CAPENA: UN QUADRO DEGLI ENTI ECCLESIASTICI ESISTENTI NEL PAESE AL TEMPO DELL’UNITA’ D’ ITALIA

Con decreto emesso il 5 ottobre 1847 dal Vicario Generale dell’Abate di San Paolo, su autorizzazione data con rescritto dalla Congregazione del Concilio il 20 settembre dello stesso anno, furono soppresse le confraternite leprignanesi degli Angeli (ossia della Madonna degli Angeli, legata alla chiesa omonima), di San Sebastiano (legata alla chiesa omonima, condedicata a San Luca dopo che il terzo Evangelista fu scelto come patrono di Leprignano nel 1710), del Santissimo Rosario, legata ad un altare della chiesa parrocchiale, della Madonna del Carmine, legata ad un altare della chiesa parrocchiale, di Maria Santissima delle Grazie, legata alla chiesa della Madonna delle Grazie, e di San Giuseppe (in verità, si ha precedentemente notizia di una cappellanìa di San Giuseppe legata ad un altare della chiesa della Madonna degli Angeli, ma non di una vera e propria confraternita). Sopravvissero alla soppressione del 1847 e fino ad epoca postunitaria le confraternite del SS.mo Sacramento, quella di Sant’Antonio Abate (rifondata nel 1752 su iniziativa dell’Abate di San Paolo e condedicata al SS.mo Crocifisso e a Maria SS.ma Assunta) e quella di San Giovanni Decollato, la quale faceva riferimento all’omonimo altare laterale della chiesa di Santa Maria delle Grazie.

Un quadro degli enti ecclesiastici esistenti a Leprignano intorno al 1860 può ricavarsi dalla revisione del catasto pio-gregoriano effettuata intorno a quell’anno, dalla quale si ricavano le proprietà fondiarie degli enti predetti, ognuno dei quali aveva una propria dotazione patrimoniale. Per quanto concerne le confraternite superstiti, cioè gli enti dotati di un elemento personale (i “confratres”) oltre che patrimoniale, abbiamo la confraternita di Sant’Antonio Abate, amministrata allora da Giuseppe Coleazza fu Arcangelo; la confraternita di San Giovanni Decollato, amministrata allora da Don Giuseppe Moretti fu Egidio; per quanto concerne la confraternita del SS.mo Sacramento, della quale pure si ha prova certa di una sopravvivenza postunitaria (e che, portando in processione l’icona del SS.mo Salvatore, animava la “Processione dell’Incontro” insieme con la confraternita di Sant’Antonio Abate, che portava in processione l’icona mariana), troviamo invece solo un riferimento alla “Cappella del SS.mo Sacramento” (la “Cappella” o “Cappellanìa” era costituita solo da un elemento patrimoniale e differiva dalla confraternita come la fondazione differisce dall’associazione), “goduta da Barbetti prete Carlo fu Andrea”, il patrimonio della quale passò al Demanio dello Stato per nota in tendenziale del 28 novembre 1880, n. 87551 (il patrimonio di questa “Cappella”, dunque, diversamente da quello che avvenne per i patrimoni delle confraternite non soppresse, fu soggetto all’applicazione della normativa sull’asse ecclesiastico).

Per quanto concerne le cappellanìe in cui si erano trasformate le confraternite soppresse, la Cappella del Rosario, “goduta da Baiocchi prete Carlo fu Tancredi”, subì l’applicazione della normativa sull’eversione dell’asse ecclesiastico e il suo patrimonio passò al Demanio dello Stato con nota intendenziale del 28 novembre 1880, n. 87551. Sono richiamati, a proposito della Cappellania del Rosario, anche un verbale di presa di possesso del 29 maggio 1880 (precedente quindi la nota in tendenziale) da parte del Demanio dello Stato e una nota intendenziale i cui estremi sono identici a quella che segnò il passaggio del patrimonio al Demanio dello Stato (n. 87551 del 1880), ma con l’indicazione dell’Amministrazione del Fondo Culto come destinatario dei beni.

Alla confraternita della Madonna degli Angeli era succeduta una cappellania della Madonna degli Angeli, anch’essa goduta da “Bajocchi prete Carlo” e anch’essa passata nel 1880, con verbale di presa di possesso in data 4 giugno di quell’anno, al Demanio dello Stato e all’Amministrazione del Fondo Culto.

Alla confraternita della Madonna del Carmine era succeduta un’omonima cappellania, o “cappella della Madonna del Carmine”, il cui patrimonio passò al Demanio dello Stato con verbale di presa di possesso in data 18 giugno 1880.

Alla confraternita di San Sebastiano era succeduta un’omonima cappellania, o “cappella di San Sebastiano”, “goduta da Barbetti prete Carlo”, il patrimonio della quale passò con verbale di presa di possesso in data 27 ottobre 1880 al Demanio dello Stato e, per quanto concerne i diretti dominii, all’Amministrazione del Fondo Culto.

Per quanto concerne la cappella di San Giuseppe, amministrata da Don Carlo Barbetti, derivasse o meno dalla soppressione di un’omonima confraternita, il suo patrimonio passò al Demanio dello Stato con la già richiamata nota in tendenziale n. 87551 del novembre 1880. Detta cappellania si faceva carico dell’omonimo altare esistente nella chiesa della Madonna degli Angeli.

