi come “Madonna della Pace”, senza indicare fonti per queste denominazioni);

– non si fa alcuna menzione del Trittico di Antonio da Viterbo (in “Capena e il suo territorio”, alle pagg. 188 e 190, si legge che l’opera, datata 1451 o 1452 e unica opera conosciuta di Antonio da Viterbo, il quale la firmò, fu “commissionata dalla Confraternita del Salvatore per l’antica parrocchiale di Capena”, ma c’è da osservare che una “Confraternita del Salvatore” non è mai esistita a Capena, a meno che non s’intenda con questa espressione indicare, impropriamente, la confraternita del SS.mo Sacramento, e che comunque per la suddetta notizia non viene indicata alcuna fonte, come pure senza fonte rimane l’altra notizia, data da un’autrice citata a pag. 190 di “Capena e il suo territorio”, secondo la quale il Trittico di Antonio da Viterbo “ancora nei Giubilei del 1650 e del 1675 veniva portato in processione a Roma assieme alla tavola della Vergine di san Biagio a Palombara”, della quale non si comprende che legame avesse con Leprignano);

– non si fa alcuna menzione delle macchine, cioè dei baldacchini processionali, di cui nel testo sopra citato di metà ‘700 si fa espressamente cenno (riportiamo ancora il passo, già sopra citato: “l’uso dell’incontro della nostra Compagnia con quella del Santissimo Sagramento, nella vigilia dell’Assunzione di Maria Vergine vicino alla nostra chiesa con le due machine”).

Il sommarsi di questi silenzi, in una relazione peraltro abbastanza dettagliata, è già di per sé piuttosto significativo. Ad essi deve aggiungersi la conformazione che allora aveva la chiesa di Santa Maria delle Grazie, della quale si legge nella relazione del 1660 come “facies Ecclesiae tota aperta sit in forma duorum arcuum”, tanto che il visitatore apostolico dispose “circundari ligneis Cancellis cum Ianuis in medio duo arcus Ecclesiae”. Poiché, quindi, l’edificio di culto in questione era allora “aperto”, è difficile pensare che potesse ospitare le macchine con l’icona del SS. Salvatore e quella della Madonna delle Grazie, e in particolare, ovviamente, la seconda, destinata ad essere ricollocata nella chiesa di S. Maria delle Grazie, dalla festa di San Bartolomeo (24 agosto), come riportato a pag. 217 in “Capena e il suo territorio” (v. nota 3 nella stessa pagina per l’indicazione delle fonti), fino alla successiva festività dell’Assunzione.

Il complesso di questi indizi porta a ritenere plausibile l’ipotesi secondo la quale la data della visita apostolica di Marcantonio Tomati segna un termine “post quem” per l’inizio della tradizione della “Processione dell’Incontro” a Capena, che sembra presupporre, tra l’altro, una chiesa di S. Maria delle Grazie “chiusa”, quale all’epoca della visita apostolica del 1660 ancora non vi era, dal momento che essa allora era “tota aperta […] in forma duorum arcuum”.      

 

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CAPENA: CONFRATERNITE E CAPPELLANIE NELLA RELAZIONE DEL VISITATORE APOSTOLICO STRAORDINARIO DEL 1660 MARCO ANTONIO TOMATO

Nella relazione del visitatore apostolico Marco Antonio Tomato, concernente l’ispezione che questi effettuò nel 1660 a Leprignano, risultano menzionate le seguenti confraternite:

– la Confraternita del Santissimo Sacramento (“Societas Sanctissimi Sacramenti”), che gestiva l’altare maggiore della chiesa parrocchiale di San Michele Arcangelo e faceva celebrare due volte l’anno (“duo annua aniversaria”) messe in suffragio dei confratelli defunti;

– la Confraternita del Santo Rosario, che gestiva l’altare omonimo eretto anch’esso nella chiesa parrocchiale e faceva celebrare quattro messe a settimana e cinque anniversari all’anno;

– la Confraternita della Madonna del Carmine (o del Carmelo), che gestiva l’altare omonimo eretto nella chiesa parrocchiale e faceva celebrare una messa a settimana;

– la Confraternita (laicale, si specifica nel testo della relazione) legata alla chiesa di Santa Maria delle Grazie e che il 15 agosto portava in processione, nella solennità dell’Assunzione di Maria, “parvula imago Beatae Virginis miraculosa in Tabella lignea depicta”;

– la Confraternita (laicale, si specifica nel testo della relazione) legata alla chiesa di San Sebastiano;

– la Confraternita di Sant’Antonio Abate, i cui confratelli vestivano sacchi neri, aggregata alla Confraternita romana di San Marcello;

– la Confraternita di San Luca Evangelista, legata a un altare allora esistente nella chiesa di San Leone;

– la Confraternita di Santa Maria degli Angeli, legata alla chiesa omonima.

