I SEPOLCRI CAPENATI: LA CHIESA DI SANTA MARIA DELLE GRAZIE

Delle origini degli edifici di culto nel territorio di Capena non abbiamo testimonianze dirette, se non per la parrocchiale novecentesca, costruita a partire dal 6 luglio 1905 e, come riportato nell’iscrizione apposta su una lapide in marmo all’interno, consacrata l’8 settembre 1908 (cfr. “Capena e il suo territorio”, Roma-Bari 1995, pag. 183, testo e nota 5 a pie’ di pagina): vi sono per alcuni di essi accenni in documentazione posteriore, per altri non è dato, allo stato, sapere nulla. In particolare, nulla, fino ad oggi, è dato sapere circa le origini della chiesa comunemente indicata come “Santa Maria delle Grazie” o “Madonna delle Grazie”. Alcune riflessioni si possono sviluppare al riguardo a partire dalla problematica delle sepolture nel territorio di Leprignano. Prima di formulare queste considerazioni, occorre premettere che la stessa dedicazione originaria della chiesa di cui si tratta non va esente da qualche dubbio. Ormai da molto tempo è nell’uso indicarla come dedicata alla Madonna delle Grazie, ma l’altare principale è dedicato alla Madonna Assunta in Cielo, come si evince, tra l’altro, dal dipinto in alto nella parete di fondo. Nel testamento, aperto il 29 gennaio 1823, del romano Francesco Olivari (appartenente a una famiglia patrizia romana con la quale si era imparentato nel ‘700 un ramo dei Barbetti), si dà disposizione perché con alcuni fondi di proprietà del testatore in Leprignano si formi una cappellania perpetua laicale “coll’obligo al cappellano della celebrazione di tre messe la settimana da celebrarsi nei giorni di mercoledì, venerdì e sabato nella sudetta chiesa della Madonna Santissima Assunta vicino alla vigna” (cfr. “Spigolature capenati”, Roma 2003, pagg. 144-145). E’ ben vero che fin da epoca anteriore è in uso anche la denominazione di “Chiesa di Santa Maria delle Grazie”, come in un’assegna catastale datata 1778 di Nicolò Sacripanti relativa ai beni di una cappellanìa istituita nella detta chiesa e di giuspatronato della famiglia Sacripanti (op. ult. cit., pag. 144); tuttavia, in epoca risalente la chiesa è genericamente indicata come “Santa Maria”, come risulta dalla documentazione cinquecentesca citata a pag. 297 di “Capena e il suo territorio” nel paragrafo dedicato alla chiesa di Santa Maria degli Angeli, che sorse solo nel 1648, sicché la “Ecclesia Sanctae Mariae” menzionata in quei documenti del XVI secolo non può che essere quella oggi indicata come “Santa Maria delle Grazie”, che peraltro fu profondamente ristrutturata e assunse la configurazione attuale solo dopo il 1660 – anno nel quale un Visitatore Apostolico, Marco Antonio Tomato, stilò, in seguito ad un’ispezione che svolse in Leprignano, come in altri paesi della zona,  una relazione in cui dà una descrizione di come la chiesa era all’epoca, del tutto diversa da come è oggi (nella targa assai recente posta dinanzi alla chiesa per informazione turistica si dice che fu costruita ai primi del ‘700 – espressione che va interpretata nel senso che essa fu costruita nella sua forma attuale verso quell’epoca). Inoltre, nelle fonti catastali antiche il toponimo rurale che interesse la porzione di campagna vicina alla chiesa in questione è genericamente “Santa Maria”, e solo dal XVIII secolo comincia ad affermarsi per quella zona il toponimo rurale “Santa Maria delle Grazie” o “Madonna delle Grazie” (ripreso anche nel più recente toponimo urbano “Via Madonna delle Grazie”). Quindi, può darsi che la dedicazione originaria fosse genericamente a S. Maria, ossia alla Madonna, o anche a S. Maria Assunta in Cielo, e che, con uno sviluppo legato alla devozione popolare attestata dagli ex-voto per grazia ricevuta presenti nella chiesa e anche all’esistenza di una confraternita intitolata a Santa Maria delle Grazie, che curava, prima che forse verso la fine del ‘600 fosse escogitata la “Processione dell’Incontro”, una processione nel giorno di Ferragosto con un’icona mariana, una “parvula imago” conservata nella chiesa,  sia poi prevalsa nell’uso “Santa Maria delle Grazie” come denominazione oltre che della confraternita, anche della chiesa in questione. Alla metà del ‘700, inoltre, quando fu rifondata la confraternita di Sant’Antonio Abate, o più precisamente la “Confraternita del SS.mo Crocifisso sotto l’invocazione di Sant’Antonio Abate”, la confraternita fu ridenominata “del SS.mo Crocifisso, di Maria Vergine Assunta in Cielo e di Sant’Antonio Abate”, e quel riferimento a “Maria Vergine Assunta in Cielo” è probabilmente un riferimento alla chiesa di cui si tratta, dalla quale infatti la predetta confraternita partiva con l’icona mariana in occasione della “Processione dell’Incontro” la sera del 14 agosto per incontrare la confraternita del SS.mo Sacramento lungo la via della “Conca” all’altezza della chiesa di Sant’Antonio Abate.

