CAPENA SCOMPARSA: LE PORTE DI LEPRIGNANO

Da un documento del 1655 (cfr. “Studi capenati”, Capena 1998, pag. 79) apprendiamo che un falegname morlupese, di nome Silvestro Rosa, “fece dui porte nella Terra di Leprignano una detta Porta Nova, et l’altra chiamata del Viazillo” (“Viazillo” è il vecchio toponimo dal quale è derivato l’attuale “Vasivo”): i “fusti” delle porte, fatti con tavole di castagno, erano alti rispettivamente per la “Porta Nova” quindici pali e mezzo e per la porta del Viazillo dodici pali e tre quarti, larghi rispettivamente per la “Porta Nova” undici pali e un quarto e per la porta del Viazillo dieci pali e un quarto; ciascuna delle porte aveva tre catenacci e tre serrature. La “Porta Nova” era forse collocata laddove l’attuale via Guglielmo Marconi (ex Borgo Aproniano) sfocia nella cosiddetta “piazzetta della Portanova”, dov’è la fontana, mentre la “porta del Viazillo” era collocata con ogni probabilità laddove l’attuale “Via Silla” (toponimo urbano derivante anch’esso, come il toponimo rurale “Vasivo”, da “Viazillo”) sfocia in piazza del Popolo. Non solo vi erano la “Porta Nova” e la “porta del Viazillo”, ma anche l’arco della Porta Nova e l’arco del “Viazillo”. Quest’ultimo è visibile in una fotografia (n. 81) riportata a pag. 154 di “Capena e il suo territorio”: fu abbattuto, insieme con le abitazioni che vi erano state edificate al di sopra, verso il 1960; l’arco della “Porta Nuova” fu demolito intorno al 1840, insieme con il “muro antico annesso”, perché impediva il passaggio di “carri carichi di grano, stendardi, tronchi ed altri attrezzi nell’occasione delle Processioni” (cfr. “Capena e il suo territorio”, Capena 1998, pag. 152, testo e nota 27). Le porte furono abbattute molto prima che fossero demoliti gli archi: ciò è sicuro per la porta del Viazillo, di cui nessuno, a differenza dell’arco, ha memoria, ma deve ritenersi che così sia stato anche per la “Porta Nova”, benché il fascicolo relativo all’abbattimento dell’arco nel 1840 circa sia intitolato “Sulla demolizione dell’Arco presso la Porta di Leprignano” (ibidem). La “Porta Nova” e la “porta del Viazillo” segnavano i confini della “Terra di Leprignano”, ossia del centro abitato vero e proprio, senza soluzione di continuità; esse segnavano un’espansione di quest’ultimo rispetto all’epoca medievale, dove le porte che “chiudevano” l’ingresso al centro abitato erano verosimilmente situate all’ingresso del Palazzo dei Monaci da piazza del Popolo e in corrispondenza della cosiddetta “caditora”. La “Porta Nova” e la “porta del Viazillo” dovettero essere abbattute quando non furono più sentite le esigenze di sicurezza del centro abitato che avevano portato alla loro costruzione e che risalivano ai tempi insicuri del Medio Evo.

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