CHI ERA IL “SAN FELICE MARTIRE” AL QUALE ERA CONDEDICATA LA CHIESA DI SANT’ANTONIO ABATE A CAPENA?

La chiesa di Sant’Antonio Abate, all’altezza della quale, come da plurisecolare tradizione, la sera del 14 agosto s’incontrano l’icona del Cristo (SS.mo Salvatore) e quella della Madonna delle Grazie, fu condedicata a un “San Felice Martire”, quando (cfr. “Capena e il suo territorio”, Edizioni Dedalo, 1995, pag. 211: trascrizione di un lungo brano di un “Libro de ricordi e de cenzi” della Confraternita di San’Antonio Abate), in seguito alla ricostituzione, nel 1752, della Confraternita del SS.mo Crocifisso, di Maria Vergine Assunta in Cielo e di Sant’Antonio Abate, questa confraternita richiese “il corpo d’un santo martire”, che, tramite l’intercessione del Parroco di Leprignano e dell’Abate di San Paolo, fu concesso dal Vicario di Roma Cardinal Guadagni e il 29 aprile 1753 arrivò a Leprignano, compiendosi così la “solenne traslazione del detto Sacro Corpo di S. Felice Martire” (come si legge nella cronaca della confraternita, “esso Sacro Corpo in tutto per tutto appartiene alla nostra venerabile Confraternita del S.mo Crocifisso, anticamente nominata di S. Antonio Abbate”).

Chi era questo “San Felice Martire” il cui “corpo” fu trasportato a Leprignano nel 1753 e sistemato dapprima nella Chiesa Parrocchiale, per poi, dopo un paio d’anni circa, radicalmente ristrutturata la chiesa di Sant’Antonio Abate, essere trasferito in quest’ultima?

Non solo vi sono parecchi “San Felice”, ma vi erano anche molti “San Felice Martire”

Un indizio per la formulazione di ipotesi ci viene da documentazione attinente alla storia della banda musicale di Capena (v. “Spigolature capenati”, Roma 2003, pag. 31 segg., in particolare pagg. 35-36). Nel 1827 i bandisti di Leprignano chiesero alla Segreteria di Stato l’autorizzazione a indossare un uniforme. In questa supplica, che fu approvata dal Segretario di Stato Cardinal Della Somaglia l’11 ottobre 1827, si legge, tra l’altro, che “sono prossime le Feste di San Luca Evangelista Protettore, e di San Felice Martire in Leprignano”. Sappiamo che la festa di San Luca Evangelista cade il 18 ottobre.

La probabile prossimità temporale con la festa di San Luca Evangelista, che sembra evincersi dal succitato passaggio del testo della supplica, consente di restringere plausibilmente alle seguenti figure, tra la moltitudine di Felici martiri, le ipotesi di identificazione con il San Felice martire il cui corpo fu traslato a Leprignano nel 1753:

– Felice Africano, morto nel 303: vescovo di Thibiuca in Africa, fu messo a morte per aver rifiutato di consegnare i libri sacri e fu una della prime vittime della persecuzione di Diocleziano (festa il 24 ottobre);

– Felice, che sarebbe stato martirizzato a Terracina nel I secolo insieme con un Eusebio (festa il 5 novembre);

– Felice di Tonizza: martire africano che morì a Tonizza presso Ippona (Bona), essendo trovato morto in prigione il giorno prima dell’esecuzione (festa il 6 novembre).

Certamente, l’intervento della banda per solennizzare la festa comprova che il culto del Santo in questione era sentito a Leprignano, dove almeno fino al 1830 l’urna con le sue reliquie era ancora nella chiesa di Sant’Antonio Abate (cfr. “Capena e il suo territorio”, pag. 207, nota 14) e fino al primo decennio del ‘900 la chiesa di Sant’Antonio era ancora indicata anche come chiesa di San Felice.  

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