UN LUOGO DI ASILO A LEPRIGNANO: LA CHIESA DI S. ANTONIO ABATE, DETTA ANCHE DI SAN FELICE

Da un fascicolo relativo a procedimenti penali pendenti nel 1822 a carico di tale Luigi Marcantonj (nell’archivio del Governo di Castelnuovo di Porto), soprannominato Bellezza, può evincersi che all’epoca la chiesa di S. Antonio Abate ancora costituiva luogo di asilo (dava cioè immunità dall’esecuzione di provvedimenti giurisdizionali penali) ed era indicata (anche) come chiesa di San Felice.

Dal fascicolo relativo alle denunce presentate contro il Marcantonj se ne rileva una presentata da Andrea Bucci, figlio di Michele, da Rimini, ammogliato, abitante in Leprignano “nella contrada detta Conca” (l’odierna via IV Novembre), di anni trentaquattro, capomastro muratore, il quale si lamenta di ciò che, nel mese di ottobre (1821), “il mio garzone venne e mi raccontò che, mentre veniva col somaro  carico di legna nel territorio di Morlupo, incontrò Luigi Bellezza, che gli levò il somaro carico di legna e lo condusse carcerato nella depositeria”, rifiutando persino il pegno offertogli dal garzone.

Quello che viene lamentato è un abuso di potere: nella “pubblica depositeria” erano portate bestie coinvolte in illeciti come, ad esempio, il pascolo abusivo, a sanzione della condotta dei loro padroni, che, per riavere la disponibilità dell’animale o degli animali, dovevano versare una somma di denaro al depositario (è una situazione grosso modo analoga a quella dell’autovettura che sia rimossa da un carro attrezzi perché in sosta vietata). Secondo il Bucci, il Marcantonj aveva sequestrato il “somaro” in assenza di presupposti che ciò giustificassero. In una sua deposizione, il Bucci aggiunge poi, sul conto del Marcantonj, che un tempo “stava rifuggiato (sic) in una chiesa di Leprignano per timore di andar carcerato”. Si tratta indubbiamente della chiesa di Sant’Antonio Abate, come si evince da ciò che Pietro Sacripanti, da Leprignano, scrive il 15 aprile 1822 al Governatore di Nazzano in merito al Marcantonj: “per affari dei paesi bassi (?) stette una volta ritirato nella chiesa di S. Felice”.

La denominazione di “chiesa di San Felice” concerneva la chiesa di Sant’Antonio Abate. Come si ricava un “Libro de ricordi e de cenzi” della Confraternita del SS.mo Crocifisso (conservato nell’archivio del Monastero di San Paolo: i brani più rilevanti sono trascritti alle pagg. 209-214 di “Capena e il suo territorio”, opera di AA.VV. pubblicata nel 1995 a cura della Regione Lazio – Centro Regionale per la documentazione dei beni culturali e ambientali), in occasione della “nova erezzione della Confraternita sotto il titolo del S.mo Crocifisso, di Maria Vergine Assunta in Cielo, e di S. Antonio Abbate” nel 1752 – allorquando con l’approvazione di un nuovo statuto fu ricostituita la Confraternita del SS.mo Crocifisso, che era decaduta nei primi decenni del ‘700 così come la sua chiesa, cioè quella dedicata a S. Antonio Abate – fu richiesto, tramite il Parroco di Leprignano, all’Abate di San Paolo “il corpo d’un santo martire”, che, per autorizzazione del Cardinal Guadagni Vicario di Roma, fu concesso alla Confraternita del SS.mo Crocifisso “anticamente nominata di S. Antonio Abbate” e giunse alfine il 29 aprile 1753 a Leprignano, dove “la sacra bara” o “la sacra urna”, contenente il corpo di San Felice Martire, fu portata nella Chiesa Parrocchiale di San Michele Arcangelo, alla Rocca, dove fu “deposta l’urna su l’altare maggiore”. Nel menzionato “Libro de ricordi e de cenzi”, quantomeno in quella parte che è trascritta nella pubblicazione “Capena e il suo territorio” (a cura del Centro Regionale per la documentazione dei beni culturali e ambientali), non si dà conto del successivo trasferimento della “sacra bara” nella chiesa di S. Antonio Abate, che, comunque, proprio per la presenza di questa reliquia giunta a Leprignano nel 1753, fu denominata anche chiesa di San Felice. Ancora nel 1830 la reliquia “de qua agitur” era sicuramente presente nella chiesa (cfr. “Capena e il suo territorio”, pag. 207, nota numero 14), indicata quindi come “Ecclesia S. Felicij”. La denominazione di chiesa di San Felice era ancora in uso nel 1863 (cfr. op. cit., pag. 208, nota numero 19)  e appare in una fonte bibliografica del 1882 (op. cit., pag. 202) e ancora in documenti del 1904 e del 1908 (ibidem). Proprio per dare degno ricetto alla reliquia, immediatamente dopo il suo trasferimento a Leprignano ebbero inizio i lavori per “demolire l’antica ed edificar la nova chiesa” di S. Antonio Abate (cfr. op. cit., pag. 213), la quale fu benedetta il 25 marzo 1755 dal Parroco di Leprignano, il civitellese Don Francesco Maria Schiavoni, per facoltà concessagli dall’Abate di San Paolo, che su Leprignano, Nazzano e Civitella San Paolo aveva poteri di Ordinario (era cioè come un Vescovo). Nella “nova fabrica” della chiesa di Sant’Antonio Abate si trovavano, oltre all’altare maggiore, quattro altari minori, dedicati rispettivamente a Sant’Antonio Abate, a S. Filippo Neri, a S. Benedetto e alla cosiddetta Madonna della Pace.

