CAPENA: MORTE A PIAZZA BARLETTA. L’USANZA DELLA “SCAMPANATA” E L’ASSASSINIO IMPUNITO DI LUCA PAGLIUCA

Cronologicamente a metà strada tra l’uccisione di Serafino Bernardoni nel 1854 per una questione di pascolo asseritamente abusivo in un “ristretto” (=terreno recintato, chiuso) in località Magnalonto e l’uccisione di Marino Bizzarri nel 1878 per una rivalità familiare degenerata fino ad esiti cruenti, si colloca, nel 1866, l’uccisione di Luca Pagliuca, rimasta, a differenza degli altri due omicidi, senza un colpevole processualmente accertato, pur essendovi un responsabile additato come tale dalla voce pubblica e indicato, sia pur alternativamente con un’altra persona, dalla stessa vittima, morta ad alcuni giorni di distanza dal ferimento. In questa vicenda, nella quale colpisce l’assurdità del crimine, sostanzialmente privo di un movente che non sia quello di un momentaneo raptus d’ira per futili motivi, gioca un ruolo un’usanza popolare che sembra oggi e da tempo immemorabile scomparsa, non solo (e per fortuna) dalla prassi, ma anche dalla memoria: quella della “scampanata”. Per un primo approccio ai fatti, citiamo dalla relazione a stampa dell’autorità inquirente, allegata al fascicolo processuale: “La sera di Domenica otto Aprile prossimo passato, ottava di Pasqua di Resurrezione, in Leprignano facevasi una scampanata a certa vedova Regina Gregorini perché passava a seconde nozze con certo Niccola Sagripanti. Capi di tal clamore erano gl’Inquisiti F.B., detto Scacciotta, possessore di due grossi campani da vacche, ed A.S., detto il capoccetta, possessore di un così detto corno, il primo di Leprignano, il secondo di Calcata. Il chiasso maggiore facevasi alla porta di casa della vedova, percuotendosi la porta stessa, con colpi, in modo che le di lei creature al di dentro si spaventavano, per il che aperto un pertuggio della porta ridetta vedeva ivi gl’Inquisiti B. e S., e prendevasela con il primo dandogli dei colpi di paletta […] e ritiravasi dentro sua casa la vedova. In pari tempo accorreva sul luogo Arcangelo Rossi, e rimproverava B. delle percosse alla porta, eccitavalo a desistere, mentre egli stesso, il Rossi, lo invitava a suonare, lontano però dalla porta di detta casa. Da una parola all’altra riscaldaronsi le parti, e B. si esprimeva con parole ingiuriose di ruffiano a carico di Rossi, e venuti alle vie di fatto, B. con uno dei due campani applicava più colpi alla vita del Rossi, e lo feriva in testa […] accapigliavansi insieme, e da sopra uno scalino, o rialzo innanzi alla casa della vedova, in cui erano, venivano ad un colluttamento, ed appallottati precipitavano dal rialzo, o scalino stesso per il vicolo che conduce alle case e del suddetto Rossi, e del suocero di questo Francesco Pagliuca […] In tale frattempo presentavasi sul luogo il giovane Luca, figlio del detto Francesco Pagliuca, e rispettivamente cognato del Rossi, conducendo per la mano il figlio di questo di nome Agabito, di anni quattro, e sembra cercasse dividere i corrissanti […] mentre il giovane voltava le spalle ai corrissanti, ed inviavasi (avviavasi) verso la prossima porta di sua casa, svincolatisi fra loro i corrissanti stessi B. aggrediva a parte dietro il giovane Pagliuca, e vibravagli una campanata alla testa, e stendevagli quattro colpi di coltello, e lo rendeva quasi esanime […] Vedevasi tosto il B. senza cappello, e chiotto chiotto (come si esprimono alcuni testimoni) ed in modo di non essere riconosciuto avviarsi verso la sua casa, mentre da una ragazza veniva in tal guisa riconosciuto, allorché chiudeva il coltello, e sentiva lo scrocco della chiusura […] Ritiratosi in casa il B., e condotto nella propria l’infelice Pagliuca, avveniva che Luigi Rossi detto Luigione, munito di un ronco, conducevasi alla porta del B., e con tale strumento alla mano cercava introdursi in quella per vendicare il proprio fratello Arcangelo, ed il parente Luca delle ferite da questi riportate, e veniva da buona gente richiamato a dovere e desisteva. Di tali delittuosi fatti ne veniva in cognizione questa Curia inquirente […]”.
