CAPENA: STORIA DEI BENI DELLA CAPPELLANIA OLIVARI

Con atto rogato il 29 gennaio 1823, viene effettuata l’apertura del testamento di Francesco Olivari, defunto a 76 anni il 23 dello stesso mese a Roma in una casa sita in via o vicolo dell’Arancio 88. Il testatore istituisce Margherita Molinari del fu Pietro erede proprietaria della casa di abitazione appartenentegli sita nel vicolo dell’Arancio al numero 88 e altresì erede usufruttuaria sua vita natural durante di due vigne site nel territorio di Leprignano, una delle quali con casino ed oliveto annessi: una di esse è posta in via di Santa Maria Assunta in vocabolo la Vignola e l’altra poco distante incontro in vocabolo Provignano. Nell’atto di ultima volontà si dispone inoltre che, defunta la Molinari, “con le sudette due vigne, ed oliveto se ne formi una cappellania perpetua laicale, coll’obligo al cappellano della celebrazione di tre messe la settimana da celebrarsi nei giorni di mercoledì, venerdì e sabato nella sudetta chiesa della Madonna Santissima Assunta vicino alla vigna; nominando perciò in primo cappellano di detta cappellania il Sig. Paolo Sagripanti figlio del Signor Ludovico, e non essendo questi a quell’epoca ancora in essere per dire la messa, si facciano queste celebrare dal capo di casa della stessa famiglia, al quale do la facoltà di nominare il cappellano in perpetuo, quante volte non vi sia alcuno della famiglia medesima, che inclini allo stato ecclesiastico, assoggettando strettamente la detta cappellania alla sorveglianza dell’Ordinario pro tempore per l’esecuzione di detta mia pia disposizione”.
I fondi menzionati nel testamento di Francesco Olivari debbono identificarsi con due fondi che nel catasto rustico piano di Leprignano (1778) sono assegnati da Sante Betti come procuratore e quindi a nome “dell’Illustrissimo Signor Carlo cav. Olivari”, che li possiede “per la moglie Signora Laurenzia, e…Teodora Sorella (s’intende sorella di Lorenza, e quindi cognata di Carlo Olivari)”: si tratta di una “vigna voc la Madonna delle Grazie della quantità di quarte due, e scorzo uno come dalla misura di Antonio Rossi fatta nel corrente anno libera, confinante colli beni del Signor D. Giuseppe Zij, di Gio: Sante Carderi e la strada publica” e di “mezzo rubbio, e due quartucci di Terreno olivato in voc. il Ponticello, così misurato come sopra etc. libero, confinante Zij, Carderi, e strada”. Circa l’identità della sorella e della cognata di Carlo Olivari, la apprendiamo da un rogito notarile datato 15 settembre 1781, ov’è menzionato “l’Illustrissimo Signor Cavaliere Carlo Olivari figlio della bo: me: Paolo Adelio Patrizio Romano…Marito, e legittimo Amministratore dei Beni di qualunque sorte spettanti alla detta Signora Lorenza Barbetti…Procuratore della detta Signora Teodora Barbetti Germana sorella della detta sua Consorte”; Lorenza e Teodora Barbetti risultano eredi del loro defunto zio Giuseppe Barbetti e, tramite Carlo Olivari che le rappresenta, ratificano e regolarizzano trasferimenti d’immobili urbani e di un immobile rustico operati nel 1747 e nel 1750 da Giuseppe Barbetti a favore di Nicolò Sacripanti. I beni che entrarono poi a far parte del patrimonio della cappellanìa Olivari, già appartenenti dunque alla famiglia Barbetti, vanno con ogni probabilità identificati con due terreni assegnati nel catasto di Leprignano del 1703 da Luca Barbetti: uno è quello distinto nell’assegna con il num. 5 e descritto come “una vignia a S. Sebastiano con tinelle e cascina di fieno confinante Andrea Cardari e dalatra il Signor D. Arcangelo Zij et il Signor Marcantonio Rossi et la strada pubblica”, che identifica una parte almeno del fondo che sarà poi contrassegnato – come si vedrà – con i mappali 1910-1911-1912-1913-2471 della sezione II nel catasto pio-gregoriano, poiché tale fondo era a metà strada tra la chiesa dedicata alla Madonna Santissima Assunta, ricordata nel testamento di Francesco Olivari, e una chiesa dedicata a San Sebastiano, che sorgeva lungo l’odierna via San Luca all’altezza del Centro Sociale Anziani; l’altro è quello distinto nell’assegna con il num. 7 e descritto come “una vignia in Provigniano confinante Gio: Francesco Dombosio per sua moglie et Gio Batista Amici per sua moglie et il Signor Gregorio Cozzardi e il fosso”, da identificarsi con il terreno che sarà poi contrassegnato – come si vedrà – con i mappali 1848-1849 della sezione II nel catasto pio-gregoriano. Non è chiaro, invece, a quale dei due fondi assegnati nel catasto rustico piano (1778) da Sante Betti per conto di Carlo Olivari corrisponda quello poi contrassegnato con i mappali 1910-1911-1912-1913-2471: si può forse ipotizzare una corrispondenza con quello in località “il Ponticello”, (si noti come i cognomi dei cinfinanti, Zii e Carderi, siano identici a quelli dei confinanti con il fondo in località San Sebastiano “con tinelle e cascina di fieno” assegnato nel 1703 da Luca Barbetti), a sua volta da identificarsi con il fondo che nel testamento di Francesco Olivari è descritto come una vigna con casino e oliveto annessi, sita lungo “via di Santa Maria Assunta in vocabolo la Vignola”; la vigna in vocabolo Madonna delle Grazie assegnata dal Betti (anch’essa, peraltro, confinante con Zii e Carderi) va invece più probabilmente identificata con quella che poi sarà indicata con il toponimo “Provignano” (mappali 1848-1849), che indica una zona non lontana dalla chiesa della Madonna delle Grazie.
