CAPENA: DUE LONTANI PRECURSORI DELL’EVOLUZIONE DEI COSTUMI

Il 14 ottobre 1872 a Leprignano contrassero matrimonio civile il ventenne Nicola Sinibaldi, figlio di Antonio del fu Luca e di Barbetti Maria, e Felicita Antonazzi, figlia del fu Luca e della fu Barbetti Francesca (atto di matrimonio numero 2 del 1872). Tra gli allegati all’atto di matrimonio vi è anche la copia autentica, rilasciata il 25 settembre 1872, del verbale relativo alla deliberazione adottata dal “Consiglio di Famiglia”, adottato per la necessaria autorizzazione della quale aveva bisogno, per poter validamente contrarre matrimonio, la Antonazzi, che era minorenne ed era orfana di entrambi i genitori. Dal verbale si evince che i due avevano avviato una convivenza prematrimoniale – situazione decisamente insolita 147 anni fa. Si legge che il Consiglio di Famiglia era stato riunito su istanza “della minorenne Felicita Antonazzi, fu Luca, di anni diecisette, di Leprignano, la quale ha rappresentato di essere in trattativa di matrimonio col giovine dello stesso paese Nicola Sinibaldi di Antonio, e di non avere superstiti né padre, né madre, né altri parenti atti per legge a darle per l’effetto il voluto consenso, e perciò insistendo per la riunione all’uopo del Consiglio di Famiglia nelle persone delli prossimi parenti che ha designato, i quali, dietro analoga citazione, sono in oggi comparsi, e precisamente:

1 – Antonazzi Carlo, fratello germano della minore;

2 – Barbetti Antonio, zio dal lato materno;

3 – Rossi Giacinto, cugino paterno alla minore;

4 – Betti Francesco, cugino del pari alla minore”.

Tutti gli appartenenti al Consiglio di Famiglia, che si riunisce presieduto dal Pretore del Mandamento di Castelnuovo di Porto assistito dal Vicepretore Luigi Di Pietro, danno il proprio consenso affinché la minorenne Felicita Antonazzi possa sposare Nicola Sinibaldi, “e ciò in contemplazione del concubinato nel quale già da varii mesi vivono i due fidanzati, onde sotto questo riguardo il matrimonio fra di loro da legittimamente contrarsi ravvisasi come l’unico rimedio ad un male già esistente, ed il quale quando non fosse ben diversa forse potrebbe essere la deliberazione del Consiglio; ma allo stato il consenso viene in certo modo ad essere una necessità morale per far cessare lo scandalo e per dare alla minore per tutte le evenienze un appoggio giuridico verso la famiglia anche dello sposo, il quale è giovanissimo d’età non toccando che i venti anni, onde, quando non fosse per le suespresse considerazioni, anche per questo motivo non sarebbe il matrimonio consigliabile. Il fratello germano Carlo Antonazzi si riserva poi di regolare gli interessi della sorella minore alla congrua dote che le può spettare a norma della cessata legge pontificia, essendo il padre, e pure la comun madre, morti da anni molti”.  

 

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