Oltre a queste otto confraternite, si fa menzione di una sola cappellanìa nella relazione del 1660: si tratta della cappellanìa eretta nel 1636 su licenza dell’abate di San Paolo e legata ad un altare della chiesa parrocchiale dedicato alla Santissima Trinità (di qui la denominazione, con la quale sarà indicata, di “cappellanìa della Santissima Trinità”). Era di giuspatronato laicale della famiglia Zii.

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CAPENA: L’OMICIDIO DI CARNEVALE (IL RINVIO A GIUDIZIO)

Ulteriori notizie sul tragico fatto giudicato con la sentenza trascritta nel post immediatamente precedente a questo, utili in particolare a illuminarne il movente, si ricavano dal provvedimento con il quale il responsabile del delitto fu rinviato a giudizio. Si tratta di sentenza emessa il 22 novembre 1878 dalla Sezione d’Accusa della Corte d’Appello di Roma, composta dai Sigg.ri Cav. Francesco Saverio Cajazzo, Consigliere Presidente, Cav. Cesare Buti, Consigliere, Cav. Crescenzo Scaldaferri, Consigliere, con l’intervento del Sostituto Procuratore Generale del Re Sig. Cav. Carlo Biffi.La Sezione d’Accusa, svolgendo una funzione analoga a quella che nel processo penale odierno è svolta dal Giudice per le Indagini Preliminari, rinviò a giudizio “B.P. fu D., detenuto, imputato di omicidio volontario commesso il 5 marzo 1878 in Leprignano in persona di Bizzarri Marino”. Si legge nella sentenza: “Tra i fratelli Ettore e Marino Bizzarri ed i loro cugini L. e P. B., tutti da Leprignano, esistevano gravi rancori, perché Ettore era stato sostituito a L. come maestro del concerto municipale, e perché, per far concorrenza a Ettore e Marino, che da molto tempo aveano in quel Comune una bottega da caffè, P. da alcuni mesi ne avea aperta un’altra. Questi rancori, fomentati da spirito di partito e da reciproche millantazioni ed offese, nell’ultima sera del Carnevale 1878, a motivo di satiriche mascherate fatte dall’uno a scherno dell’altro partito, furono causa di una rissa nella quale fu ucciso Marino Bizzarri per colpo di stilo che perforò il cuore ed il polmone. Quale autore di questo omicidio è imputato P.B. Considerando che il reato in genere è provato dal verbale di autopsia, e che la qualità dell’arma, la violenza e la direzione del colpo in parte essenzialmente vitale, dimostrano la intenzione di uccidere; che la responsabilità di P.B. bastantemente appalesano la diretta incolpazione dell’offeso, la suindicata causa impulsiva al reato, le ripetute minaccie, l’indole sua facinorosa, l’essersi mostrato armato di lungo stilo, dicendo che qualcheduno lo doveva provare, le deposizioni dei testimoni, fra i quali taluno lo vide vibrare a Marino il colpo fatale, l’essersi, dopo il colpo, vantato col fratello L. “vedi come si fa, una (cosa: nota mia) bella e buona”, e la stessa giudiziale sua confessione […] che trattasi di crimine previsto e represso dagli artt. 522 e 534 del c.p., perpetrato nel circolo giurisdizionale della Corte di Assise di questa città […] pronuncia a carico di B.P. fu D., di anni 26, da Leprignano, caffettiere, l’accusa di omicidio volontario, per avere la sera del 5 marzo 1878 in Leprignano tolto volontariamente la vita a Bizzarri Marino mediante un colpo di stilo che gli trapassò il cuore […] rilascia contro dell’accusato medesimo ordinanza di cattura da rimanere inserita alla presente sentenza, e lo rinvia per l’opportuno giudizio innanzi la Corte di Assise di Roma”.