La “scampanata” era una sorta di “serenata”, di sapore verosimilmente canzonatorio, che si faceva dinanzi alla casa di una vedova che stava per rimaritarsi. Le deposizioni testimoniali, se riportano costantemente il dato del chiasso (fatto con “campani”, donde il nome, e anche con strumenti come il corno), non c’informano su eventuali frizzi, lazzi e motteggi all’indirizzo della vedova. Si trattava di un’usanza che era pienamente accettata all’epoca: come si evince dalle testimonianze, anche quella di una vittima come Arcangelo Rossi, ferito da F.B., la contesa e il litigio erano nati perché, oltre al chiasso con campani e corni, qualcuno, in aggiunta, aveva cominciato a battere contro la porta di casa della vedova. Nessuno metteva in discussione la liceità e l’opportunità della “scampanata”, accettata come un ordinario costume popolare, come si evince dal tenore unanime delle testimonianze, che tutte ne parlano, essendo scaturita da essa l’occasione prossima del delitto (solo Anna Pagliuca, la madre della vittima Luca Pagliuca, ne dà una connotazione negativa, non tuttavia con riguardo all’usanza in sé, ma con riferimento ai partecipanti, da lei qualificati come “giovanastri”). Qualche esempio tratto da queste testimonianze, nelle quali nessuno ha parole di riprovazione per l’usanza: “vedemmo una quantità di persone che facevano la così detta scampanata alla vedova Regina Gregorini per essere passata a seconde nozze con Niccola Sacripanti” (in realtà la Regina in questione, come si evince dai dati anagrafici riportati a premessa della sua testimonianza, era di famiglia Rossi, figlia del fu Paolo, e Gregorini era il cognome del suo primo marito, di nome Luigi: per una singolare coincidenza, se questo Nicola Sacripanti sposò la vedova di un Gregorini, un altro Sacripanti, Tarquinio, peraltro padre di un altro Nicola Sacripanti e figlio di un altro Nicola Sacripanti ancora nato nel 1860 e omonimo del secondo marito di Regina Rossi vedova Gregorini, sposò una Gregorini di nascita, l’indimenticata maestra Gelmira, sicché all’epoca del delitto in questione a Leprignano vi erano almeno due Nicola Sacripanti, dei quali uno, il futuro padre di Tarquinio Sacripanti, aveva sei anni); “la detta sera di Domenica scorsa circa mezz’ora di notte facevasi la cosidetta Scampanata alla vedova Regina Gregorini, che dicesi vada a passare ad altre nozze”, in piazza Barletta (quest’ultimo è un toponimo urbano leprignanese, di origine oscura, indicante una zona centrale nella parte vecchia del paese, all’interno del perimetro delle mura del castello in cui originariamente si raccoglieva il centro abitato di Leprignano); “in detta sera si faceva lì a Leprignano la così detta scampanata alla vedova Regina Gregorini per essere passata a seconde nozze con il leprignanese Niccola Sacripanti”; “in una comitiva di molta gente si faceva la scampanata a Regina Gregorini, che si andava a maritare in seconde nozze con Niccola Sacripanti”; così si esprime la madre dell’ucciso, Anna Pagliuca: “In quella sera di Domenica una quantità di giovanastri si trattenevano in Piazza Barletta a chiassare con campani ed altri stromenti, facendo la così detta scampanata a certa Regina abitante nella piazza medesima, perché andava a nozze nella sua vedovanza con Niccola Sacripanti” [dai coniugi Francesco Pagliuca, fratello di un Luigi Pagliuca e figlio di un Sante Pagliuca, e Anna Pagliuca, figlia di un altro Luigi Pagliuca, erano nati, come apprendiamo dall’incartamento processuale, almeno quattro figli: Annarosa, moglie di Arcangelo Rossi, , ferito da F.B. quella sera (Arcangelo Rossi marito di Annarosa Pagliuca e genero di Francesco Pagliuca e di Anna Pagliuca era figlio del fu Arcangelo Rossi e di Margherita Moretti e fratello uterino di Francesco Pietronzini, figlio di Costantino Pietronzini secondo marito di Margherita Moretti); Luca, vittima dell’omicidio rimasto impunito; Clementina; Angela Maria]; Arcangelo Rossi, cognato dell’ucciso e anch’egli ferito quella sera, chiarisce che era dovuto uscire di casa per dare soddisfazione al figliuolo di quattro anni, Agabito, attratto dal