1768: UN RICCO MORLUPESE FA ACQUISTI A LEPRIGNANO

Il 12 marzo 1768 Gioacchino Venerati del fu Giacomo “dalla terra di Leprignano” (il padre Giacomo era di origine veneta e la forma originaria del cognome era “Venier”) vende, per complessivi scudi millesette (1007) e cinquanta, “all’Illustrissimo Signor Capitano Domenico Antonio Zaccardini del fu Scipione da Morlupo” (si tratta del ramo più abbiente dei Zaccardini di Morlupo, discendente da un “Michelino Zaccardino” nominato in un catasto di Morlupo risalente alla prima metà del ‘500: erano fiduciari locali dei Borghese, feudatari di Morlupo) una ragguardevole sequenza di terreni:

NEL QUARTO DI VACCARECCIA

  • un pezzo di terra lavorativo (cioè seminativo) in voc. (vocabolo, ossia località o contrada) Grotta Ponca di due rubbia e due quarte, confinante con i beni di Antonio Ciancarini, dall’altra parte con Antonio Sacripanti e da capo con la strada pubblica;
  • un pezzo di terra lavorativo in voc. Costa Caprara, di un rubbio e tre scorzi, confinante da una parte e di sopra con i beni di Filippo Marconi e dall’altra parte e di sotto il fosso:
  • terreno lavorativo in voc. Monte le Rose, esteso tre rubbia, una quarta e due scorzi, confinante con i beni dotali di Benedetta moglie di Giuseppe Palmieri e dall’altra con il Sig. Pietro Antonio Bombelli e dall’altra ancora con la casa De Romanis;
  • terreno lavorativo in voc. Valle Castiglione, responsivo della quinta al Sacro Monastero di San Paolo ogni volta che va a coltura, esteso due rubbia, due quarte e due scorzi, confinante da una parte con i beni della Comunità di Leprignano, dall’altra con la strada pubblica, di sotto con i beni di Pietro Barbetti;
  • terreno lavorativo in voc. Monte Fiore, responsivo della quinta al Sacro Monastero di San Paolo, esteso un rubbio, due quarte e uno scorzo, confinante con gli eredi del quondam Egidio Moretti da una parte e da altri due lati con la strada;
  • terreno lavorativo in voc. Valle del Fico, esteso due quarte e uno scorzo, confinante da una parte con i beni di Giuseppe Cardari e di sotto con Vincenzo De Fabijs e con il fossetto;
  • terreno lavorativo in vocabolo sotto il fontanile di Vaccareccia, esteso una quarta e uno scorzo, confinante da una parte con i beni di Domenico Graziosi e da altri due lati con la forma (=fossato);
  • terreno lavorativo in voc. sotto il Castellaccio, esteso una quarta e due scorzi, responsivo al Sacro Monastero e confinante con Tomasso Bizzarri da una parte e dall’altra il fossitello (si badi che il “Castellaccio” di cui è menzione nel toponimo riportato nell’atto non è quello di Civitucola, poiché quest’ultimo si trovava nel cosiddetto “quarto del Lago”, che troveremo menzionato anche in questa compravendita, mentre l’appezzamento di cui si tratta è nel quarto di Vaccareccia: il “Castellaccio” in questione, dunque, deve identificarsi con i ruderi di un altro “castrum” medievale andato diruto, e cioè con quello di Vaccareccia o di Castiglione o di Montefiore);

NEL QUARTO DI SANTA CRISTINA

  • terreno lavorativo in voc. Costa Forcone di quattro rubbia, due quarte e due scorzi, confinante da due lati con Pietro Antonio Bombelli e da capo con la strada pubblica;
  • terreno lavorativo in voc. Santo Stefano, esteso due rubbia e due quarte, confinante con Pietro Antonio Bombelli da una parte e dall’altra con la casa De Romanis e il Sig. Filippo Marconi, la strada pubblica e il fossetto;
  • terreno lavorativo in voc. Valle Termine, esteso un rubbio e due scorzi, confinante da una parte con Pietro Antonio Bombelli, dall’altra con il Sig. Filippo Marconi e con Vincenzo De Fabijs;
  • terreno lavorativo in voc. Pantanelle, esteso due quarte, confinante con Domenico Alei e dall’altra parte con Antonio Ciancarini;
  • terreno lavorativo in voc. Santa Cristina, responsivo per la sesta parte del prodotto al Sacro Monastero di San Paolo, esteso un rubbio, tre quarte e tre scorzi, confinante da una parte con i beni della Venerabile Cappella di San Sebastiano di Leprignano, dall’altra con i beni di Pietro Venturini, e con gli eredi di Domenico Martini mediante lo stradone, e di sotto il fossitello (fossatello);
  •  terreno lavorativo in voc. Collemissore (oggi Calamissura), responsivo per la quinta parte del prodotto al Sacro Monastero di San Paolo, confinante da una parte con i beni della Sig.ra Maria Angela Controversi, dall’altra con la strada pubblica;
  • terreno lavorativo in voc. Maleranca, responsivo per la quinta parte del prodotto al Sacro Monastero di San Paolo, esteso tre quarte, confinante da una parte con i beni di Carlo Alei e con quelli di Nicola Sagripanti, da capo con lo stradone, da piedi con il fosso;
  • terreno lavorativo in voc. il Pozzitello, responsivo per la quinta parte del prodotto al Sacro Monastero di San Paolo, esteso due rubbia e una quarta, confinante con il vialozzo, la strada, Giovanni Sinibaldi e Filippo Marconi;
  • terreno lavorativo (non è specificata la località) responsivo per la quinta parte del prodotto al Sacro Monastero di San Paolo, esteso un rubbio e una quarta, confinante con il territorio di Castelnuovo, con il vialozzo e con la strada romana;