Quanto alle sepolture in Leprignano, il discorso è abbastanza semplice. Non vi sono attestazioni relative alla vecchia parrocchiale di San Michele Arcangelo alla Rocca o alla chiesa di Sant’Antonio Abate come luoghi di sepoltura. Erano luoghi di sepoltura la chiesa di San Sebastiano e quella di Santa Maria degli Angeli: tuttavia, la prima era sorta nella seconda metà del XV secolo, dopo un’epidemia di peste nel 1456, e la seconda nel 1648 (come riportato nella summenzionata relazione del 1660) e ospitavano la prima prevalentemente sepolture di famiglia di rami degli Alei e dei Sinibaldi e la seconda pressoché esclusivamente sepolture dei discendenti delle famiglie che avevano promosso la costruzione della chiesa e curavano la relativa “cappellanìa degli Angeli” o altre cappellanìe facenti capo alla chiesa di Santa Maria degli Angeli. Nella chiesa di San Leone erano sepolti in gran prevalenza, anche se non esclusivamente, infanti e preadolescenti. Non resta, come luogo di sepoltura “generale” per adulti, che la chiesa di Santa Maria. L’importanza di questo luogo di culto ai fini delle inumazioni in Leprignano non può essere sottovalutata. Le sepolture avvenivano anche nel terreno antistante/circostante la chiesa, come si ricava dalla relazione ispettiva del 1660, la quale dice che la chiesa di Santa Maria “incipit a Coemeterio” (“comincia dal cimitero”); nei testamenti, nei quali fino a poco dopo la metà dell’800 è usuale da parte del testatore o della testatrice l’indicazione della chiesa nella quale desiderano essere sepolti, ricorre con frequenza di gran lunga maggiore l’indicazione di Santa Maria delle Grazie rispetto a San Sebastiano e a Santa Maria degli Angeli.

Si può dunque plausibilmente supporre che la chiesa di Santa Maria (Assunta o delle Grazie) in Capena sia fin dal principio sorta con una funzione cimiteriale e, se, come appare dalla documentazione ad oggi nota, tale funzione non è stata mai svolta dalla parrocchiale alla Rocca, né dalla chiesa di Sant’Antonio Abate (peraltro con tutta probabilità non anteriore alla fine del XIV secolo), e se, com’è noto, le sepolture furono, fin quasi dai primordi dell’era cristiana, legate a luoghi di culto, le origini della chiesa di Santa Maria (Assunta o delle Grazie) in Capena potrebbero essere assai antiche, anche volendo supporre che essa sia subentrata, come luogo di sepoltura “generale” in Leprignano, all’altomedievale chiesa di San Leone, e che questa sia divenuta solo in un secondo momento luogo di sepoltura quasi soltanto per infanti e fanciulli. Del resto, la connessione della pietà mariana con la fine del cammino terreno del fedele è attestata anche nella più comune delle preghiere alla Madonna, l’“Ave Maria”, nella quale, alla prima parte, che è una trasposizione della “salutatio angelica” nell’Annunciazione, succede una seconda parte, introdotta dalla pietà popolare, in cui s’invocano l’assistenza e l’intercessione della Madonna “nell’ora della nostra morte”.  L’antichissima storia della chiesa di Santa Maria come principale luogo di sepoltura per i Leprignanesi viene ad un termine nel 1880, quando viene costruito intorno alla chiesa di San Leone il cimitero oggi diventato “cimitero vecchio”, dando locale compimento a quella riforma prefigurata già nel napoleonico decreto di Saint-Cloud del 12 giugno 1804, che, tra l’altro, ispirò il celeberrimo carme foscoliano “Dei sepolcri”.     

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