chiasso della “scampanata” e anzi desideroso di parteciparvi: “Sentendo tal chiasso ed allegria, dovetti sortire per contentare il detto mio figlio Agapito che voleva anche esso suonare; e sortii insieme a mia moglie e mia madre, portando io per la mano Agapito; ci avvicinassimo alla comitiva e chiesi un campano per suonare” (Luca Pagliuca, fratello di Annarosa Pagliuca, moglie di Arcangelo Rossi, rimarrà ferito mortalmente nel riportare a casa il nipotino Agabito Rossi, dopo il ferimento del padre di questi); così parla della “scampanata” l’inquisito F.B.: “In detta sera di Domenica, ottava di Pasqua di Resurrezione, il Paese di Leprignano erasi disposto di fare una scampanata a tal Regina vedova Gregorini, perché doveva sposare in quei giorni Niccola Sacripanti, la quale abitava in Piazza Barletta, e tanto dico il paese di Leprignano, perché […] una sessantina di persone fra uomini e donne, eransi già riunite nella detta Piazza a fare chiasso” (si nota qui il tentativo di coinvolgere un gran numero di persone, per affollare e rendere confusa il più possibile la scena del crimine, ma è indubbio che, se anche i numeri non erano quelli forniti da F.B., i partecipanti alla “scampanata” andavano ben oltre le dita di una mano); si esprime infine nel modo seguente sulla “scampanata” la sua “vittima”, generalizzata come “Regina figlia del fu Paolo Rossi, vedova in primi voti di Luigi Gregorini, ed ora moglie di Niccola Sacripanti, di anni 28”: “mi facevano la così detta scampanata perché dovevo congiungermi in secondi voti con Niccola Sacripanti, come feci dopo tre o quattro giorni” (la vedova rimaritanda indica poi come “chiassaroli” i partecipanti alla “scampanata”, con termine che ricorda quello di “festaroli”).
L’autorità comunale di Leprignano informa l’autorità giudiziaria che il 12 aprile 1866, alle due e mezza pomeridiane, Luca Pagliuca è passato a miglior vita.
Il 18 aprile 1866 sporge denuncia a carico di F.B. Luigi Pagliuca del fu Sante, di anni 39, zio carnale dell’ucciso (cioè fratello del padre dell’ucciso, ossia fratello di Francesco Pagliuca, che era cinquantaduenne e quindi suo fratello maggiore; non è il solo Luigi Pagliuca di cui si faccia menzione nell’incartamento processuale, perché non solo il padre, ma, come si è visto, anche la madre dell’ucciso è una Pagliuca ed è indicata come Anna figlia del fu Luigi Pagliuca, di anni cinquanta circa, moglie di Francesco Pagliuca: tanto il padre quanto il cognato di Anna Pagliuca si chiamavano Luigi Pagliuca).
Tra i primi testimoni ad essere sentiti vi è la quarantaduenne Margarita (Margherita) del fu Niccola Moretti, vedova del fu Arcangelo Rossi, moglie in seconde nozze di Costantino Pietronzini e madre di Luigi e di Arcangelo Rossi (quest’ultimo omonimo del padre, perché probabilmente figlio postumo, ossia nato dopo la morte del padre), nati dalle sue prime nozze, e di Francesco Pietronzini, nato dalle sue seconde nozze; altri testimoni sentiti, tra i tanti, sono il calzolaio ventenne Lorenzo Cozzardi del fu Giacomo; Bernardo Bernardoni, campagnolo bracciante, diciannovenne figlio di Giovanni Bernardoni; Giovanni Brunacci del fu Bartolomeo, di anni ventiquattro. Viene sentita anche Orsola Rossi, figlia del fu Tommaso Rossi e di Settimia Pezza, di nove anni, che vede distintamente allontanarsi dal luogo del delitto, subito dopo che si era verificato il ferimento fatale, un uomo che cerca di mostrarsi indifferente e si rimette addosso un coltello “a scatto”, dopo averlo fatto rientrare: non è in grado di identificarlo con certezza, ma per il suo aspetto – dice la stessa ragazzina – sembra F.B.
Così Anna Pagliuca in Pagliuca, madre della vittima, ricorda il figlio: “buonissimo figliuolo che non mi aveva mai dato alcun sturbo, ed attendeva ai lavori campestri della piccola possidenza di mia casa, e che fu ucciso barbaramente senza motivo, la sera di Domenica in albis (la prima domenica dopo quella di Pasqua), otto aprile prossimo passato”, menzionando tra i coinvolti nell’aggressione poi rivelatasi mortale al diciottenne figlio Luca anche A.S., “il Calcatese”, garzone di Domenico Briglia.
