UN ALTRO IMMIGRATO A CAPENA DAL PAESINO MARCHIGIANO DI SANT’ELPIDIO MORICO, OGGI FRAZIONE DEL COMUNE DI MONSAMPIETRO MORICO NEL FERMANO: VINCENZO GUALTIERI

Si legge in un’iscrizione sepolcrale nel cimitero di San Leone a Capena, detto anche il “cimitero vecchio”:

VINCENZO GUALTIERI

DI CARATTERE FIERO INTEGERRIMO

ACQUISTO’ NOME 

COLLA SUA OPEROSITA’ 

ONESTISSIMA

NACQUE IN S. ELPIDIO MORICO LI VIII APRILE MDCCCXXVII

MORI’ IN LEPRIGNANO LI IX MARZO MDCCCIC

DAI FIGLI EREDI TESTAMENTARII

EBBE LE LAGRIME E QUESTO RICORDO

——————————–

PREGATE PER L’ANIMA SUA 

Annunci
Pubblicato in LAPIDI CAPENATI, SANT'ELPIDIO MORICO | Lascia un commento

GLI ERCOLANI: IMMIGRATI MARCHIGIANI GIUNTI A CAPENA DA SANT’ELPIDIO MORICO, OGGI FRAZIONE DEL COMUNE DI MONSAMPIETRO MORICO, NEL FERMANO

Nel cimitero di San Leone (detto anche “cimitero vecchio”) a Capena può leggersi una lapide, divisa in due metà, dedicate rispettivamente al padre e alla madre dalla loro figlia. 

Nella parte dedicata al padre si legge:

ERCOLANI TOMMASO

FU FRANCESCO

N. A SANT’ELPIDIO MORICO

NEL 1854

M. A CAPENA IL 10-1-1922

Nella  parte dedicata alla madre si legge:

PELLICCIA MARIANGELA 

VED. ERCOLANI

N. A MONTELEONE DI FERMO

NEL 1865

M. A CAPENA IL 3-10-1934

Nello stesso cimitero vi è anche la sepoltura di Luigi Ercolani, fratello minore del suddetto Tommaso: l’iscrizione sulla sua lapide ci fornisce la data del decesso (21 aprile 1929) e la sua età allorquando morì (72 anni). Con lui è sepolta la moglia Maria Palazzesi (di origine abruzzese), nata nel 1861 e defunta nel 1933. Con i due coniugi è sepolta anche quella che con ogni probabilità è una loro nipote “ex filio”, Santa Ercolani, deceduta all’età di sei anni il 13 settembre 1936 (secondo memorie familiari perché investita da un’automobile lungo l’attuale via Provinciale Capena-Morlupo).

Pubblicato in ERCOLANI, LAPIDI CAPENATI, SANT'ELPIDIO MORICO | Lascia un commento

