VENTI TAPPE NELLA STORIA DI LEPRIGNANO

  • Controversia tra Monastero di San Paolo e Comunità di Leprignano circa la sussistenza di un “diritto di colonìa perpetua” che la seconda rivendicava con riguardo al territorio dei castelli diruti di Castiglione, Vaccareccia e Scorano: pronunciandosi in merito nel 1591, la Sacra Rota, diede torto ai Leprignanesi, che non avevano dimostrato né di aver usucapito il preteso diritto di “colonìa perpetua” (per l’usucapione ai danni del Monastero occorrevano ben cento anni di possesso ininterrotto del diritto, in base a quanto previsto da una bolla pontificia del 1218…), né tantomeno di averlo esercitato ab immemorabili.
  • Memoriale, risalente alla fine del ‘500 o ai primi del ‘600, con il quale si rivendica la fedeltà dei Leprignanesi al Monastero e si chiede che la popolazione di Leprignano sia mantenuta “nelli sui antichi previleggi […] et emolumenti”.
  • “Concordia” (=transazione) stipulata il 23 dicembre 1617 a Roma nel palazzo di San Calisto tra il Monastero di San Paolo e la Comunità di Leprignano.
  • Supplica inviata nel 1630 da alcuni Leprignanesi al Prefetto della Sacra Congregazione del Buon Governo (una sorta di Ministero degli Enti Locali dello Stato Pontificio), nella quale si lamenta che il Monastero di San Paolo tenti di impedire che in Leprignano avessero esecuzione “le littere” della predetta Sacra Congregazione, le cui competenze intaccavano il potere del feudatario, che nel caso di Leprignano era appunto il Monastero in persona del suo Abate.
  • Ispezione straordinaria svolta nel 1704 a Leprignano da Monsignor Oronzo Lecce, su incarico della Sacra Congregazione del Buon Governo: in seguito ad essa sono emessi decreti, in particolare su alcune materie nelle quali si erano verificati attriti tra il Monastero e la Comunità.
  • Ispezione straordinaria svolta nel 1763 dall’Abate Giacomo Massi a Leprignano su incarico della Sacra Congregazione del Buon Governo, allo scopo di “riconoscere, ed esaminare li pregiudizi pur troppo recati all’Azienda di cotesta Communità”.
  • Memoriale sulla travagliata esperienza del “forestiero” Girolamo Tomassetti Vannucci come segretario comunale a Leprignano: arrivato a fine marzo del 1776, il 19 dicembre di quello stesso anno è vittima di un’aggressione a bastonate, dopo la quale ritiene più prudente abbandonare, essendo così sostituito dall’accumolese Pietro Pasqualoni, sposato con la leprignanese Mariangela Ciancarini e già governatore di Leprignano negli anni ’60 del ‘700 su designazione dell’Abate di San Paolo.
  • Nel 1777 viene redatto uno “Specchio di tutti i terreni, e tenute, da quali vien composto il territorio, che ora dicesi di Leprignano”: delle 1.316 rubbia complessive di cui era composto il territorio di Leprignano (un rubbio=18.484,38 metri quadrati), ben 946, secondo il Monastero, non erano di pieno e libero dominio dei Leprignanesi, ma erano state ad essi concesse dal Monastero, eccettuate quindi solo le 250 rubbia del “Ristretti di Leprignano” e le 120 dei terreni “priviti” (“privati”), per le quali peraltro il Monastero esigeva comunque “risposte” (=canoni) in soldi o in mosto.
  • Ispezione straordinaria svolta nel 1777 da Monsignor Claudio Todeschi, in seguito a ripetuti ricorsi presentati alla Sacra Congregazione del Buon Governo sia “sulla cattiva amministrazione della pubblica Economia della Comunità”, sia “sopra alcuni pretesi aggravj, a cui si supponeva soggiacere quella Popolazione”, cioè la popolazione di Leprignano: ancora una volta, il “visitatore” (=ispettore) si occupa in particolare di non pochi punti di dissidio tra Monastero e Comunità.
  • Nel 1778 viene formato per Leprignano, in seguito ad un editto datato 15 dicembre 1777 dal Cardinale Prefetto della Congregazione degli Sgravi e Buon Governo e valevole per tutte le “cinque Provincie dello Stato Ecclesiastico”, un catasto “per assegne”, fondato cioè sulle dichiarazioni giurate dei possidenti: a Leprignano, diverse “assegne”, tra le quali quella dell’avvocato di Rocca Sinibalda Francesco Marotti, capostipite della famiglia dalla quale prese nome la “salita (o “scesa” secondo il punto di vista) de Morotti”, contengono proteste dei possidenti assegnanti contro le “risposte” (=canoni) che il Monastero pretendeva su terreni che i possessori dei terreni stessi ritenevano, invece, liberi da ogni gravame.
  • Nel 1779 la Sacra Rota emette sentenza nella controversia tra alcuni possidenti di Leprignano e il Monastero di San Paolo sulla validità dei catasti, redatti tra il 1550 e il 1746 da fiduciari del Monastero stesso, che sulla base di quanto in essi riportato pretendeva il pagamento di “risposte” (=canoni) su tutto il territorio di Leprignano, comprese terre che, secondo quanti avevano fatto ricorso alla Sacra Rota, non erano mai state concesse dal Monastero, ma erano di originario libero dominio dei Leprignanesi: la Sacra Rota dà ragione ai possidenti del posto che avevano fatto ricorso e dichiara invalidi i catasti, formulando nella motivazione della sentenza numerosi rilievi negativi sull’attendibilità di questi catasti monastici.