Sul gossip femminile immediatamente in azione sull’identità del responsabile dell’aggressione mortale c’informa la testimonianza di Settimia figlia del fu Sisinnio Pezza e vedova del fu Tommaso Rossi: “alcune donne, che non saprei indicare chi fossero, accennarono che quello (che) aveva menato a Luca era il figlio di Attaccalite, che è un certo giovanotto, che abita su al Monte, ed ha padre e madre e fa il Cavallaro” (il nome però non lo fa).
Un interessante possibile retroscena emerge dalla deposizione della madre della vittima: nella sera del ferimento mortale, a casa sua si era recato, tra le tante persone che vi erano affluite, anche Sebastiano Barbetti figlio d’Innocenzo, il quale “si espresse che B. si faceva lecito di soverchiare, perché è protetto da questo speziale Tommaso Bizzarri che gli è parente perché una figlia è moglie di Niccola fratello di Scaciotta” (lo “speziale”, ossia farmacista, Tommaso Bizzarri, indicato come protettore di F.B. perché suocero del fratello di quest’ultimo, è il padre di quel Marino che dodici anni dopo, nel 1878, sarà ucciso da un cugino carnale per una vicenda di rivalità familiari).
Gl’inquirenti chiedono ripetutamente ai testi se fra F.B. e A.S., da una parte, e Luca Pagliuca (l’ucciso) e Arcangelo Rossi (il ferito), dall’altra, vi fossero stati motivi di dissapore, ossìa precedenti dissidi o litigi, ma sul punto ricevono una generale risposta negativa, anche dalla madre della vittima. Vi erano rapporti che sono qualificati come normali, cordiali e da qualcuno anche di amicizia.
Prima del suo decesso, sopravvenuto nel primo pomeriggio del 12 aprile 1866, rende testimonianza anche la vittima Luca Pagliuca, il quale dichiara di essere stato aggredito da dietro da due persone che identifica senza dubbi come F.B. e A.S., aggiungendo, però, di non poter specificare se a infliggergli le coltellate furono entrambi o solo uno dei due e, in quest’ultimo caso, chi dei due sia stato l’accoltellatore.
Defunto Luca Pagliuca, il corpo viene sottoposto ad autopsia da un collegio di tre medici, tra i quali il medico condotto di Leprignano, Vincenzo Turòli, nativo di Cesenatico. Sulla vittima si trovano i segni di cinque ferite, delle quali due, causate da un coltello (“strumento incidente e perforante”) e vulneranti il fegato, sono ritenute causa dell’esito fatale. Prima dell’esame autoptico, il cadavere viene identificato da Angelo Barbetti del fu Domenico (che dovrebbe essere il nonno paterno di “Sor Vincè”) e da Gioacchino Corradini del fu Bernardino, che altrove nell’incartamento processuale è indicato con la qualifica di “locandiere”.
Il 20 aprile 1866 il Governatore di Castelnuovo di Porto spicca mandato di arresto a carico di F.B. per omicidio in persona di Luca Pagliuca.
La forza pubblica venuta ad arrestarlo non lo trova, essendosi l’inquisito reso uccel di bosco nelle “Provincie invase dal Piemonte”. Si costituirà spontaneamente a distanza di tempo e, nell’interrogatorio cui viene sottoposto, si professa innocente, contestando le accuse a suo dire calunniose che gli sono mosse. Per quanto concerne il fatto (i colpi menati sulla porta di casa di Regina Rossi vedova Gregorini) che avrebbe causato il diverbio poi degenerato con Arcangelo Rossi, F.B. nega di essere stato lui quello che ha dato o tra quelli che hanno dato i colpi alla porta di casa della vedova e indica come responsabili di quella molestia non prevista dal copione classico della “scampanata” un “ragazzetto” che non è in grado di identificare e un tal Francesco Cozzardi fu Costantino.
L’esito del procedimento è un’archiviazione per insufficienza di prove in ordine all’accusa di omicidio. F.B. viene condannato solo per le ferite inferte ad Arcangelo Rossi e ritenuto, per tale capo di accusa, “bastantemente punito” per il carcere preventivo scontato dopo la sua spontanea costituzione. Torna uomo libero. Chi muore giace e chi vive si dà pace.
Questa voce è stata pubblicata in CRONACA NERA LEPRIGNANESE, DELITTI CAPENATI, OMICIDI A LEPRIGNANO. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...