CAPENA: UN’EREDITA’ ACCETTATA CON BENEFICIO D’INVENTARIO

Tra il 25 novembre e il 30 dicembre del 1879 viene redatto da un notaio castelnovese su incarico del Pretore del Mandamento di Castelnuovo di Porto l’inventario dei beni lasciati da Giovanni Bernardoni del fu Francesco, defunto a Leprignano il 31 agosto 1879, al quale succedono, come riportato nel principio dell’inventario, i figli Francesco, Bernardo, Teresa maritata con Giovanni Sestili, Mattia, Chiara e Giuliano, questi ultimi due minorenni e sotto la tutela della madre Faustina Barbetti fu Giuseppe (sorella dell’Agostino ricordato nella lapide apposta dal Comune di Leprignano nel 1911). Nell’introduzione dell’inventario si precisa che i beni posseduti dal defunto non gli appartenevano per intero, spettando essi per metà al “fratello Don Giuliano Bernardoni, al presente Padre Agostino, ascritto all’Ordine Monastico dei Passionisti”, residente in Bucarest, nei “Principati Danubiani”. Il 17 novembre 1879, nella cancelleria civile della Pretura di Castelnuovo di Porto, Francesco Bernardoni, figlio primogenito del defunto e omonimo del nonno paterno, a nome proprio e degli altri fratelli e sorelle “emette dichiarazione di voler accettare l’eredità con il beneficio dell’inventario”, ai sensi dell’art. 955 del codice civile allora vigente. Il motivo dell’accettazione con beneficio d’inventario è presto detto:  se lo stato attivo dell’eredità ammontava a Lire 9.442,56 le passività, ossia i debiti, ammontavano in totale a Lire 24.435,36. I beni immobili sono costituiti da dieci terreni e cinque fabbricati. Questi ultimi sono i seguenti: 1) stalla con grottone in fondo per tenere il fieno, con due vani al di sopra ridotti abitabili in parte e sovrapposta cascina per fieno, in via Monte di Sotto (siamo nell’odierna via Solferino), contrassegnata con il censuale numero 490, subalterno 1, confinante con Don Carlo Barbetti, con i beni già della Cappellanìa Pezza e con la strada; 2) fabbricato formato da tre piccoli vani al piano terreno e da un vano al primo piano “che trovasi di prospetto alla stessa stalla”, “presentemente in uso di dispensa, di pollaro e di forno di famiglia ma con la cappa caduta”, anch’esso posto nella via del Monte di Sotto (odierna via Solferino), marcata con i numeri civici 26, 27 e 29, contrassegnato con il censuale numero 471, confinante con gli eredi Pappatà, con il vicolo, con i beni della già Cappellanìa Pezza e con la strada del Monte Basso ; 3) locale di cantina con annessa grotta in via della Conca al civico numero 11, censuale numero 424, subalterno numero 1, confinante con Antonio Sinibaldi di Luca, con gli eredi del fu Sante Pagliuca, con il terrapieno, con la via della Conca e di sopra con gli eredi Carderi; 4) casa di abitazione posta in via delle Scalette, composta di n. 4 ambienti abitabili oltre un passetto di primo ingresso, e con la soffitta e due ingressi, dei quali uno “marcato al civico numero 9 verso la via delle Scalette” e l’altro “al numero 4 verso la così detta via Olcimia Gemina”, contrassegnata con il censuale numero 457, subalterno 3, confinante con Francesco Alei,  con Valgi Giovanni, con i beni della soppressa Cappellania Pezza e di sotto con Sebastiani Paolo e con gli eredi Ceccarelli; 5) cantina con annessa grotta situata in via dei Tre Monti, al civico numero 30, contrassegnata con il censuale numero 490, subalterno 4, confinante con gli eredi del fu Nicola Sinibaldi, con Nicola Barbetti, con la via del Monte e di sopra con Stefano Briglia.

Pubblicato in ACCETTAZIONE DI EREDITA' CON BENEFICIO D'INVENTARIO, FAMIGLIA BERNARDONI DI CAPENA, INVENTARIO EREDITARIO | Lascia un commento