 

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CAPENA: L’OMICIDIO DI CARNEVALE (LA SENTENZA)

Addì 13 maggio 1879

In nome di Sua Maestà Umberto I per grazia di Dio e volontà della Nazione Re d’Italia la Corte Ordinaria di Assise di Roma ha pronunciato la seguente sentenza nella causa del Pubblico Ministero contro B.P. fu D. e di F.V., di anni ventisei, caffettiere, nato e domiciliato in Leprignano, coniugato con prole, nullatenente, alfabeta, detenuto

accusato

di omicidio volontario, per avere la sera del 5 marzo 1878 in Leprignano tolto volontariamente la vita a Bizzarri Marino, mediante un colpo di stile che gli trapassò il cuore

data lettura in pubblica udienza della sentenza di rinvio, dell’atto di accusa e di quant’altro di legge

sentiti il Pubblico Ministero nelle sue requisitorie, il difensore dell’accusato e l’accusato stesso che per ultimo ebbe la parola

letto il verdetto dei giurati col quale si è ritenuto che l’accusato B.P. nel 5 marzo 1878 vibrò a Marino Bizzarri un colpo di stile, il quale penetrando in cavità e trapassandogli il polmone ed il cuore fu causa unica della morte di esso Marino Bizzarri avvenuta quasi istantaneamente, e ciò commesso nell’impeto dell’ira in seguito di provocazione semplice

attesoché il fatto affermato dai giurati costituisce il crimine di omicidio volontario punibile con i lavori forzati a vita

che la detta pena deve diminuirsi di due a tre gradi per la semplice provocazione

p.q.m. (per questi motivi)

letti ed applicati gli art. 522 534 562, 66, 53 cod. pen. 568.569 cod. proc. pen.

condanna

B.P. alla pena dei lavori forzati per la durata di anni dieci, all’emenda dei danni in favore della parte lesa ed alle spese del giudizio

Fatta e pubblicata nella sala di udienza della Corte predetta oggi 13 maggio 1879

 

Seguono le firme dei giudici

 

 

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CAPENA: I PRIMI SINDACI DOPO L’ANNESSIONE DEL LAZIO AL REGNO D’ITALIA

Nei primi anni successivi alla “debellatio” dello Stato Pontificio nel 1870 e alla conseguente annessione del Lazio al Regno d’Italia la carica di Sindaco a Leprignano fu ripetutamente rivestita dalla famiglia Laudi. Quando il 14 giugno 1873 nel “Palazzo dei Monaci” fu stipulata la “Transazione tra il Venerabile Monastero di S. Paolo e l’Ill.mo Comune di Leprignano”, ultima delle transazioni tra l’Abbazia benedettina sulla via Ostiense e la Comunità capenate, a 256 anni di distanza dalla prima risalente al 1617, Sindaco di Leprignano era Luigi Laudi e Assessori della Giunta da lui presieduta erano Angelo Barbetti, avo paterno di “Sor Vincè”, e Francesco Marotti (quello della “salita di Morotti” o, a seconda della prospettiva, “scesa di Morotti”, all’epoca proprietario di quello che poi divenne il “palazzo dei Raggi”, il cui nonno e omonimo, nativo di Rocca Sinibalda, avvocato, era stato nel 1763 Governatore di Leprignano e quindi si era stabilito a Leprignano avendo sposato un’ereditiera del posto, proprietaria di quello che poi divenne il “palazzo dei Raggi”: cfr. “Spigolature capenati”, Roma 2003, pagg. 23-24). Quando il 15 dicembre 1879, per gli atti di un notaio castelnovese, il Comune di Leprignano divise con Giovanni Valgi i beni già spettanti alla cappellanìa della Madonna degli Angeli, della quale il Comune, sulla base delle disposizioni dettate nel testamento del 1701 con il quale era stata fondata la cappellanìa, era compatrono insieme con Domenico Antonio Pezza, che cedette la propria quota di diritti sui beni della stessa a Giovanni Valgi, Sindaco era Francesco Laudi, figlio del fu Luigi. Luigi Laudi aveva rivestito cariche municipali a Leprignano anche in epoca preunitaria: nel 1844-1845 era stato Priore, quindi a capo della Giunta dell’epoca; era stato anziano nella Giunta nominata il 1° aprile 1849 durante l’effimero periodo della seconda Repubblica Romana; fece anche parte della commissione municipale provvisoria che si riunì a Leprignano il 30 agosto 1849 dopo la restaurazione del potere temporale pontificio in seguito alla fine della seconda Repubblica Romana; fu nuovamente eletto Priore nel 1851, prendendo possesso dell’ufficio il 3 agosto di quell’anno e rimanendo nella carica fino al 1854, quando fu eletto nel novero dei Consiglieri; fu Anziano nella Giunta che s’insediò il 12 gennaio 1862 (per queste informazioni sulle cariche municipali, cfr. “Spigolature capenati”, Roma 2003, pagg. 114-116) Quando il 18 giugno 1874 fu rogato l’atto di svincolo dei beni della predetta cappellanìa, della quale il Comune di Leprignano era compatrono, l’ente locale era rappresentato da Serafino Cola come Assessore facente funzione di Sindaco (i Cola cui apparteneva il predetto Serafino, originari di Roma, discendenti da un Carlo nato a Roma nel 1766, che ai primi dell’800 fu affittuario generale dei feudi del Monastero di San Paolo, non devono essere confusi con i Cola proprietari di terre in Santa Marta, originari di Acquasanta Terme: cfr. “Studi capenati”, Capena 1998, pagg. 157-158; di Acquasanta erano originari anche i Laudi, il capostipite del cui ramo capenate, Francesco Antonio, padre del Luigi che divenne Sindaco di Leprignano in epoca postunitaria, si ammogliò con una leprignanese: cfr. “Studi capenati”, Capena 1998, pag. 168; si trattava di una famiglia di pastori benestanti, un cui membro, Orazio, aveva nella seconda metà del ‘700 preso in affitto vaste estensioni di terreni a pascolo nel territorio di Leprignano: cfr. “Studi capenati”, Capena 1998, pag. 168). Francesco e Giuseppe Laudi, figli del suddetto Luigi, erano, tra l’altro, proprietari dell’accasamento che oggi dà su largo Agostino Barbetti, numeri civici 1-2-3-4-5, nonché dell’ampio fondo rustico, con casale, confinante da un lato con la via pubblica oggi denominata via Piave. Dovettero poi avere problemi economici e, per debiti d’imposta, larga parte delle loro proprietà immobiliari fu venduta all’asta pubblica, in seguito alla quale fu aggiudicata, nel maggio 1893, al viterbese Leopoldo Palmerini.