Per quanto riguarda, invece, le cappellanìe non derivanti dalla trasformazione di confraternite soppresse, ma esistenti ab origine come cappellanìe e istituite, in genere con disposizioni testamentarie, da singole persone fisiche, si possono elencare le seguenti.

La cappellania della SS.ma Trinità, legata ad un altare della chiesa parrocchiale, fu istituita nel 1636 dal sacerdote leprignanese Don Nicola Zii e, dopo che nel 1873 Pietro Paolo Visca fu Andrea, avente causa del fondatore, ebbe ceduto i propri diritti sulla cappellania a Luca Sinibaldi di Antonio, quest’ultimo ne svincolò il patrimonio ai sensi della normativa sull’eversione dell’asse ecclesiastico.

La cappellania fondata sotto l’invocazione della Madonna Santissima degli Angeli con riferimento all’omonima chiesa da Domenico Antonio Pezza (detta anche, quindi, “cappellanìa Pezza”) con testamento datato 11 settembre 1701 e aperto il 4 febbraio 1706 fu svincolata (ossia il suo patrimonio fu svincolato) da Domenico Antonio Pezza fu Francesco, omonimo avente causa del fondatore, e dal Comune di Leprignano, comproprietari del patrimonio della cappellania per metà ciascuno, il 18 giugno 1874. Successivamente, Domenico Antonio Pezza fu Francesco cedette nel 1875 i propri diritti sul patrimonio della cappellania Pezza a Giovanni Valgi fu Nicola, che nel 1879 divise questo patrimonio con il contitolare dello stesso, ossia con il Comune di Leprignano.

La cappellania fondata nel 1823 con disposizione testamentaria da Francesco Olivari (“cappellanìa Olivari”) “coll’obligo al cappellano della celebrazione di tre messe la settimana da celebrarsi nei giorni di mercoledì, venerdì e sabato nella chiesa della Madonna Santissima Assunta” (cioè nella chiesa della Madonna delle Grazie) fu svincolata nel 1874 da Regina Rossi fu Paolo vedova Sacripanti.  

Faceva riferimento a un altare laterale della chiesa di Santa Maria delle Grazie la “Venerabile Cappella del Santissimo Crocifisso” di giuspatronato della famiglia Sacripanti, ma non si hanno, allo stato, notizie sullo svincolo del suo patrimonio.

Ad un altro altare laterale della chiesa della Madonna delle Grazie faceva riferimento la cappellania fondata sotto l’invocazione di Sant’Anna con testamento datato 15 maggio 1821 da Maddalena Pagliuca in Alei. Il patrimonio di detta cappellania, istituita con diritti di amministrazione nella famiglia Moretti, fu svincolato il 18 giugno 1874 da Luigi Moretti del fu Mariano, insieme con i beni della pia istituzione Moretti.

Il patrimonio della cappellania fondata sotto l’invocazione di Maria Santissima Assunta in Cielo nella chiesa della Madonna delle Grazie (con riferimento, quindi, all’altare principale di detta chiesa) da Filippo Alei del fu Domenico con proprio testamento datato 28 agosto 1816 fu svincolato l’8 aprile 1874 da Francesco Alei fu Marco.

Con l’una o con l’altra delle due ultime citate cappellanìe deve identificarsi la “cappella Alei della Madonna delle Grazie goduta da Moretti prete Giuseppe fu Egidio” menzionata nella revisione catastale del 1860.

Una cappella della Santa Croce di giuspatronato della famiglia Alei, con riferimento ad un altare della chiesa di San Sebastiano, è menzionata in testamenti risalenti alla prima metà del ‘700, in particolare del 1730 e del 1736, ma, allo stato, non si hanno informazioni sulle vicende successive.

Si ha poi notizia di una cappella Selvaggi, di cui era titolare l’omonima famiglia romana e in particolare, ai tempi della revisione catastale del 1860 circa, Selvaggi Antonia, Caterina e Giovanni fu Filippo e Selvaggi Marianna e Rosa fu Lorenzo; agli stessi era intestata anche un cappella Marconi, e sia i beni dell’una che dell’altra furono venduti nel 1877 a Pietro Raggi fu Gioacchino e ai fratelli Giovanni e Don Sebastiano Felici fu Tommaso.  

Si ha poi notizia di una “cappella degli Angeli” che, istituita da Carlo Alei, al 1860 circa era amministrata dai Monaci Benedettini (ossia dall’Abate di San Paolo). Questa cappella faceva con ogni probabilità riferimento ad un altare della chiesa della Madonna degli Angeli, forse quello principale.

Vi era una cappellania laicale Santolini, istituita verso la metà del ‘700 da Paola Santolini e di giuspatronato della famiglia Sacripanti, che verso il 1860 l’amministrava, in parte con Paolo Sacripanti fu Niccola, in parte con Niccola Sacripanti fu Girolamo.   

Il patrimonio della “cappellania fondata nella chiesa e sotto l’invocazione di San Luca”, con annesso legato perpetuo di messe in ragione di disposizione contenuta in testamento aperto il 27 luglio 1839 da Don Francesco Sinibaldi, fu poi svincolato il 23 giugno 1874 da Giuseppe Sinibaldi del fu Nicola.

   

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