CAPENA: LA FESTA DI SANT’ANTONIO ABATE TRA LA CONFRATERNITA DI SANT’ANTONIO ABATE E L’UNIVERSITA’ AGRARIA

La festa di Sant’Antonio Abate, che cade il 17 gennaio, era un tempo organizzata dalla omonima Confraternita. Come avvenne che la sua organizzazione passò all’Università Agraria?

Quest’ultima sorse a Capena nel 1763 ed era originariamente denominata “Università dei Bovattieri” o “Università dei Padronali di bestiame”. Si costituì l’11 novembre di quell’anno e il giorno dopo stipulò un accordo con la Comunità (=Comune) di Leprignano, con il quale le furono ceduti in perpetuo i pascoli nel territorio comunale per la somma di 690 scudi annui, da corrispondersi appunto al Comune. La nascita dell’associazione avvenne durante la “visita” di un ispettore, l’abate Giacomo Massi, che era stato inviato per cercare di eliminare i “disordini della Azienda della Communità di Leprignano”: la costituzione dell’Università serviva a garantire al Comune, con l’affitto perpetuo dei pascoli, un’entrata certa e sufficientemente cospicua per quella che allora era tra le maggiori ricchezze di un paese. Con la legge 4 agosto 1894, n. 397, intitolata “Ordinamento dei dominii collettivi nelle Province dell’ex Stato Pontificio”, fu conferita personalità giuridica alle “Università agrarie, comunanze, partecipanze e le associazioni istituite a profitto della generalità degli abitanti di un Comune, o di una frazione di un Comune, o di una determinata classe di cittadini per la coltivazione e il godimento collettivo dei fondi, o l’amministrazione sociale di mandre di bestiame”. La legge in questione imponeva alle Università Agrarie di dotarsi entro un anno di un regolamento organizzativo (art. 2).

Probabilmente, fu solo dopo il 1894 che l’Università Agraria iniziò ad organizzare la festa di Sant’Antonio Abate, in relazione con il fatto, di cui si trattò in un precedente post, che il Santo in questione nel corso del tempo era diventato santo protettore degli animali domestici. Ancora nel 1884 la festa di Sant’Antonio Abate era organizzata dalla omonima Confraternita: in quell’anno, infatti, scrivendo alla Santa Sede, il Parroco di Leprignano, dovendo giustificare il mancato adempimento degli “oneri di messe” che in forza di disposizioni testamentarie dovevano essere celebrate dinanzi ad altari della chiesa di Sant’Antonio Abate e naturalmente pagate, scrisse che le finanze della confraternita erano in gran parte assorbite dalla celebrazione di tre feste nel corso dell’anno, quella di Sant’Antonio Abate, quella della Santa Croce (14 settembre: l’altare maggiore della chiesa di Sant’Antonio Abate era dedicato al SS.mo Crocifisso: v. “Capena e il suo territorio”, Roma 1995, pag. 202) e quella di San Felice Martire, “il cui corpo ivi (cioè nella chiesa di Sant’Antonio Abate) si conserva”. Già nel 1918, tuttavia, tra le uscite del bilancio della confraternita non figurava più nessuna spesa relativa alle predette tre feste (Sant’Antonio Abate, Santa Croce e San Felice Martire) e rimaneva solo, quanto a feste, una spesa per la partecipazione alla “Processione dell’Incontro”: l’organizzazione della festa di Sant’Antonio Abate doveva quindi nel frattempo essere passata all’Università Agraria, alla quale è rimasta fino ad oggi.

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