CAPENA: ONOMASTICA E CULTO DEI SANTI

L’imposizione del nome aveva il significato di porre il neonato sotto la protezione di un Santo e, conseguentemente, tra i nomi più spesso ricorrenti vi erano quelli oggetto di particolare venerazione in ambito locale, ad esempio perché dedicatari di un edificio di culto. Al riguardo,  non può non notarsi che un caratteristico cognome capenate, come “Alei”, rimanda al nome del Santo (Papa Leone I, detto anche Leone Magno) cui è dedicata una chiesa rurale altomedievale sita nel territorio di Leprignano, quella di San Leone: come si evince infatti da documentazione giudiziaria e notarile di epoca cinquecentesca (richiamata e citata in “Studi capenati”, Capena 1998, pagg. 149-150), “Aleo” era a Leprignano l’equivalente di “Leone” e gli Alei odierni sono i discendenti di un “Aleo di Sebastiano di Giovanni Agostino” vissuto nella prima metà del ‘500. Altro nome che rimanda a una chiesa, oggi scomparsa, sita a Leprignano è quello di Sebastiano: a San Sebastiano, come protettore contro la peste, fu costruita nel XV secolo, dopo che Leprignano fu colpita da un’epidemia di peste nel 1456 (cfr. “Studi capenati”, Capena 1998, pag. 11), una chiesa che, poi condedicata a San Luca quando nel 1710 fu eletto come protettore di Leprignano (cfr. “Spigolature capenati”, Roma 2003, pag. 2), era stata, come si legge in una relazione datata 1660 del Visitatore Delegato Apostolico Marco Antonio Tomato, eretta “ex voto temporibus antiqui contagij” (cfr. “Spigolature capenati”, Roma 2003, pag. 5), cioè per un voto preso dai Leprignanesi ai tempi dell’”antico contagio”, che, con tutta probabilità, è quello relativo alla peste del 1456. E’ significativo che capostipite dei Sinibaldi di Capena sia un Sebastiano (cfr. “Studi capenati”, Capena 1998, pag. 178) e che nella chiesa di San Sebastiano trovassero sepoltura i discendenti di uno dei più cospicui rami dei Sinibaldi di Capena, come si evince dal testamento, aperto il 27 luglio 1839, di Don Francesco Sinibaldi (cfr. “Spigolature capenati”, Roma 2003, pag. 159); ancora, il capostipite degli Alei di Capena, l’Aleo o Leone vissuto nella prima metà del ‘500 (v. “Studi capenati”, Capena 1998, pag. 150), era figlio, come si è visto, di un Sebastiano e anche gli Alei, almeno in uno dei loro rami più cospicui, ebbero una sepoltura di famiglia nella chiesa di San Sebastiano (v. le fonti notarili citate in “Spigolature capenati”, Roma 2003, pag. 158). Infine, per quanto concerne i Barbetti, tra i nomi di persona più antichi di questa schiatta capenate (originariamente “Cricchi”, poi mutatosi in “Barbetta” con tutta probabilità per il prevalere di un soprannome legato a una caratteristica fisica: cfr. “Spigolature capenati”, Capena 1998, pagg. 153-154) vi sono Bartolomeo e Luca: per il secondo, sappiamo che sappiamo che almeno fin dal XVI secolo a Leprignano era radicata la devozione a San Luca Evangelista (cfr. “Spigolature capenati”, Capena 2003, pagg. 2-3), mentre per il primo sappiamo, dall’affresco risalente alla fine del XVI secolo e raffigurante San Bartolomeo collocato “nello strombo di quello che doveva essere il primo altare della parete destra” della vecchia parrocchiale di San Michele Arcangelo alla Rocca abbandonata dopo essere stata colpita da un fulmine nel 1901 (cfr. “Capena e il suo territorio”, Roma/Bari 1995, pag. 296 e fig. 223 alla pag. 294), che localmente doveva esservi una devozione per questo Santo.     

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