CAPENA: ANCORA A PROPOSITO DELLA LAPIDE DEDICATA AD AGOSTINO BARBETTI

“…MORI’ POVERO…”. Quello testé citato è un passaggio della lapide che il Comune di Leprignano appose il 3 novembre 1911 alla memoria di Agostino Barbetti (1816-1884) sulla facciata della sua abitazione familiare, in prossimità dell’entrata in via IV Novembre n. 39. A ragguagliarci sulle circostanze storiche concernenti il citato passaggio è utile un atto notarile datato 25 aprile 1879, nel quale Agostino Barbetti, figlio del fu Giuseppe, dichiara di essere debitore di Francesco Pagnani, già esattore governativo, di lire 2.275, dovute per tasse arretrate e non soddisfatte a tutto l’anno 1877: il Barbetti s’impegna a rimborsare al Pagnani la somma dovuta entro il 24 aprile 1881, cioè nel giro di due anni dalla stipula dell’atto, con un interesse del 7% annuo a rate semestrali posticipate. Soccorre a garantire l’adempimento dell’obbligazione (qualificata come obbligazione di mutuo) assunta dal Barbetti nei confronti del Pagnani la moglie di Agostino Barbetti, Carolina Cola fu Vincenzo (non si tratta dei Cola originari di Acquasanta Terme, che a Capena vennero nel ‘900 avendo acquistato con i Tocchi la tenuta di Santa Marta da Amelia Ada Argelli, ma di una famiglia solo omonima, che, di origine romana, ebbe a che fare con Leprignano perché Carlo Cola, nato a Roma nel 1766, avo paterno di Carolina, era stato nei primi decenni dell’800 affittuario generale dei feudi del Monastero di San Paolo fuori le Mura di Roma: cfr. “Studi capenati”, Capena 1998, pagg. 157-158), la quale acconsente a che sia, per la somma alla cui restituzione si era obbligato il marito, iscritta ipoteca sulla parte a lei spettante del patrimonio già appartenente al di lei genitore Vincenzo Cola e tuttora indiviso tra gli eredi del predetto Vincenzo e il di lui fratello Serafino. Tale patrimonio, in forza del quale Carolina Cola presta garanzia reale per l’adempimento dell’obbligazione di mutuo contratta dal marito nei confronti del Pagnani (che pare quindi avesse anticipato le somme dovute dal Barbetti per il pagamento delle imposte da lui insolute): di tale patrimonio fanno parte ben sessanta fondi rustici e, oltre a questi, sei immobili urbani, che meritano di essere elencati: 1) casa di abitazione in Leprignano in via delle Scalette, marcata con i numeri civici 1, 2, 3, 4, 5 e con il censuale (mappale) 528, composta di un piano terreno e di tre piani superiori, con quindici vani in tutto, confinante con via delle Scalette, con il terrapieno, con Antonio Felici e con la strada del Monte; 2) casa con molino ad olio in via della Conca n. 54, censuale (mappale) n. 387, composta di un piano terreno e due superiori, comprendente in tutto nove vani, confinante con la piazza della Conca, con Sabatino Remedia, con il terrapieno e con Vincenzo Gualtieri; 3) fabbricato per uso di molino ad olio con granaio in via detta delle Vaschette, distinto con i numeri civici 10 e 11 e con il censuale 720, subalterno numero 1, composto di tre piani, confinante con la stessa via delle Vaschette, con gli eredi di Luca Carratoni e con il terrapieno; 4) casa di abitazione in via Borgo Aproniano, marcata con il civico numero 1 e con il censuale n. 711, di due piani, cioè uno terreno e uno superiore, confinante con via delle Vaschette, con Giovanni Battista Pasquali, con la via di Borgo Aproniano e con Antonio Malatesta; 5) altra casa di abitazione in contrada via di Borgo Aproniano, distinta con il numero civico 28 e con il censuale numero 455, subalterno 1, di un solo vano terreno, confinante con gli eredi Ceccarelli, con Elisabetta Bizzarri e con la via medesima; 6) locale in uso di magazzeno (sic) a grano, posto al vicolo cieco in via di Porta Nuova, distinto con il civico numero 6 e con il censuale numero 449, subalterno 2, confinante con gli eredi Ubaldi, con Carlo Antonazzi e con la via stessa di Porta Nuova. Nell’atto si fa anche generico riferimento alle proprietà immobiliari di Agostino Barbetti, ma di esse si dice che, rimaste indivise con tra lo stesso e gli eredi testamentarii del defunto di lui fratello Antonio, erano già gravate da diverse iscrizioni ipotecarie, non potendo perciò costituire appropriata garanzia per le ragioni creditorie del Pagnani.

Mette conto ricordare che, nella seconda metà dell’800, diversi sono i casi di possidenti leprignanesi che subirono procedimenti di esecuzione forzata espropriativa e videro il loro patrimonio o gran parte di esso andare all’asta. Così i beni di uno dei rami più cospicui dei Sinibaldi furono comprati all’asta dai Giannotti, originari di Accumoli, che così arrivarono a Capena; i beni dei Laudi furono comprati all’asta dai Palmerini, originari di Viterbo, che così arrivarono a Capena; Francesco Marotti, proprietario di quello che poi fu detto “palazzo dei Raggi”, vendette tutte tutti i fondi rustici e urbani che gli appartenevano in Leprignano a quel Pagnani (residente in Castelnuovo di Porto, ma di origine marchigiana), con il quale Agostino Barbetti contrasse il mutuo ipotecario garantito dalla moglie; alfine, lo stesso Pagnani si trovò a sua volta, sul finire dell’800, in difficoltà economiche e perse tutte le sue proprietà in Leprignano.

