CAPENA: L’OMICIDIO DI CARNEVALE (IL RINVIO A GIUDIZIO)

Ulteriori notizie sul tragico fatto giudicato con la sentenza trascritta nel post immediatamente precedente a questo, utili in particolare a illuminarne il movente, si ricavano dal provvedimento con il quale il responsabile del delitto fu rinviato a giudizio. Si tratta di sentenza emessa il 22 novembre 1878 dalla Sezione d’Accusa della Corte d’Appello di Roma, composta dai Sigg.ri Cav. Francesco Saverio Cajazzo, Consigliere Presidente, Cav. Cesare Buti, Consigliere, Cav. Crescenzo Scaldaferri, Consigliere, con l’intervento del Sostituto Procuratore Generale del Re Sig. Cav. Carlo Biffi.La Sezione d’Accusa, svolgendo una funzione analoga a quella che nel processo penale odierno è svolta dal Giudice per le Indagini Preliminari, rinviò a giudizio “B.P. fu D., detenuto, imputato di omicidio volontario commesso il 5 marzo 1878 in Leprignano in persona di Bizzarri Marino”. Si legge nella sentenza: “Tra i fratelli Ettore e Marino Bizzarri ed i loro cugini L. e P. B., tutti da Leprignano, esistevano gravi rancori, perché Ettore era stato sostituito a L. come maestro del concerto municipale, e perché, per far concorrenza a Ettore e Marino, che da molto tempo aveano in quel Comune una bottega da caffè, P. da alcuni mesi ne avea aperta un’altra. Questi rancori, fomentati da spirito di partito e da reciproche millantazioni ed offese, nell’ultima sera del Carnevale 1878, a motivo di satiriche mascherate fatte dall’uno a scherno dell’altro partito, furono causa di una rissa nella quale fu ucciso Marino Bizzarri per colpo di stilo che perforò il cuore ed il polmone. Quale autore di questo omicidio è imputato P.B. Considerando che il reato in genere è provato dal verbale di autopsia, e che la qualità dell’arma, la violenza e la direzione del colpo in parte essenzialmente vitale, dimostrano la intenzione di uccidere; che la responsabilità di P.B. bastantemente appalesano la diretta incolpazione dell’offeso, la suindicata causa impulsiva al reato, le ripetute minaccie, l’indole sua facinorosa, l’essersi mostrato armato di lungo stilo, dicendo che qualcheduno lo doveva provare, le deposizioni dei testimoni, fra i quali taluno lo vide vibrare a Marino il colpo fatale, l’essersi, dopo il colpo, vantato col fratello L. “vedi come si fa, una (cosa: nota mia) bella e buona”, e la stessa giudiziale sua confessione […] che trattasi di crimine previsto e represso dagli artt. 522 e 534 del c.p., perpetrato nel circolo giurisdizionale della Corte di Assise di questa città […] pronuncia a carico di B.P. fu D., di anni 26, da Leprignano, caffettiere, l’accusa di omicidio volontario, per avere la sera del 5 marzo 1878 in Leprignano tolto volontariamente la vita a Bizzarri Marino mediante un colpo di stilo che gli trapassò il cuore […] rilascia contro dell’accusato medesimo ordinanza di cattura da rimanere inserita alla presente sentenza, e lo rinvia per l’opportuno giudizio innanzi la Corte di Assise di Roma”.

 

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