  • Il 13 febbraio 1789 viene, dopo quella del 1617, stipulata una nuova “Concordia” (=transazione) tra Monastero di San Paolo e Comunità di Leprignano, a Roma nel palazzo del Collegio Germanico Ungarico: la Comunità di Leprignano è rappresentata da Luigi Bizzarri e da Don Domenico Antonio Sacripanti.
  • Tra il maggio 1809 e il marzo 1814 Leprignano fece parte dell’Impero Francese. In questo periodo, nel quale, almeno negli anni 1811-1812, a Leprignano funzionò anche un ufficio di stato civile, istituito in base alla normativa “importata” da quella introdotta in Francia dopo la Rivoluzione del 1789, “maire” (=Sindaco) di Leprignano fu il già sopra menzionato Luigi Bizzarri.
  • Con atto datato 10 gennaio 1818 il Monastero di San Paolo, in persona del suo “uditore civile” Gioacchino Costanzi, rinuncia alla propria giurisdizione temporale su Leprignano, che cessa quindi di essere un feudo del Monastero.
  • L’8 ottobre 1855 viene conclusa, dopo quelle del 1617 e del 1789, una terza “Concordia” (=transazione) tra il Monastero di San Paolo e il Comune di Leprignano: l’atto viene stipulato a Leprignano “nella sala del Palazzo Abbaziale posto nella Piazza detta del Popolo, al numero civico quattordici” e il Comune di Leprignano è rappresentato da Luca Tardetti, Giovanni Bernardoni e Don Giuseppe Moretti, “componenti la Magistratura Municipale”.
  • Con dispaccio numero 7420 del 23 luglio 1858, diretto al Governatore di Castelnuovo di Porto, il Presidente della Comarca (=provincia di Roma, grosso modo) Cardinal Roberti scioglie il Consiglio Municipale di Leprignano e lo sostituisce con una commissione provvisoria, composta da tre persone, e solo alla fine del 1861 si tornerà alla normalità, con la nomina di dieci consiglieri da parte del Delegato Apostolico di Roma e Comarca, previa approvazione pontificia data il 30 novembre di quell’anno.
  • Risale al 20 ottobre 1859 un lungo e articolato esposto anonimo diretto al Ministro dell’Interno – esposto con il quale sono attaccati Serafino Cola, segretario comunale interino (=provvisorio) a Leprignano dal luglio 1858 e in pianta stabile dal gennaio 1860, e Don Carlo Barbetti, maestro di scuola, che, secondo l’esposto, facevano gli interessi del Monastero, il quale nel 1859 aveva intrapreso dinanzi al Tribunale Civile di Roma un contenzioso contro il Comune di Leprignano per essere rimborsato di decine di migliaia di scudi versati a titolo di imposte fondiarie sui terreni concessi in locazione perpetua con la “Concordia” del 1617 “Communitati et hominibus” (=alla Comunità e agli uomini).
  • Con atto stipulato il 14 giugno 1873 viene stipulata, dopo quelle del 1617, del 1789 e del 1855, la quarta “Concordia” tra Monastero di San Paolo e Comune di Leprignano: essa ha ad oggetto principalmente la questione del contenzioso inerente al pagamento delle imposte fondiarie – contenzioso che il Monastero di San Paolo aveva intrapreso contro il Comune di Leprignano per essere rimborsato delle imposte che aveva dovuto pagare sui terreni concessi in “locazione perpetua” con la “Concordia” del 1617 alla Comunità e agli uomini di Leprignano.
  • Con avviso datato 1° maggio 1877, sono messi in vendita, tranne il “Palazzo dei Monaci”, i beni immobili e i diritti immobiliari del Monastero di San Paolo in Leprignano, che erano stati incamerati dalla Giunta liquidatrice dell’asse ecclesiastico sulla base della legge n. 1402 del 1873, che aveva esteso alla provincia di Roma l’applicazione della normativa sulla “conversione” (=espropriazione) dei beni ecclesiastici, e che all’asta tenutasi il 21 maggio di quell’anno furono acquistati in parte (tenuta di Santa Marta), tramite l’intermediazione dell’Avv. Ernesto Pratesi, da due sacerdoti, Don Antonio Giannuzzi, di Anagni, e Don Francesco Del Papa, di Lecce dei Marsi (quest’ultimo parente di Giovanni Del Papa, che fu Abate di San Paolo dal 1904 al 1918 e consacrò nel 1908 la nuova chiesa parrocchiale di Leprignano) e in parte (macchia di Vaccareccia) dai possidenti castelnovesi Francesco e Ubaldina Pagnani.
  • Con regio decreto n. 708 del 5 giugno 1933, dopo gli scavi degli ex combattenti sul colle di Civitucola nel 1930-’31 e nel 1932 la pubblicazione dell’opuscolo di Vincenzo Conti “Notizie storiche sulla ubicazione di Capena”, viene autorizzato il cambiamento del nome da “Leprignano” in “Capena”.

 

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