Pubblicato in LAPIDI CAPENATI, PROCEDIMENTI ESECUTIVI IMMOBILIARI A CAPENA | Lascia un commento

CAPENA: I COSTI DI UNA MONACAZIONE

Con atto rogato da un notaio campagnanese il 16 gennaio 1837 i fratelli Giacomo e Francesco Pagliuca, figli e coeredi del fu Sante, nati e domiciliati in Leprignano, possidenti, per trovare il denaro occorrente a saldare un debito di cento scudi con il Monastero di Sant’Oreste per la “dotazione” dovuta alla loro sorellastra (per la precisione sorella uterina, cioè figlia della stessa madre, ma di padre diverso) Suor Cherubina Cardari (Carderi), al secolo Angela Maria, monaca professa, vendettero ad Angelo Moretti del fu Nicola, anch’egli nato e domiciliato in Leprignano, possidente, tre pezzi di terra: 1) un terreno vignato, olivato, cannetato e macchioso in località Martolana, confinante da un lato con gli eredi della fu Caterina Laura, da altro lato con il Signor Francesco Marotti e da un altro lato ancora con stradella vicinale, esteso una quarta e uno scorzo (in tutto, quindi, cinque scorzi), di cui tre scorzi di terreno vignato e cannetato valutato 400 scudi al rubbio per un valore di di 75 scudi e due scorzi di terreno macchioso e olivato, valutato 60 scudi al rubbio per un valore di 7 scudi e cinquanta baiocchi, con 17 alberi di ulivi, gravato da un censo di cinquanta scudi a favore della Confraternita del SS.mo Crocifisso di Leprignano; 2) un terreno seminativo in vocabolo Pian Falceti, responsivo della quinta parte del prodotto al Monastero di San Paolo fuori le Mura di Roma, confinante da un lato con i beni degli eredi della fu Caterina Laura e da altri lati con il fosso e con lo stradone, esteso tre quarte e uno scorzo, soggetto al pascolo d’inverno e d’estate a favore dell’Università dei Bovattieri di Leprignano, valutato 70 scudi al rubbio, per un valore di 56 scudi e 87 baiocchi e mezzo, dei quali, defalcato il valore della servitù di pascolo, rimane di valore per il proprietario 18 scudi e 96 baiocchi; 3) terreno prativo di due scorzi, responsivo della quinta al Sacro Monastero di San Paolo fuori le Mura di Roma, in località la Fioretta, confinante da un lato con i beni di Don Carlo Baiocchi, dall’altro con Andrea Belardi, dall’altro con gli eredi di Ludovico Sacripanti, valutato 120 scudi al rubbio, con un valore complessivo di 15 scudi, soggetto al pascolo in tre stagioni a favore dell’Università dei Bovattieri di Leprignano, dei quali, defalcato il valore della servitù di pascolo, resta a favore del proprietario, cui rimane solo il diritto all’erba da falce, un valore di sette scudi e cinquanta baiocchi. L’atto viene rogato a casa del compratore Angelo Moretti a Leprignano in contrada “Piana Terra”, testimoni Francesco Marotti del fu Vincenzo, nativo romano, e Domenico Briglia del fu Gioacchino, di Fiano, ambedue domiciliati a Leprignano e possidenti.

Pubblicato in FIORETTA, MARTOLANA, MONACAZIONI, PIAN FALCETI | Lascia un commento

CAPENA: TRASFORMAZIONI DEL PAESAGGIO URBANO

Con atto notarile datato 29 gennaio 1879 era consacrato l’acquisto all’asta di un immobile in Leprignano da parte di Domenico Barbetti (dovrebbe trattarsi del padre di “Sor Vincé”) figlio di Angelo. L’immobile, in forza della legislazione sull’eversione dell’asse ecclesiastico, era stato espropriato ad un ente castelnovese, il Canonicato Pierantoni, e consisteva in stalla e fienile, con piccolo terreno annesso, “posti nel comune di Leprignano in via della Conca civico numero 61, descritti in catasto ai numeri 372 e 373 di mappa sezione seconda”. I mappali 372 e 373 della sezione seconda del cessato catasto di Capena sono quelli che, dal lato che si affaccia sull’odierna via San Luca, occupano lo spazio sul quale attualmente sorgono gli edifici i cui ingressi da detta via sono marcati con i numeri civici 20, 22, 24 e 24/a. La stalla e il fienile esistenti nel 1879 furono poi ampliati, con la costruzione delle case di abitazione che oggi si possono vedere (ingressi ai numeri civici 22 e 24/a). Una di esse, precisamente quella con entrata dal numero civico 24/a, ospitava anche, prima che si trasferissero nella sede della scuola materna con entrata da via Piave (edificata negli anni ’60 del ‘900 e funestata da un crollo in fase di costruzione), le suore cui era affidata l’istruzione nella fase prescolare; di una di queste suore si dice che, negli anni ’30 del secolo scorso, portasse a spasso un tacchino (?) passeggiando in direzione di via Piave, di un’altra (forse la stessa che portava a spasso il tacchino?) che prestasse all’epoca alcune migliaia di lire che sarebbero servite a porre le fondamenta di una brillante carriera. Dall’atto notarile sopra richiamato si ricava anche che via della Conca originariamente si estendeva dal palazzo dei Raggi fino all’odierna piazza San Luca, prendendo via Fausto Cecconi, largo Agostino Barbetti, via IV Novembre e via San Luca.