Negli anni ’80 dell’800 divenne Sindaco di Leprignano Giuseppe Barbetti, figlio di quell’Agostino (1816-1884) di cui il Comune di Leprignano onorò la memoria con la lapide a lui dedicata apposta nel 1911 sulla facciata del suo palazzo avito in via IV Novembre.

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CAPENA: LA QUOTIZZAZIONE DI TERRE DI USO CIVICO DI TERRE DELL’UNIVERSITA’ AGRARIA IN LOCALITA’ “FELCIARELLE” E IN LOCALITA’ “PORTOLUPO” O “FIORETTA”, CON PREMESSA DI CARATTERE GENERALE SULL’ISTITUTO DELLA QUOTIZZAZIONE

Nel contesto di un’economia che all’epoca era ancora prevalentemente rurale, un capitolo di non trascurabile importanza nella storia di Capena dopo gli anni della seconda guerra mondiale è rappresentato dalla quotizzazione delle terre di demanio civico gestite dalla locale Università Agraria. La “quotizzazione” mirava a favorire la formazione di una piccola proprietà contadina, suddividendo ampi comprensori fondiari appartenenti al demanio civico gestito dall’Ente Agrario (o, laddove questo non esisteva, dal Comune) in quote che, se migliorate, potevano diventare di proprietà del concessionario e quindi da “demaniali” mutarsi in “allodiali”, ossia di privata proprietà del concessionario che le avesse migliorate. L’istituto della “quotizzazione”, già previsto nella legislazione preunitaria del Regno delle Due Sicilie o Regno di Napoli, nella quale comportava l’immediata attribuzione della piena proprietà al quotista, salva la corresponsione di un canone qualificato giuridicamente come “censo riservativo”, fu poi ripreso dalla legge nazionale in materia di terre di uso civico n. 1766 del 1927, che la disciplinò negli articoli 13 e seguenti e previde, a differenza dell’immediata attribuzione in proprietà contemplata dalla normativa napoletana, una concessione delle quote in enfiteusi, con possibilità, per l’enfiteuta, di affrancare il canone e diventare pieno proprietario in seguito all’accertamento delle migliorie che egli era tenuto ad apportare alle terre concessegli. Verso la fine del secondo conflitto mondiale, un decreto legislativo luogotenenziale, il n. 284 del 1944, rese più celeri le procedure della quotizzazione, prevedendo la concessione delle quote “in utenza con obbligo di miglioria” e la trasformazione del rapporto di utenza in enfiteusi perpetua dopo l’accertata realizzazione delle migliorie, e a detto decreto si richiamò l’Università Agraria di Capena per due quotizzazioni, che interessarono la prima alcune delle terre gestite dall’U.A. nel comprensorio delle “Macchie” (almeno fino al ‘700 detto “tenuta di Civitucola”, perché faceva in origine parte del territorio del castello di Civitucola, l’antica Capena preromana e romana divenuta in epoca medievale “Civitelluncula”, “Civitellucula”, “Civitatucula” e infine “Civitucula”, andato deserto e diruto nella seconda metà del XIV secolo) e la seconda le terre acquisite dall’Università Agraria in località “Felciarelle” con una permuta e, inoltre, una parte delle terre gestite dall’U.A. in località “Portolupo”, detta poi in tempi recenti “Fioretta” (un’altra parte delle terre gestite dall’U.A. in località “Fioretta” fu, invece, riservata, come è tuttora, all’uso collettivo, per il pascolo).