Nella revisione del catasto pio-gregoriano effettuata nel 1861, e precisamente nella “Matrice provvisoria” del catasto rustico di Leprignano datata 25 maggio di quell’anno, troviamo intestati alla “Cappella in Leprignano Olivari amministrata da Bassanelli Pietro fu Giacomo” (partita num. 90) i terreni distinti in catasto con i numeri 1910, 1911, 1912, 1913 e 2471. La particella num. 1910 si divide in due subalterni, dei quali il primo individua un terreno pascolivo di 5300 mq. in località Ponticello e il secondo un terreno di 3540 mq. anch’esso pascolivo in località Ponticello; la particella num. 1911 contrassegna un canneto di 770 mq. nella medesima località, mentre la particella num. 1912 comprende tre subalterni, tutti individuanti terreni vignati in località Santa Maria, rispettivamente di 1720, 3270 e 3460 mq.; la particella num. 1913 contraddistingue invece una casa colonica in località Santa Maria, estendentesi su una superficie di 400 mq.; la particella num. 2471, cui è attribuito erroneamente il toponimo di Monte Arioso, contrassegna un terreno seminativo di 270 mq.
Passando ai registri delle partite, dal trasporto o mutazione num. 381, intestato alla cappella Olivari, apprendiamo che in seguito a voltura num. 3 del 17 gennaio 1879 i beni suddetti furono intestati a Sacripanti Lodovico ed altri, cui pervennero a seguito di svincolo del patrimonio della cappella, avvenuto con atto del Ricevitore del Registro in data 18 giugno 1874 in virtù dell’applicazione della legislazione eversiva del patrimonio ecclesiastico, estesa a Roma e provincia con legge num. 1402/1873: infatti, il 9 giugno 1874 Regina Rossi del fu Paolo vedova Sacripanti, nella sua qualità di patrona della soppressa cappellania fondata dal fu Francesco Olivari nella chiesa della Madonna dell’Assunta in Leprignano col titolo di cappellania Olivari di patronato laicale, dichiara di voler svincolare ai sensi dell’art. 5 della legge 15 agosto 1867 i beni già costituenti la dotazione della suddetta cappellania, i quali consistono in un terreno in vocabolo la Madonna delle Grazie, olivato, cannetato e sodivo, con casale e corte, confinante gli eredi Carradoni, Domenico Briglia e la strada, distinto in mappa con i numeri 1910-1911-1912-1913, del valore di lire 2000, e in un terreno in vocabolo Provignano, cannetato e vignato, confinante Lucantonio Pagliuca, Lucantonio Barbetti, Giovanni Alei e la strada, distinto in mappa dai numeri 1848 e 1849, del valore di lire 2500; la tassa dovuta per lo svincolo ammonta a 1428 lire e sui beni svincolati viene costituita un’ipoteca a favore del Demanio. In relazione a tale svincolo e agli oneri che comporta, il 18 giugno 1874 Regina Rossi, tanto in nome proprio che come tutrice e curatrice dei figli minori Ludovico, Emilia e Paolina, unitamente a Domenico Antonio Sacripanti del fu Pietro e a Carlo Saraceni del fu Giacomo rispettivamente tutore e protutore del minore Francesco nato dal primo matrimonio di Nicola Sacripanti, riceve in prestito 681 lire dal possidente Francesco Laudi del fu Luigi, impegnandosi a restituire la somma nel termine di tre anni, con interessi dell’otto per cento annuo. Dal trasporto num. 384 del cessato catasto rustico del comune di Capena apprendiamo che il terreno distinto in catasto con i mappali 1910-1911-1912-1913 fu con atto di compravendita rogato il 24 febbraio 1880 dal notaio Antonini acquistato dai fratelli Francesco e Giuseppe Laudi del fu Luigi. La storia del mappale 2471 presenta alcune peculiarità: dal trasporto 456, intestato a Sacripanti Francesco, Ludovico e Paolina, usufruttuari per 11/15 e proprietari per 11/12, e a Rossi Regina vedova Sacripanti, usufruttuaria per 4/15 e proprietaria per 1/12, apprendiamo che, con voltura datata 28 agosto 1888, il mappale in