Pubblicato in VIA SAN LUCA | Lascia un commento

CAPENA: ORIGINI E PRECEDENTI DEL TOPONIMO RURALE “SANTO SPIRITO”

Sulla destra della Provinciale Capena-Morlupo, usciti dal centro abitato di Capena in direzione di Morlupo, si trova una traversa che porta la denominazione di “via Santo Spirito”, la quale porta a una zona che nella campagna di Capena è contraddistinta appunto dal toponimo “Santo Spirito”, che nel linguaggio parlato locale suona talora “San Spirito”. Questo toponimo rurale capenate si spiega con i possessi che nel territorio di Leprignano aveva il “Venerabile Arciospedale di Santo Spirito in Sassia”, grande proprietario fondiario, e in particolare con uno dei fondi rustici che gli apparteneva nell’odierna Capena. Da un certificato che il 5 ottobre 1797 rilasciò il pro-segretario di Leprignano Giovanni Battista Vannelli del fu Antonio, da Collestatte diocesi di Spoleto, e che è conservato nell’archivio storico dell’ente ospedaliero in questione, risulta che nel “Catastro de Beni Rustici formato per ordine della gloriosa memoria dell’Immortal Papa Pio Sesto felicemente regnante” erano intestati all’Ospedale di cui si tratta i seguenti fondi siti in Leprignano:

– terreno in vocabolo Lombo dell’Asino, esteso un rubbio, tre stari e tre starelli, di cui un rubbio sodivo, due stari vignato e uno staro cannetato, confinante da un lato Rinaldo Savini, da un altro lato Tommaso Grassi e Marzia Mattoli;

– terreno in vocabolo Le Cese, esteso due quarte, due stari e uno starello, confinante da un lato Giustina Alei, da un altro lato Carlo Gualderini e la strada pubblica;

– terreno in vocabolo Fontana Rotonda, esteso tre quarte, due stari e tre starelli, confinante da un lato Francesco Moretti, da un altro lato gli eredi di Bernardo Barbetti;

– terreno in vocabolo Grotta Ponga, esteso un rubbio e una quarta, seminativo, confinante da un lato Niccola Bassani, Francesco Marotti e il fosso di Morlupo;

– terreno in vocabolo Monte San Lorenzo, esteso una quarta, di cui due stari vignati, uno cannetato e uno di sodo, confinante con gli eredi del fu Domenico Ramelli e con Roberto Savini;

– terreno in vocabolo Costa Fornace, esteso una quarta, vignato, confinante da un lato Pietro Barbetti, da un altro lato Sebastiano Santini, Cipriano Rossi e la strada.

Di questi sei fondi rustici, è il primo, cioè quello in località “Lombo dell’Asino” (toponimo oggi scomparso), che è all’origine del toponimo rurale capenate “Santo Spirito” o “San Spirito” (gli altri cinque terreni sono ubicati, come si evince dai toponimi, in altre parti del territorio capenate).

Se ne trova tra l’altro conferma in un atto notarile datato 25 novembre 1879, contenente “Inventario dei beni e delle passività del fu Giovanni Bernardoni”, nel quale, tra i fondi rustici di proprietà del defunto, che era passato agli eterni riposi il 31 agosto di quell’anno senza fare testamento, è annoverato un “terreno seminativo olivato e seminativo nudo, in vocabolo Santo Spirito, detto anche l’Olmo dell’Asino, di are trentotto”. Nel toponimo “l’Olmo dell’Asino” si riconosce una storpiatura dell’originario “Lombo dell’Asino” e il rogito notarile in questione registra una fase di passaggio, in cui al nuovo toponimo (“Santo Spirito”) ancora si accompagna la memoria del vecchio, sia pure storpiato (“Lombo dell’Asino”, diventato “l’Olmo dell’Asino”).

Pubblicato in TOPONIMO RURALE "SANTO SPIRITO" | Lascia un commento