Venendo alla seconda quotizzazione, quella, cioè, che interessò le terre acquisite dall’Università Agraria in località “Felciarelle” e parte delle terre gestite dall’Università Agraria in località “Portolupo”, a partire dal ‘900 detta “Fioretta”, i passaggi furono i seguenti.

Con decreto datato 1° aprile 1948 del Commissario per la liquidazione degli usi civici per l’Italia Centrale, l’U.A. di Capena fu autorizzata a quotizzare ha 77.55.50 di terre in località Pantano, Portolupo e Fioretta, previa formazione di un piano di ripartizione in quote costituenti congrue unità colturali. Di questi ha 77.55.50, ha 55.37.50 erano in località “Pantano” e il resto era in località “Portolupo” (denominazione antica), detta anche, a partire dal secolo scorso, “Fioretta”.

Con due permute stipulate rispettivamente il 18 novembre 1948 e in data 17 marzo 1949, l’U.A. di Capena acquistò in tutto quarantasei ettari di terra in località “Felciarelle” in territorio di Fiano Romano, di cui ventisei avuti con la prima permuta dalla “Società Cooperativa Agricola del Mascherone” e venti avuti con la seconda permuta dalla “Immobiliare Tiberina S.r.l.”, alla quale erano stati venduti il 22 novembre 1948 da Leone, Vittorio ed Elisabetta Massimo.

Con decreto datato 3 giugno 1949 il Commissario per la liquidazione degli usi civici per l’Italia Centrale, su istanza del Presidente dell’Università Agraria di Capena, modificò il decreto del 1° aprile 1948: furono esclusi dalla quotizzazione gli ha 55.37.50 di terre in località “Pantano” (anche questo comprensorio, in prosieguo di tempo, come “Portolupo”, è stato denominato “Fioretta”) e in sostituzione di queste furono inclusi tra le terre da quotizzare i quarantasei ettari acquistati con permute dall’U.A. di Capena in località “Felciarelle” in territorio di Fiano Romano tra il 1948 e il 1949.

Intanto, dopo il primo decreto di autorizzazione alla quotizzazione in data 1° aprile 1948, il 24 maggio 1948 il Presidente dell’U.A. di Capena emanò un bando con il quale invitò a concorrere alla ripartizione tutti i cittadini che si ritenessero in possesso dei requisiti previsti dalla legge.

Con decreto in data 2 agosto 1948 il Pretore di Castelnuovo di Porto nominò la commissione che, prevista dall’art. 52 del regolamento per l’esecuzione della legge sugli usi civici approvato con regio decreto n. 332 del 1928, doveva esaminare le domande presentate per concorrere alla ripartizione.

Il piano di ripartizione, che interessava complessivamente 68 ettari di terre, prevedeva 134 quote da assegnare.    

Con proprie deliberazioni in data 10-11-12-17 agosto 1949 la Commissione nominata dal Pretore formò l’elenco degli assegnatari, con 134 ammessi e 222 esclusi.

Contro l’elenco formato dalla Commissione furono proposti 118 reclami, 29 dei quali furono accolti, sicché 29 degli assegnatari previsti nell’elenco originario furono sostituiti con altrettante persone il cui reclamo era stato accolto.

Con decreto in data 1° dicembre 1949 il Commissario per la liquidazione degli usi civici per l’Italia Centrale approvò l’elenco definitivo degli assegnatari.

La concessione in utenza avvenne infine in forza di decreto commissariale datato 20 aprile 1951.

Dal sopra richiamato decreto commissariale del 1° dicembre 1949 ricaviamo che i 134 assegnatari furono i seguenti:

