CAPENA: ANCORA A PROPOSITO DELLA LAPIDE DEDICATA AD AGOSTINO BARBETTI

“…MORI’ POVERO…”. Quello testé citato è un passaggio della lapide che il Comune di Leprignano appose il 3 novembre 1911 alla memoria di Agostino Barbetti (1816-1884) sulla facciata della sua abitazione familiare, in prossimità dell’entrata in via IV Novembre n. 39. A ragguagliarci sulle circostanze storiche concernenti il citato passaggio è utile un atto notarile datato 25 aprile 1879, nel quale Agostino Barbetti, figlio del fu Giuseppe, dichiara di essere debitore di Francesco Pagnani, già esattore governativo, di lire 2.275, dovute per tasse arretrate e non soddisfatte a tutto l’anno 1877: il Barbetti s’impegna a rimborsare al Pagnani la somma dovuta entro il 24 aprile 1881, cioè nel giro di due anni dalla stipula dell’atto, con un interesse del 7% annuo a rate semestrali posticipate. Soccorre a garantire l’adempimento dell’obbligazione (qualificata come obbligazione di mutuo) assunta dal Barbetti nei confronti del Pagnani la moglie di Agostino Barbetti, Carolina Cola fu Vincenzo (non si tratta dei Cola originari di Acquasanta Terme, che a Capena vennero nel ‘900 avendo acquistato con i Tocchi la tenuta di Santa Marta da Amelia Ada Argelli, ma di una famiglia solo omonima, che, di origine romana, ebbe a che fare con Leprignano perché Carlo Cola, nato a Roma nel 1766, avo paterno di Carolina, era stato nei primi decenni dell’800 affittuario generale dei feudi del Monastero di San Paolo fuori le Mura di Roma: cfr. “Studi capenati”, Capena 1998, pagg. 157-158), la quale acconsente a che sia, per la somma alla cui restituzione si era obbligato il marito, iscritta ipoteca sulla parte a lei spettante del patrimonio già appartenente al di lei genitore Vincenzo Cola e tuttora indiviso tra gli eredi del predetto Vincenzo e il di lui fratello Serafino. Tale patrimonio, in forza del quale Carolina Cola presta garanzia reale per l’adempimento dell’obbligazione di mutuo contratta dal marito nei confronti del Pagnani (che pare quindi avesse anticipato le somme dovute dal Barbetti per il pagamento delle imposte da lui insolute): di tale patrimonio fanno parte ben sessanta fondi rustici e, oltre a questi, sei immobili urbani, che meritano di essere elencati: 1) casa di abitazione in Leprignano in via delle Scalette, marcata con i numeri civici 1, 2, 3, 4, 5 e con il censuale (mappale) 528, composta di un piano terreno e di tre piani superiori, con quindici vani in tutto, confinante con via delle Scalette, con il terrapieno, con Antonio Felici e con la strada del Monte; 2) casa con molino ad olio in via della Conca n. 54, censuale (mappale) n. 387, composta di un piano terreno e due superiori, comprendente in tutto nove vani, confinante con la piazza della Conca, con Sabatino Remedia, con il terrapieno e con Vincenzo Gualtieri; 3) fabbricato per uso di molino ad olio con granaio in via detta delle Vaschette, distinto con i numeri civici 10 e 11 e con il censuale 720, subalterno numero 1, composto di tre piani, confinante con la stessa via delle Vaschette, con gli eredi di Luca Carratoni e con il terrapieno; 4) casa di abitazione in via Borgo Aproniano, marcata con il civico numero 1 e con il censuale n. 711, di due piani, cioè uno terreno e uno superiore, confinante con via delle Vaschette, con Giovanni Battista Pasquali, con la via di Borgo Aproniano e con Antonio Malatesta; 5) altra casa di abitazione in contrada via di Borgo Aproniano, distinta con il numero civico 28 e con il censuale numero 455, subalterno 1, di un solo vano terreno, confinante con gli eredi Ceccarelli, con Elisabetta Bizzarri e con la via medesima; 6) locale in uso di magazzeno (sic) a grano, posto al vicolo cieco in via di Porta Nuova, distinto con il civico numero 6 e con il censuale numero 449, subalterno 2, confinante con gli eredi Ubaldi, con Carlo Antonazzi e con la via stessa di Porta Nuova. Nell’atto si fa anche generico riferimento alle proprietà immobiliari di Agostino Barbetti, ma di esse si dice che, rimaste indivise con tra lo stesso e gli eredi testamentarii del defunto di lui fratello Antonio, erano già gravate da diverse iscrizioni ipotecarie, non potendo perciò costituire appropriata garanzia per le ragioni creditorie del Pagnani.

Mette conto ricordare che, nella seconda metà dell’800, diversi sono i casi di possidenti leprignanesi che subirono procedimenti di esecuzione forzata espropriativa e videro il loro patrimonio o gran parte di esso andare all’asta. Così i beni di uno dei rami più cospicui dei Sinibaldi furono comprati all’asta dai Giannotti, originari di Accumoli, che così arrivarono a Capena; i beni dei Laudi furono comprati all’asta dai Palmerini, originari di Viterbo, che così arrivarono a Capena; Francesco Marotti, proprietario di quello che poi fu detto “palazzo dei Raggi”, vendette tutte tutti i fondi rustici e urbani che gli appartenevano in Leprignano a quel Pagnani (residente in Castelnuovo di Porto, ma di origine marchigiana), con il quale Agostino Barbetti contrasse il mutuo ipotecario garantito dalla moglie; alfine, lo stesso Pagnani si trovò a sua volta, sul finire dell’800, in difficoltà economiche e perse tutte le sue proprietà in Leprignano.

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