CAPENA: UN CROCIFISSO RITENUTO MIRACOLOSO E POI SCOMPARSO

Nella cronaca di metà ‘700 dedicata alla restaurazione della confraternita che aveva in cura la chiesa di Sant’Antonio Abate – cronaca trascritta a cura di F. Santarelli in “Capena e il suo territorio”, Roma-Bari 1996, nella “Appendice documentaria” (pagg. 209-214) al paragrafo III.3.4. “L’interno di S. Antonio: una ricostruzione archivistica”, pagg. 203-208, di F. Santarelli – si fa ripetuta menzione di un crocifisso: laddove si evoca la decadenza della confraternita e della chiesa di Sant’Antonio Abate nei primi decenni del ‘700 si dice, tra l’altro, che era stato “abbandonato il culto del prodigioso crocefisso che prodigiosamente sudò per tre continui giorni” (op. cit., pag. 209); durante i lavori per la costruzione della nuova chiesa di Sant’Antonio il crocifisso in questione fu trasferito nella chiesa parrocchiale: “[…] fu trasferito circa l’ora due di notte il miracoloso crocifisso nella chiesa parrocchiale accompagnato da otto fratelli con torce accese e dal cappellano della Compagnia di detto S.mo Crocifisso portato dal R. Sig. D. Andrea Bizzarri per trasferirlo a suo tempo con solenne pompa alla nova chiesa di detta Confraternita; e giunto nella suddetta Parrocchiale fu dal Cappellano e da Confrati recitato l’inno Vexilla Regis prodeunt e detta l’orazione conveniente al tempo di Passione, fu dal cappellano suddetto benedetto con il medesimo crocifisso il popolo che fu poi amesso al bagio del suddetto crocifisso [che] fu collocato per la pubblica venerazione su l’altare maggiore” (ivi, pag. 214); era poi programmato che il dipinto, anch’esso ritenuto miracoloso, detto della “Madonna della Pace”, dovesse, dopo essere stato trasferito temporaneamente nella chiesa parrocchiale, essere riportato nella chiesa di Sant’Antonio Abate, e precisamente nell’altare dell’oratorio del SS.mo Crocifisso in detta chiesa “sotto il miracoloso crocefisso” (ibidem). Ancora in “Capena e il suo territorio”, cit., pag. 291, nel paragrafo III.5.1. “Opere trafugate, disperse, distrutte”, di L. Russo, si dà notizia di un crocifisso ligneo che fu schedato nel 1947 da Federico Zeri e che si conservava in quegli anni sul secondo altare a destra della chiesa di Santa Maria delle Grazie. In nota (op. cit., pag. 291, nota 4) si aggiunge: “Nella scheda del 1947/’50 […] si dà notizia della sua provenienza da un altro edificio sacro di Capena senza, però, specificare quale”. E’ plausibile che l’altro edificio sacro di Capena da cui proveniva il crocifisso che nel 1947 si trovava nella chiesa di Santa Maria delle Grazie fosse la chiesa di Sant’Antonio Abate e che il crocifisso schedato da Zeri, che lo ritenne secentesco e di origine romana, s’identifichi con il “miracoloso crocefisso” di cui è ripetuta menzione nella succitata cronaca di metà ‘700. Il crocifisso ligneo, che si trovava nella chiesa di Santa Maria delle Grazie, fu rubato verso la fine degli anni ’70 del ‘900 (più precisamente 1979), secondo alcuni contestualmente al furto del dipinto della Madonna delle Grazie o Vergine Avvocata, secondo altri a breve distanza di tempo. Peraltro, nella chiesa di Santa Maria delle Grazie vi era una cappella (in concreto: uno degli altari laterali) dedicata al SS.mo Crocifisso, probabilmente di giuspatronato della famiglia Sacripanti, come si evince dal fatto che, in un testamento consegnato agli atti di un notaio morlupese e datato 1° marzo 1711 di Maria Felice Sacripanti del fu Benedetto, alla manutenzione dei suppellettili di questa cappella sono destinati i frutti di un terreno boschivo appartenente alla testatrice, la quale asserisce che la disposizione segue la volontà anche del suo fratello Girolamo. Un altare del SS.mo Crocifisso (o cappella della Santa Croce) è menzionato anche con riferimento alla chiesa di San Sebastiano ed era di giuspatronato della famiglia Alei (v. il testamento scritto il 17 marzo 1740 di Antonio Alei, consegnato agli atti di un notaio morlupese, e il testamento, anch’esso consegnato agli atti di un notaio morlupese con data 15 aprile 1744, di Caterina Alei vedova di Giovanni Alei). Nella stessa chiesa di Sant’Antonio Abate l’altare maggiore era dedicato al SS.mo Crocifisso, secondo una fonte documentaria del 1858 (cfr. “Capena e il suo territorio”, Roma-Bari 1996, paragrafo III.3.3. “La chiesa di S. Antonio abate”, di E. Calabri), e la confraternita che curava la chiesa era intitolata al SS.mo Crocifisso “sotto l’invocazione di S. Antonio Abbate” (cfr. la cronaca di metà ‘700 trascritta alle pagg. 209-214 di “Capena e il suo territorio” nella “Appendice documentaria” a cura di F. Santarelli al paragrafo III.3.4. “L’interno di S. Antonio: una ricostruzione archivistica”, a cura di F. Santarelli, pagg. 203-208).      

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