Alei Danilo di Domenico

Alei Tommaso di Luigi

Alessandrini Francesco di Marino

Alessandrini Ippolito di Icilio

Antonazzi Giacomina di Luca

Antonazzi Elvio fu Antonio

Antonelli Nicola di Francesco

Archetti Sofia fu Candeloro

Antimi Luca fu Giacomo

Barbetti Angelo fu Carlo

Barbetti Luigi fu Luca

Barbetti Divio fu Bernardino

Barbetti Domenico di Marco

Barbetti Resmaldo di Marco

Barbetti Innocenzo fu Gesualdo

Barchesi Giacomo fu Tommaso

Benedetti Valerio di Giovanni

Benigni Ilio di Luca

Benigni Angelo fu Luigi

Betti Marcello fu Silvio

Betti Adriano fu Nicola

Betti Flaviano fu Nicola

Betti Francesco fu Marcello

Bizzarri Adelio di Giuseppe

Bizzarri Tommaso fu Camillo

Bizzarri Natalina fu Camillo

Bernardoni Giovanni fu Giuliano

Bernardoni Bernardo fu Giuliano

Brasili Adornino di Augusto

Brasili Rubaldo fu Americo

Bucci Mario fu Michele

Casati Virgilio fu Giuseppe

Cozzardi Lorenzo fu Giacomo

Carderi Francesco fu Luca

Ciarletta Francesco fu Antonio

Cacciatori Cesidio fu Emidio

Carratoni Alverio fu Angelo

D’Innocenti Aurelio di Orlando

D’Innocenti Armando di Costantino

D’Innocenti Ernesto fu Costantino

Di Maurizio Florido di Francesco

Di Marco Amedeo di Domenico

Di Giammichele Natale di Giuseppe

D’Alberti Artefio fu Zefferino

Di Giammichele Giuseppe fu Natale

Di Giovanni Pietro di Giovanni

D’Innocenti Agapito fu Benedetto

Di Stefano Domenico fu Gennaro

D’Ubaldi Vincenzo fu Benedetto

D’Ubaldi Duilio di Antonio

De Viti Giuseppe fu Silvestro

De Santis Sante fu Sabatino

De Mattia Ulderico fu Ulderico

Egidi Tommaso fu Raimondo

Felici Paolo fu Giovanni Battista

Forti Serafino di Vivenzio

Forti Lavinio fu Felice

Forti Massimo fu Felice

Forti Vivenzio fu Felice

Guidotti Francesco fu Antonio

Graziosi Romolo fu Guerrino

Galdenzi Alberto di Fortunato

Giancamilli Teresa vedova Prosperi

Gioacchini Domenico fu Silvano

Iena Giovanni di Antonio

Ilari Oreste fu Francesco

Laudi Francesco fu Enrico

Laudi Giovanni Battista fu Giuseppe

Laura Francesco fu Angelo

Laudi Arduino fu Giuseppe

Malatesta Alessandro di Giacomo

Malatesta Sergio di Serafino

Marconi Camilla di Cesare

Maurizi Augusto fu Pasquale

Maurizi Gino di Francesco

Maurizi Francesco fu Pasquale

Mercuri Simeone di Giuseppe

Marini Orizzonte fu Filippo

Moretti Lilio di Mariano

Manelli Pasqua ved. Casati

Malatesta Serafino fu Bernardino

Montereali Giuseppe fu Arcangelo

Montereali Romelia ved. D’Innocenti

Nanni Nando di Pio

Notari Giuseppe fu Domenico

Pagliuca Aristide fu Giuseppe

Pagliuca Leonardo fu Andrea

Pagliuca Salvatore di Matteo

Pagliuca Giuseppe fu Omero

Parucci Adolfo di Marino

Petrongari Sabino fu Agostino

Panunzi Francesco fu Nazzareno

Pompei Secondo fu Gualtiero

Piermarini Tito fu Giuseppe

Pietronzini Bartolomeo di Felice

Pelliccia Antonio fu Domenico

Propersi Gismondo di Roberto

Propersi Roberto fu Cesare

Pagliuca Matteo fu Matteo

Rossi Angelo fu Francesco

Rossi Giovanni di Ruggero

Rossi Guglielmo fu Antonio

Rossi Giovanni Battista di Ottavio

Rossi Ida fu Giovanni

Renzi Annibale fu Raffaele

Sacripanti Cesare fu Luigi

Sanguigni Olindo fu Domenico

Sestili Assirto fu Giovanni

Sestili Elio fu Totilio

Sinibaldi Carlo fu Nicola

Sebastiani Celeste fu Pietro

Sebastiani Carlo fu Pietro

Sebastiani Livio fu Pietro

Settimi Venanzio fu Serafino

Spaccatrosi Attila fu Augusto

Speranza Gaetano fu Nicola

Sanguigni Ilario fu Domenico

Santomo Francesco fu Luigi

Scacchioli Raffaele fu Ferdinando

Sestili Giovanni fu Primerio

Tamanti Antonio fu David

Tamanti Giuseppe fu David

Visca Pietro fu Andrea

Visca Giulio fu Orlando

Vecchiotti Girolamo fu Antonio

Venezia Lucantonio fu Basilio

Zaccardini Armando fu Francesco

Zuccherini Mariano fu Angelo

Zuccherini Pietro fu Angelo

Zerbini Augusta vedova D’Ubaldi

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CAPENA: LA QUOTIZZAZIONE DELLE TERRE DI USO CIVICO DELL’UNIVERSITA’ AGRARIA ALLE MACCHIE

