CAPENA: L’ASSOCIAZIONISMO DI QUALCHE SECOLO FA

Il fenomeno associazionistico trovava, in epoca preunitaria, modo di esprimersi soprattutto in campo religioso, con le confraternite laicali, la cui esistenza è documentalmente attestata a Leprignano almeno fin dal ‘500. Tracce dell’esistenza di queste associazioni si trovano soprattutto nei cosiddetti “libri actorum civilium” (libri degli atti civili), che altro non sono che libri nei quali erano trascritti verbali di udienze relative a cause civili: si tratta di archivi giudiziari che, per il periodo preunitario, non di rado sono confluiti negli archivi degli enti locali. Poiché queste confraternite possedevano terre, che concedevano a singoli coltivatori, spesso esse dovevano adire le vie legali per farsi pagare i canoni o “censi” ad esse dovuti da concessionari morosi, così come spesso le feste che organizzavano avevano come strascico il ricorso alla sede giudiziaria, sia per costringere gli associati a versare la quota da loro dovuta per le spese legate alla festa, sia perché la confraternite stesse fossero costrette a pagare eventuali “fornitori” il cui credito era rimasto insoddisfatto. Frequentemente, dunque, nei “libri degli atti civili”, cioè nei verbali dei processi civili dell’epoca, troviamo citata come parte una confraternita. Richiameremo di seguito alcuni casi di menzione di confraternite leprignanesi del ‘500-‘600, con la data dell’atto in cui la menzione compare. In alcuni casi, l’associazione sembra essere finalizzata pressoché esclusivamente all’organizzazione di una festa, tanto che i “camerari” (=cassieri) sono menzionati come camerari della festa, e non della “società” (associazione), ossia di una confraternita.

SS.MO SACRAMENTO

A questa confraternita, benché debba essere una delle più antiche, si trovano meno riferimenti che alle altre. Se ne fa menzione, ad esempio, in un verbale di udienza del 5 novembre 1614 (“Pro Societate Corporis Christi”, dove il Corpus Christi è appunto il SS.mo Sacramento)

SAN LUCA

3 novembre 1531: Giacomo di Antonio Cianca e Antonio di Andrea di Filippo “camerarii Sancti Lucae” (=camerlenghi o cassieri della festa di San Luca)

Novembre 1541: Antonio Panazzi e Girolamo Consoli “camerarii” della festività di San Luca

1546: Bernardino “Coppula” e Renzo (Lorenzo) Marchetti “camerarii festivitatis Sancti Lucae”

1567: Matteo Capecchia camerario della Società di San Luca

Dicembre 1588: Paolo Cardaro (forma antiquata per “Carderi”) e Giovanni Palombo (=Colombo) camerari della festività di San Luca

(La devozione a San Luca Evangelista a Capena ha radici molto più antiche dell’elezione del Santo in questione a Patrono locale nel 1710)

SAN SEBASTIANO

19 marzo 1561: ser Giampaolo e Paolo Pezza camerari della festività di San Sebastiano

30 agosto 1670: Simeone Carapella e Lorenzo Borbona ufficiali della Venerabile Società di San Sebastiano

SANT’ANTONIO

14 giugno 1573: Menico (Domenico) Palladino priore “fraternitatis Sancti Antonii”, Menico (Domenico) Capecchia e Amadio guardiani e Caterbo “camerario” di detta confraternita

8 agosto 1607: Simeone Pagliuca camerario della Venerabile Confraternita di Sant’Antonio

SANTA MARIA

1535: Angelo Zii camerario della Società di Santa Maria

3 dicembre 1560-28 gennaio 1561: Sebastiano Sinibaldi e Silvestro di mastro Aloisio camerari della festività di Santa Maria

1567: Girolamo Consoli camerario della festa di Santa Maria

SS.MO ROSARIO

6 febbraio 1607: Luca Ciancaretto camerario della Venerabile Società del SS.mo Rosario

6 luglio 1611: Antonio Gemma priore della Società del SS.mo Rosario e Giovanni Battista Pezza camerario della medesima

9 marzo 1615: Paolo Grazioso “camerario” della Società del SS.mo Rosario

22 gennaio 1620: Rev. Don Francesco Colombo cappellano della Società del SS.mo Rosario

25 gennaio 1636: Bartolomeo Laura “camerarius” della Società del SS.mo Rosario

Gennaio 1710: Ascenzio Fattori camerario della Venerabile Società del SS.mo Rosario

9 gennaio 1731: Crescenzio Cozzardi priore e Simeone Berardi camerlengo della Venerabile Società del SS.mo Rosario

1778: Biagio Azzimati “ufficiale” della Venerabile Compagnia del SS.mo Rosario

B.V.M. DEL MONTE CARMELO

[Nota: questo aspetto della devozione mariana sorge in relazione al fatto che, all’incirca verso la fine del XII secolo, in Galilea, sul monte Carmelo legato da una antichissima tradizione all’operato del profeta veterotestamentario Elìa, si stabilì, in seguito alla prima crociata, una comunità di eremiti, la cui chiesa era dedicata alla Madonna. Da questa comunità si sviluppò, in una vicenda plurisecolare che giunse a maturazione nell’Occidente latino, l’ordine dei Carmelitani, od Ordine della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo (detta anche “del Carmine”, per il tramite del termine spagnolo “Carmen”, che, traslitterato in “Carmine” in italiano, è un equivalente di “Carmelo”), la quale divenne una delle denominazioni sotto le quali era venerata la Madre di Gesù (come, ad esempio, la Madonna delle Grazie o Santa Maria delle Grazie, la devozione alla quale che riveste un ruolo importante nella storia religiosa di Capena]

26 aprile 1635: Domenico Pezza e “Dominicus Gratiosus” “ufficiali” della Società del SS.mo Rosario e della Società della Beata Maria del Monte Carmelo

14 luglio 1635: Pasquale Gentile e “Ludovicus Scontritus” camerari della Società “Sanctae Mariae in Monte Carmelo”

Giugno 1669: Clemente Sinibaldi “camerario” della venerabile Società “Sanctissimae Mariae Montis Carmeli”

12 maggio 1741: Nicola Sacripanti del fu Giuseppe camerario della Venerabile Società della Madonna SS.ma del Carmine

 

Il 28 agosto 1663 il sacerdote di origine siciliana Antonino Mancuso fu confermato cappellano delle Confraternite del SS.mo Rosario e della Beata Maria del Monte Carmelo, nonché maestro di scuola a Leprignano

 

Un considerevole cumulo d’incarichi si verificò negli ultimi decenni del ‘700 in capo al sacerdote leprignanese Don Giovanni Picconi, che il 7 agosto 1773, nella sua qualità di procuratore delle Società (=Confraternite) del SS.mo Rosario, di Santa Maria degli Angeli, di Sant’Antonio e del SS.mo Sacramento agì in esecuzione forzata contro Pietro Pagliarini e il figlio Felice

 

  

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