CAPENA: QUANDO EBBE INIZIO LA TRADIZIONE DELLA “PROCESSIONE DELL’INCONTRO”?

La prima fonte scritta, ad oggi conosciuta, nella quale si fa menzione della “Processione dell’Incontro” a Leprignano risale a poco dopo la metà del ‘700: si tratta delle “Capitolazioni per la Venerabile Confraternita del Santissimo Crocifisso della Terra di Leprignano dedicate da i fratelli della medesima Confraternita all’Illustrissimo e Reverendissimo P: D: Gregorio Fioravanti Abate del Monastero di San Paolo di Roma e delle Terre di Nazzano Civitella e Leprignano Ordinario e Padrone”, dette anche “Ordini e capitolazioni da osservarsi da i fratelli della Venerabile Compagnia di S. Antonio Abate novamente eretta nella Terra di Leprignano dall’Illustrissimo e Reverendissimo P: D: Gregorio Fioravanti Abate di San Paolo fuor delle mure di Roma nel anno 1752 sotto il titolo del Santissimo Crocifisso, di Maria Vergine Assunta in cielo e del medemo S: Antonio” (cfr. “Spigolature capenati”, Roma 2003, pagg. 140-141), nelle quali si legge che “per antica consuetudine” a Leprignano si osserva “l’uso dell’incontro della nostra Compagnia con quella del Santissimo Sagramento, nella vigilia dell’Assunzione di Maria Vergine vicino alla nostra chiesa con le due machine”, l’una della Beatissima Vergine portata dalla confraternita di Sant’Antonio e l’altra del Santissimo Salvatore portata dalla confraternita del Santissimo Sacramento (ivi, pag. 141). Ma quando aveva avuto inizio quella che lo Statuto della Confraternita del SS.mo Crocifisso e di Sant’Antonio Abate qualifica alla metà del ‘700 come una “antica consuetudine”? Qualche indizio può essere ricavato dalla relazione stilata dal visitatore apostolico Marcantonio Tomati in occasione dell’ispezione (allora la si chiamava appunto “visita”) che nel 1660 fece, tra le tante località laziali, anche in Leprignano. Nel paragrafo della relazione nel quale si parla della chiesa di Santa Maria delle Grazie si legge che “die assumptionis Beatae Mariae”, cioè nella festa dell’assunzione della Madonna, il 15 agosto, “processionaliter defertur parvula imago Beatae Virginis miraculosa in Tabella lignea depicta ibidem asservata in quadam fenestrella cum portulis ligneis laminibus ferreis indutis, et clavibus penes eosdem fratres reservatis”.

Dal passaggio testé citato e dal paragrafo dedicato nella stessa relazione alla chiesa parrocchiale di San Michele Arcangelo ricaviamo che:

– non si fa alcuna menzione della “Processione dell’Incontro”, che si tiene la vigilia della Solennità dell’Assunzione, e quindi il 14 agosto, ma si menziona unicamente una processione, che si tiene il 15 agosto e nella quale viene portata in processione una “parvula imago”, letteralmente una “immagine piccoletta”, della “Beata Vergine” (“Beatae Virginis”), la quale era conservata nella chiesa di Santa Maria delle Grazie, “in quadam fenestrella”; dove il termine “fenestrella” dovrebbe indicare una “piccola apertura” nella parete, chiusa con sportelli di legno rivestiti di lamine di ferro (“cum portulis ligneis laminibus ferreis indutis”), le cui chiavi erano conservate dai membri della confraternita laicale che si occupava della chiesa, che era la confraternita di S. Maria delle Grazie, da non confondersi né con la confraternita del SS.mo Sacramento, né con quella della SS.mo Crocifisso e di Sant’Antonio Abate (da notare che anche oggi la sera del 15 agosto vi è una processione, ma in questa procedono una accanto all’altra l’icona del SS. Salvatore e quella di S. Maria delle Grazie, mentre nel testo succitato si fa menzione solo della “parvula imago” della Madonna – “parvula imago” della quale non è dato comprendere se sia da identificarsi con il dipinto della Madonna delle Grazie trafugato alla fine degli anni ’70 del ‘900, che in “Capena e il suo territorio” è indicato a pag. 217 come “Vergine Avvocata” e quindi come “Madonna della Pace”, senza indicare fonti per queste denominazioni);

– non si fa alcuna menzione del Trittico di Antonio da Viterbo (in “Capena e il suo territorio”, alle pagg. 188 e 190, si legge che l’opera, datata 1451 o 1452 e unica opera conosciuta di Antonio da Viterbo, il quale la firmò, fu “commissionata dalla Confraternita del Salvatore per l’antica parrocchiale di Capena”, ma c’è da osservare che una “Confraternita del Salvatore” non è mai esistita a Capena, a meno che non s’intenda con questa espressione indicare, impropriamente, la confraternita del SS.mo Sacramento, e che comunque per la suddetta notizia non viene indicata alcuna fonte, come pure senza fonte rimane l’altra notizia, data da un’autrice citata a pag. 190 di “Capena e il suo territorio”, secondo la quale il Trittico di Antonio da Viterbo “ancora nei Giubilei del 1650 e del 1675 veniva portato in processione a Roma assieme alla tavola della Vergine di san Biagio a Palombara”, della quale non si comprende che legame avesse con Leprignano);

– non si fa alcuna menzione delle macchine, cioè dei baldacchini processionali, di cui nel testo sopra citato di metà ‘700 si fa espressamente cenno (riportiamo ancora il passo, già sopra citato: “l’uso dell’incontro della nostra Compagnia con quella del Santissimo Sagramento, nella vigilia dell’Assunzione di Maria Vergine vicino alla nostra chiesa con le due machine”).

Il sommarsi di questi silenzi, in una relazione peraltro abbastanza dettagliata, è già di per sé piuttosto significativo. Ad essi deve aggiungersi la conformazione che allora aveva la chiesa di Santa Maria delle Grazie, della quale si legge nella relazione del 1660 come “facies Ecclesiae tota aperta sit in forma duorum arcuum”, tanto che il visitatore apostolico dispose “circundari ligneis Cancellis cum Ianuis in medio duo arcus Ecclesiae”. Poiché, quindi, l’edificio di culto in questione era allora “aperto”, è difficile pensare che potesse ospitare le macchine con l’icona del SS. Salvatore e quella della Madonna delle Grazie, e in particolare, ovviamente, la seconda, destinata ad essere ricollocata nella chiesa di S. Maria delle Grazie, dalla festa di San Bartolomeo (24 agosto), come riportato a pag. 217 in “Capena e il suo territorio” (v. nota 3 nella stessa pagina per l’indicazione delle fonti), fino alla successiva festività dell’Assunzione.

Il complesso di questi indizi porta a ritenere plausibile l’ipotesi secondo la quale la data della visita apostolica di Marcantonio Tomati segna un termine “post quem” per l’inizio della tradizione della “Processione dell’Incontro” a Capena, che sembra presupporre, tra l’altro, una chiesa di S. Maria delle Grazie “chiusa”, quale all’epoca della visita apostolica del 1660 ancora non vi era, dal momento che essa allora era “tota aperta […] in forma duorum arcuum”.      

 

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