 

Con decreto datato 14 febbraio 1948 del Commissario per la liquidazione degli usi civici per il Lazio, furono concessi in utenza a migliorìa, sulla base di un piano di quotizzazione redatto con data 14 maggio 1946 dal Geom. Francesco Galli, 160 ettari di terre dell’Università Agraria in località “Macchie” [precedentemente detta anche “Lago” o “tenuta del Lago” o “tenuta di Civitucola”, facente parte del territorio del castello di Civitucola, l’antica Capena preromana e romana, abbandonato nella seconda metà del ‘300, tra il 1361 e il 1391: il territorio del castello andato deserto fu suddiviso tra Leprignano, Civitella San Paolo e Sant’Oreste (v. il documento trascritto in “Studi capenati”, Capena 1998, pag. 23) e quindi la parte assegnata agli uomini di Sant’Oreste fu attribuita anch’essa a Leprignano (ibidem)]. Con decreto commissariale datato 7 luglio 1947 fu approvato l’elenco definitivo degli assegnatari delle quote; con altro decreto del 10 luglio dello stesso anno fu corretto un errore materiale contenuto nel decreto di tre giorni prima (ad uno stesso nominativo erano state attribuite due quote). Il 7 settembre 1947 si svolsero le operazioni di sorteggio per l’assegnazione delle quote. Questo l’elenco degli assegnatari delle quote come riportato nel decreto di assegnazione del 14 febbraio 1948:

1) Alessandrini Candido di Marino

2) Alessandrini Coriolano di Agostino

3) Alessandrini Attilio fu Luigi

4) Alessandrini Armando fu Luigi

5) Alei Tommaso fu Giovanni

6) Alessandrini Giuseppe fu Luigi

7) Alessandrini Augusto fu Luigi

8) Alessandrini Icilio fu Francesco

9) Antoniozzi Tranquillo fu Gaetano

10) Alei Giovanni Battista fu Agostino

11) Antonazzi Francesco di Luca

12) Bizzarri Giuseppe fu Vincenzo

13) Benigni Nicola fu Domenico

14) Barbetti Ettore fu Riccardo

15) Benigni Sante di Luca

16) Betti Enrico fu Benedetto

17) Benigni Natale fu Domenico

18) Betti Giuseppe fu Silvio

19) Betti Francesco fu Serafino

20) Barbetti Matteo di Girolamo

21) Barbetti Benigno fu Giovanni

22) Baioni Vincenzo fu Domenico

23) Barbetti Bernardo di Girolamo

24) Balducci Giacinta vedova Antimi

25) Benigni Luca fu Luigi

26) Betti Regina fu Filippo

27) Benigni Giuseppe fu Domenico

28) Barbetti Enzo fu Bernardino

29) Bucci Angelo fu Michele

30) Bernardoni Isaia di Giovanni

31) Brasili Luca fu Pietro

32) Cecaloni Egidio fu Paolo

33) Carratoni Fedele di Antonio

34) Corradini Gioacchino fu Domenico

35) Corradini Giovanni fu Giuseppe

36) Cozzardi Paolo fu Giacomo

37) Carratoni Nicola fu Giuseppe

38) Carratoni Ferdinando di Antonio

39) Cozzardi Antonio di Felice

40) Carratoni Adelmo fu Angelo

41) Cecchitelli Cecilia fu Marco (erroneamente il cognome è “Cacchitelli” nel testo del decreto)