NEL QUARTO DEI MONTI DI SCORANO E DELLA FIORETTA

  • terreno lavorativo in voc. le Piane, esteso una quarta e tre scorzi, confinante con gli eredi di Giovanni Berardi, con Domenico Alei, da capo con la strada e da piedi con il fosso;
  • terreno lavorativo in voc. li Monti di Scorano, responsivo per la quinta parte del prodotto al Sacro Monastero di San Paolo, esteso tre rubbia e due scorzi, confinante da una parte con Giovansante Cardari, da piedi con Antonio Ciancarini e da altri due lati con la strada;
  • terreno lavorativo in voc. la Fioretta, responsivo per la quinta parte del prodotto al Sacro Monastero di San Paolo, esteso due rubbia e una quarta, confinante da una parte con la tenuta di Portolupo della Comunità di Leprignano, di sopra con Agata Gualdarini e di sotto con il Tevere;
  • terreno lavorativo in voc. la Fioretta, responsivo per la quinta parte del prodotto al Sacro Monastero di San Paolo, confinante da una parte con Paolo Sagripanti e con gli eredi di Lavinia Grassi, di sotto con il Tevere;

NEL QUARTO DEL LAGO

  • terreno lavorativo in voc. Manciano, esteso tre rubbia, una quarta e tre scorzi, confinante da una parte con il Sig. Filippo Marconi, dall’altra con Francesco Tardetti e con Antonio Ciancarini;
  • terreno lavorativo in voc. Monte Cornazzano, responsivo per la sesta parte del prodotto al Sacro Monastero di San Paolo, esteso due rubbia, due quarte e due scorzi, confinante con Maria Angela Controversi, con Giovanni Sinibaldi, con Antonio Ciancarini e con gli eredi del fu Egidio Moretti;
  • terreno lavorativo in voc. Fontana Cioccia, responsivo per la sesta parte del prodotto al Sacro Monastero di San Paolo, esteso un rubbio, due quarte e due scorzi, confinante con la Comunità di Leprignano mediante lo stradone e con il fosso;
  • terreno prativo di quattro falciate, confinante con gli eredi di Sebastiano Sinibaldi e con Giovanni Galletti;

Si aggiungono ancora:

  • terreno prativo nel quarto delle Cese, di quattro falciate, confinante con Maria Angela Controversi, Giovanni Sinibaldi e Paolo Sagripanti;
  • terreno prativo nel quarto delle Cese, di una falciata, confinante con il Signor Don Mariano Moretti, con Antonio Ciancarini e con Nicolò Sagripanti;
  • terreno prativo nel quarto delle Pantanelle, di due falciate, confinante con Carlo Gualdarini, Nicolò Sinibaldi e il fossetto;
  • terreni prativo nel quarto delle Pantanelle, di una falciata, confinante con Domenico Alei e con Giuseppe Antonio Alei;
  • terreno prativo in voc. Collemissore, di tre falciate, responsivo al Sacro Monastero di San Paolo di una soma di fieno per falciata, confinante con Francesco Sebastiani per sua moglie e con Francesco Rossi;
  • terreno prativo in voc. la Fioretta, di due falciate (non sono indicati i confini);
  • terreno prativo in voc. la Fioretta, di una falciata (non sono indicati i confini).

Del prezzo pattuito, pari a 1.007,50 scudi, l’acquirente versa in contanti 575 scudi al venditore, mentre dei restanti è previsto che ben 400 siano investiti in “luoghi de monti camerali” (titoli del debito pubblico) e che in tale forma restino “obligati per ogni, e qualunque evizzione de sudetti beni stabili”, cioè per garantire l’acquirente a fronte di possibili vittoriose rivendiche di beni che il Venerati gli aveva venduti come propri.

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