Alla chiesa di S. Antonio Abate era legato anche un “Miracoloso Crocifisso” (cfr. op. cit, pag. 213), descritto anche come “miracolosa imagine del crocifisso” (ivi, pag. 214), più volte menzionato nella cronaca succitata; vi era forse una connessione tra questo Crocifisso, ritenuto miracoloso, e la denominazione della Confraternita detta appunto del SS.mo Crocifisso. Questo Crocifisso fu nel marzo 1755 trasferito nella Chiesa Parrocchiale sull’altare maggiore a partire da un “Oratorio”, dove si trovava, annesso alla chiesa di S. Antonio Abate; quindi, il 6 aprile 1755, dopo che il 25 marzo immediatamente precedente vi era stata la benedizione della “nova fabrica” della chiesa di S. Antonio Abate, “fu con solenne processione fatta la traslazione di detto S.mo crocifisso alla nova chiesa, dove dal Arciprete fu cantata solennemente la messa di detta domenica”.

Alla chiesa di S. Antonio Abate era legata anche la “Sacra Immagine della Madonna S.ma sotto il titolo della Pace, così chiamata dalla prodigiosa pace fatta per intercessione della B.ma Vergine fra due coniugij, e lor consanguinei da alcuni anni dissuniti”, la quale fu trasferita nel predetto Oratorio (cfr. op. cit., pag. 211: la notizia è data dal “Libro de ricordi e de cenzi”, ma senza specificazioni temporali);  ancora si legge nel “Libro de ricordi e de cenzi”: “Fino al presente giorno si venera la miracolosa imagine del crocifisso e quella della Madonna intitolata della Pace in un piccolo oratorio nel ricinto della nostra chiesa” (op. cit., pag. 214). Come si è visto, alla Madonna della Pace fu intitolato uno degli altari minori della rinnovata chiesa di S. Antonio Abate.

Appunto la Confraternita del SS.mo Crocifisso aveva il compito di portare, nella processione dell’Incontro in Leprignano “nella vigilia dell’Assunzione di Maria Vergine”, la “machina” della “Beatissima Vergine”, mentre quella del Santissimo Salvatore era portata dalla Confraternita del SS.mo Sacramento (cfr. “Spigolature capenati”, 2003, pagg. 140-141).

La Confraternita del SS.mo Crocifisso (per esteso: Confraternita del SS.mo Crocifisso, di S. Maria Vergine Assunta in cielo e di S. Antonio Abate) e la Confraternita del SS.mo Sacramento sono anche le uniche che sopravvissero alla soppressione delle confraternite leprignanesi decretata il 5 ottobre 1847 dal Vicario Generale (dell’Abate di San Paolo) autorizzato con rescritto datato 20 settembre di quell’anno dalla Congregazione del Concilio (sul punto, v. “Spigolature capenati”, pag. 131 e seguenti). In realtà, più che una soppressione, fu un riconoscimento del fatto che non erano, a dispetto delle apparenze, confraternite vere e proprie, perché, tra l’altro, “destituite di erezione Canonica, di Statuti, di Sacco” (op. ult. cit., pag. 131); furono, con i beni che al loro servizio erano stati destinati, formate “cappellanìe” omonime delle confraternite “soppresse”. Queste cappellanie cessarono poi di esistere in epoca postunitaria, in forza dell’applicazione della normativa concernente la cosiddetta “eversione dell’asse ecclesiastico”.

Sopravvissero dunque come confraternite, anche in epoca postunitaria, la Confraternita del SS.mo Crocifisso e la Confraternita del SS.mo Sacramento. Tracce documentali di funzionamento di queste Confraternite esistono fino al tempo precedente la seconda guerra mondiale.

Da qualche lustro la tradizione delle confraternite locali è stata ripresa con la Confraternita detta del SS.mo Sacramento e di S. Luca, che alla memoria della Confraternita legata alla Chiesa Parrocchiale (cioè della Confraternita del SS.mo Sacramento) unisce il richiamo a San Luca Evangelista, compatrono di Capena con San Marco Evangelista. Sembra, invece, essersi persa memoria della Confraternita del SS.mo Crocifisso, che era legata alla chiesa di Sant’Antonio Abate, e del ruolo che essa aveva nella Processione dell’Incontro (attualmente, la distinzione tra gl’incollatori della “macchina” del SS.mo Salvatore e gl’incollatori della “macchina” della Madonna consiste nel differente colore delle rispettive mantelle, non più in un’appartenenza a distinte confraternite, com’era un tempo).

 

 

 

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