42) Cecaloni Arcangelo

43) Corradini Nicodemo fu Domenico

44) Carratoni Arideo fu Angelo

45) Cozzardi Remo fu Andrea

46) Casati Giovanni fu Nazzareno

47) Cozzardi Serafino fu Mattia

48) Cesi Francesco di Riccardo

49) Cecaloni Angelo fu Paolo

50) Cecaloni Antonio fu Paolo

51) Caverni Giulio

52) Ceccarelli Gerlando di Giuseppe

53) Corradini Ernesto fu Domenico

54) Carratoni Amelio fu Angelo

55) Darini Terzo fu Luigi

56) D’Ubaldi Pietro fu Bernardo

57) Di Maurizio Vitellio fu Carlo

58) De Santis Ricciardetto di Domenico

59) Di Marco Alfredo fu Domenico

60) Di Giovanni Liborio di Giovanni

61) D’Innocenti Enrico fu Benedetto

62) D’Ubaldi Teresa fu Bernardo

63) D’Ubaldi Angelo fu Pietro

64) D’Innocenti Domenico di Francesco

65) D’Ubaldi Antonio fu Bernardo

66) Di Giammichele Rinaldo fu Natale

67) De Santis Domenico fu Antonio

68) Di Giovanni Giovanni fu Pietro

69) D’Ubaldi Arcangelo fu Pietro

70) De Santis Elena fu Bartolomeo

71) Di Stefano Gregorio fu Germano

72) D’Angelo Serafino fu Angelo

73) Degli Effetti Armando fu Gregorio

74) Di Giovanni Romano di Giovanni

75) Ercolani Dionigi di Domenico

76) Ercolani Ludovico di Domenico

77) Fidanza Giovanni fu Antonio

78) Foderoni Raffaele di Nicola

79) Foderoni Nicola fu Ezio Pio

80) Giancamilli Giulio di Mariano

81) Giuliani Domenico fu Vincenzo

82) Guidotti Francesco fu Nicola

83) Giovannetti Gino fu Anaio

84) Guidotti Celso di Francesco

85) Giovacchini Olimpio fu Silvano

86) Lanari David di Francesco

87) Monti Costantino fu Domenico

88) Manelli David fu Domenicantonio

89) Manelli Assunta fu Domenico

90) Mosconi Pietro di Andrea

91) Marconi Circea vedova Betti

92) Mozzetti Pietro fu Domenico

93) Mosconi Francesco di Andrea

94) Moretti Mariano fu Luigi

95) Montelisciani Pietro fu Giovanni (nel decreto il cognome erroneamente è “Monteliscioni”)

96) Manelli Livio di David

97) Mignucci Pietro fu Casimiro

98) Montilli Vincenzo di Pietro

99) Mozzetti Francesco di Domenico

100) Orlandi Evaristo fu Salvatore

101) Parucci Domenico di Marino

102) Pennacchini Filippo fu Enrico

103) Piermarini Pasquale fu Giuseppe

104) Pietronzini Francesco fu Domenico

105) Pietronzini Antonio fu Domenico

106) Properzi Cesare fu Luigi

107) Pelliccia Domenico di Antonio

108) Paris Nello fu Egidio

109) Pulcini Giovanni fu Costantino

110) Pagliuca Angelo fu Andrea

111) Pietronzini Primo fu Antonio

112) Petrongari Elia fu Agostino

113) Paris Pietro fu Egidio

114) Pesciarelli Angelo fu Enrico

115) Pennacchini Rosa vedova Pappatà

116) Pietronzini Umberto fu Domenico

117) Rutili Domenica fu Domenico

118) Ripavecchia Giovanni fu Pietro

119) Ruggeri Riziero fu Eusebio

120) Ripavecchia Flaminio fu Pietro

121) Ripavecchia Remo fu Pietro

122) Ruggeri Raniero fu Domenico

123) Rossi Arturo fu Francesco

124) Riccardi Filippo fu Giuseppe

125) Rossi Giuseppe di Ottavio

126) Riccardi Giovanni fu Angelo

127) Rosini Filippo fu Angelo

128) Rossi Arcangelo di Luigi

129) Sestili Zeffiro di Tommaso

130) Sinibaldi Francesca di Colombo

131) Sinibaldi Carlo fu Gabriele

132) Sinibaldi Attilio fu Vincenzo

133) Sanguigni Virgilio di Olinto

134) Sinibaldi Lorenzo di Giovanni

135) Savini Amedeo fu Emidio

136) Speranza Vittorio fu Biagio

137) Settimi Giuseppe di Serafino

138) Sinibaldi Giuseppe fu Vincenzo

139) Savini Flaminio di Luigi

140) Sinibaldi Giovanni fu Vincenzo

141) Sestili Giovanni di Francesco

142) Sestili Natale fu Giovanni

143) Salvesi Pietro di Giovanni

144) Sestili Luca di Augusto

145) Tamanti Amerigo fu Filippo

146) Tosti Salvatore fu Matteo

147) Tamanti Angelo fu Filippo

148) Tamanti Aristide fu David

149) Visca Augusto di Paolo

150) Vecchiotti Costantino fu Giuseppe

151) Venezia Guido di Adriano

152) Vecchiotti Pietro fu Giuseppe

153) Velino Stefano

154) Vecchiotti Olivio fu Giuseppe

155) Zaccardini Umberto fu Angelo

156) Zaccardini Pietro fu Angelo

157) Zaccardini Armando fu Nicola

158) Zaccardini Carlo fu Angelo

159) Zuccherini Ennio di Pietro

160) Zuccherini Finistao di Pietro

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