LEPRIGNANO: GLI OBBLIGHI CHE INCOMBEVANO SUI “FRATELLI” DELLA CONFRATERNITA DI SANT’ANTONIO ABATE

Negli “Ordini e capitolazioni da osservarsi da i fratelli della Venerabile Compagnia di Sant’Antonio Abate novamente eretta nella terra di Leprignano dall’Illustrissimo e Reverendissimo Padre Don Gregorio Fioravanti Abate di San Paolo fuor delle mure di Roma nel anno 1752 sotto il titolo del Santissimo Crocifisso, di Maria Vergine Assunta in Cielo e del medemo Sant’Antonio”, si legge: “Si è pensato di ristabilire la Venerabile Compagnia […], da duecento e più anni canonicamente eretta, ma ora quasi in tutto depressa; e ciò perché il popolo di Leprignano impari a odiare il vizio e il peccato e si eserciti sempre più in opere di cristiana pietà”. I fratelli, ossia i membri della confraternita, avevano l’obbligo di confessarsi e di comunicarsi, oltre che a Pasqua, anche nelle feste della Pentecoste, del Corpo di Cristo, dell’Invenzione della Croce, dell’Assunzione di Maria Vergine, nel giorno della commemorazione di tutti i fedeli defunti, nella festa di Sant’Antonio Abate e nella festa del Santo Natale di Nostro Signore Gesù Cristo. Sono date dettagliate istruzioni sulla modalità di celebrazione delle messe nella chiesa della confraternita, cioè nella chiesa di Sant’Antonio Abate. In tutte le domeniche e le feste dell’anno i fratelli dovevano recitare, nell’oratorio o nella chiesa di Sant’Antonio, l’officio della Beatissima Vergine, dopo il quale si sarebbe fatta la commemorazione della domenica e del Santo corrente; ogni quarta domenica del mese, non impedita da una festa di prima classe, doveva recitarsi l’officio per i fratelli e le sorelle defunti “e dal sacerdote si farà l’assoluzione”, e lo stesso “si faccia ogni sera in tutti i giorni dell’ottava di tutti i fedeli defunti. Ancora, ogni anno, dopo la festa di Sant’Antonio Abate, in un giorno libero, ad arbitrio del priore, tutti i fratelli dovevano radunarsi nella chiesa parrocchiale e quivi, vestiti con le vesti proprie della Compagnia, stando intorno al catafalco dovevano recitare l’officio dei morti di tre notturni con le laudi, cantando poi alla messa di requiem per i fratelli e per le sorelle defunti, e in suffragio di tutte quelle anime, ai corpi delle quali fu data sepoltura dalla Compagnia. La mattina del Venerdì Santo, prima che si levi il Santissimo Sacramento dalla custodia, tutti i fratelli dovevano portarsi processionalmente con il Cristo e quattro torce alla visita del Santo Sepolcro, cantando le litanie dei Santi, e di lì alla visita della chiesa della Madonna delle Grazie, cantando lo Stabat Mater; arrivati a quest’ultima chiesa, i cantori avrebbero recitato le litanie e, ritornati quindi all’oratorio, si sarebbe terminata la funzione con le solite preci (essendo la processione di penitenza, si poteva, volendo, parteciparvi a piedi scalzi). La Confraternita era obbligata a partecipare a tutte le processioni che si tenevano in Leprignano. Tra gli obblighi dei confratelli spiccavano ancora il dovere di orazione quotidiana (tre Pater e tre Ave in ricordo delle ore passate da Gesù in croce), il dovere di assistenza morale agli infermi (i quali, evitandosi “discorsi vani”, devono essere esortati a conformarsi alla volontà divina), il dovere di correzione tra fratelli, che sono particolarmente tenuti a fuggire talune specie di peccati, quali omicidio, furto, adulterio, etc.

La maggior parte dello Statuto della Confraternita è dedicata ad una minuziosa disciplina dei molteplici uffici previsti nell’associazione: priore, guardiani, camerlengo, segretario, cerimonieri, processionieri, pacieri, infermieri, etc.; cospicua anche la quantità di norme aventi ad oggetto la comminatoria di sanzioni conseguenti all’inosservanza dei capitoli statutari – sanzioni che andavano dalla multa (cioè sanzione pecuniaria) fino all’espulsione dalla Confraternita.    

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