CAPENA: CENNI DI STORIA DI UN FONDO RUSTICO EDIFICATO CON ACCESSO DA VIA PIAVE

L’ampio fondo cui, dal lato del suo confine con via Piave, si accede tramite le entrate di cui ai numeri civici 3, 5, 5/a e 5/b della stessa via – fondo la cui estensione è ora diminuita rispetto a quella originaria, essendone state distaccate alcune parti nel corso del tempo -, faceva parte del patrimonio di una cappellanìa fondata con atto di ultima volontà, ossia con testamento, dal romano Francesco Olivari. Nel catasto del 1703, il fondo in questione risulta proprietà di Luca Barbetta ed era a confine, da un lato, con la vigna di Girolama Gemma maritata Càrderi – vigna (oggi su parte del terreno su cui ai primi del ‘700 sorgeva quella vigna insiste il palazzo municipale) che a sua volta dal lato opposto confinava con il terreno su cui sorgeva la chiesa di San Sebastiano (questa chiesa, che fu condedicata a San Luca dopo che quest’ultimo fu eletto Patrono di Leprignano con deliberazione adottata dal Consiglio Generale della Comunità all’unanimità con 63 voti favorevoli il 19 ottobre 1710, sorgeva in corrispondenza dell’attuale sede dell’Università Agraria in via San Luca). Avendo, come si rileva da fonti notarili, una discendente di Luca Barbetta sposato un patrizio romano della famiglia Olivari, portando in dote, tra l’altro, il suddetto terreno che nel 1703 era proprietà di Luca Barbetta, questo fondo entrò nella disponibilità della famiglia Olivari. Con atto rogato il 29 gennaio 1823, viene aperto il testamento di Francesco Olivari, defunto a 76 anni il 23 dello stesso mese a Roma in una casa in via o vicolo dell’Arancio 88. Il testatore istituisce Margherita Molinari del fu Pietro erede proprietaria della casa di abitazione appartenetegli, sita nel vicolo dell’Arancio al numero 88, e altresì erede usufruttuaria sua vita natural durante di due vigne site nel territorio di Leprignano, una delle quali con casino ed oliveto annessi: una di esse è posta in via di Santa Maria Assunta in vocabolo la Vignola e l’altra poco distante incontro in vocabolo Provignano (la prima di queste due vigne è quella che aveva a confine la via oggi denominata via Piave). Nell’atto di ultima volontà di Francesco Olivari si dispone inoltre che, defunta la Molinari, “con le sudette due vigne, ed oliveto se ne formi una cappellania perpetua laicale, coll’obligo al cappellano della celebrazione di tre messe la settimana da celebrarsi nei giorni di mercoledì, venerdì e sabato nella sudetta chiesa della Madonna Santissima Assunta (quella che oggi chiamiamo chiesa di S. Maria delle Grazie) vicino alla vigna; nominando perciò in primo cappellano di detta cappellania il Sig. Paolo Sagripanti figlio del Signor Ludovico, e non essendo questi a quell’epoca ancora in essere per dire la messa, si facciano queste celebrare dal capo di casa della stessa famiglia, al quale do la facoltà di nominare il cappellano in perpetuo, quante volte non vi sia alcuno della famiglia medesima, che inclini allo stato ecclesiastico, assoggettando strettamente la detta cappellania alla sorveglianza dell’Ordinario pro tempore per l’esecuzione di detta mia pia disposizione”. Estesa all’ex Stato della Chiesa – in particolare a quella parte (in cui ricadeva Leprignano) che fu annessa al Regno d’Italia dopo la presa di Roma nel 1870 – l’applicazione della normativa sull’eversione dell’asse ecclesiastico, i beni delle cappellanìe (che possiamo considerare alla stregua di “fondazioni di culto” e che vanno distinte dalle confraternite, che appartengono al genere delle associazioni), soppresse per legge, furono svincolati e immessi in commercio; così fu anche per il terreno (almeno originariamente vignato) in questione. Il 9 giugno 1874, con atto notarile, Regina Rossi del fu Paolo vedova Sacripanti, nella sua qualità di patrona della soppressa cappellania fondata dal fu Francesco Olivari nella chiesa della Madonna dell’Assunta in Leprignano col titolo di cappellania Olivari di patronato laicale, dichiarò di voler svincolare ai sensi dell’art. 5 della legge 15 agosto 1867 i beni già costituenti la dotazione della suddetta cappellania, i quali consistevano in un terreno in vocabolo la Madonna delle Grazie, olivato, cannetato e sodivo, con casale e corte, confinante gli eredi Carratoni, Domenico Briglia e la strada (l’attuale via Piave), distinto in mappa con i numeri 1910-1911-1912-1913, del valore di lire 2000, e in un terreno in vocabolo Provignano, cannetato e vignato, confinante Lucantonio Pagliuca, Lucantonio Barbetti, Giovanni Alei e la strada, distinto in mappa dai numeri 1848 e 1849, del valore di lire 2500; la tassa dovuta per lo svincolo ammontava a 1428 lire e sui beni svincolati era costituita un’ipoteca a favore del Demanio. In relazione a tale svincolo e agli oneri che comporta, il 18 giugno 1874 Regina Rossi, tanto in nome proprio che come tutrice e curatrice dei figli minori Ludovico, Emilia e Paolina, unitamente a Domenico Antonio Sacripanti del fu Pietro e a Carlo Saraceni del fu Giacomo rispettivamente tutore e protutore del minore Francesco nato dal primo matrimonio di Nicola Sacripanti, riceveva in prestito 681 lire dal possidente Francesco Laudi del fu Luigi, impegnandosi a restituire la somma nel termine di tre anni, con interessi dell’otto per cento annuo, come da rogito notarile. Il terreno distinto in catasto con i mappali 1910-1911-1912-1913 fu, con atto di compravendita rogato da notaio castelnovese il 24 febbraio 1880, acquistato dai fratelli Francesco e Giuseppe Laudi del fu Luigi. I beni di cui si tratta, divenuti oggetto di procedura esecutiva, passarono poco tempo dopo dai fratelli Laudi al viterbese Leopoldo Palmerini per compra all’asta pubblica, con verbale di aggiudicazione datato 3 maggio 1893 del Tribunale Civile di Roma.

 

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