questione passò a Sacripanti Girolamo fu Luigi, in seguito ad atto di divisione rogato il 30 agosto 1881 dal notaio Antonini; dal trasporto 86, intestato a Sacripanti Girolamo fu Luigi, risulta che il terreno di cui si tratta passò a Sacripanti Luigi fu Girolamo per successione, catastalmente annotata con voltura datata 30 agosto 1888, e poi a Sacripanti Francesco, con voltura num. 27 del 2 maggio 1892 in seguito ad atto di ratifica della compravendita rogata dal notaio Antonini il 24 febbraio 1880; infine, dal trasporto 616, intestato a Sacripanti Francesco, Ludovico ed Emilia fu Nicola tutelati da Sacripanti Domenico Antonio fu Pietro e da Saraceni Carlo fu Giacomo, apprendiamo che con voltura num. 28 del 2 maggio 1892 il terreno distinto in catasto dalla particella 2471 passò ai fratelli Francesco e Giuseppe Laudi, in seguito ad atto di compravendita rogato il 24 febbraio 1880 dal notaio Antonini, riunendosi così la sua storia a quella degli altri mappali contigui.
Come risulta dal trasporto num. 402, i beni di cui si tratta (mappali 1910-1911-1912-1913-2471 della sezione seconda del cessato catasto di Capena) passarono dai fratelli Laudi a Leopoldo Palmerini (quest’ultimo di famiglia viterbese), per compra all’asta pubblica, con verbale di aggiudicazione datato 3 maggio 1893 del Tribunale Civile di Roma.
Dal trasporto 963 apprendiamo che, in seguito alla morte di Palmerini Leopoldo avvenuta in Roma il 23 maggio 1909 e all’attuazione delle disposizioni contenute in un suo testamento olografo depositato negli atti del notaio Firrao il 3 giugno 1909, i beni di cui si tratta furono, con voltura num. 283 del 28 aprile 1910, intestati ai figli Palmerini Edoardo, Luisa e Achille Pio, con usufrutto legale a Simoncelli Amalia vedova Palmerini.
Prima della successione, tuttavia, parte del fondo era stata trasferita al Comune di Capena: come risulta ancora dal trasporto 963, in data 22 aprile 1910, il mappale 1910, subalterno 1, era stato frazionato d’ufficio in 1910/1a, di 5250 mq., e 1910/1b, di 50 mq.; così pure il mappale 1911 era stato frazionato in un subalterno 1, di 570 mq., e in un subalterno 2, di 200 mq., e il mappale 1912, subalterno 1, era stato frazionato in 1912/1a, di 730 mq., e in 1912/1b, di 990 mq.; con voltura num. 62 del 22 aprile 1910, i mappali 1910/1b, 1911/2 e 1912/1b, per complessivi 1240 mq., vennero intestati al Comune di Leprignano (trasporto 208), in seguito a transazione avanti il segretario comunale di Leprignano in data 31 ottobre 1908, registrata a Castelnuovo di Porto il 18 dicembre 1908 al num. 199 vol. 27 atti pubblici. Proseguendo sempre nell’esame del trasporto 963, constatiamo che, con voltura num. 106 del 18 maggio 1925, venne catastalmente annotata la riunione dell’usufrutto alla proprietà per morte dell’usufruttuaria Simoncelli Amalia avvenuta in Roma il 16 novembre 1924. Altri mutamenti erano tuttavia nel frattempo intervenuti: venne infatti catastalmente annotato solo il 25 luglio 1933 un frazionamento effettuato sulla base del tipo allegato alla voltura 94/1917, il quale divideva il mappale 1912, subalterno 3, in un mappale 1912/3a, di 530 mq., e in un mappale 1912/3b, di 2930 mq., e il mappale 2471 in un subalterno 1, esteso 140 mq., e in un subalterno 2, esteso 130 mq.; di essi, il 1912/3a e il 2471/1, come risulta da annotazione catastale effettuata il 25 luglio 1933 sulla base della voltura (rectius, istanza di voltura) 102/1917, passarono al Comune in seguito a decreto prefettizio datato 16 aprile 1917, registrato a Castelnuovo di Porto il 27 aprile 1917 al num. 160, vol. 34 atti pubblici. Dal trasporto 1838, apprendiamo che, in seguito ad atto di divisione rogato il 14 novembre 1942 dal notaio Olinto De Vita, passarono in esclusiva proprietà a Palmerini Edoardo i mappali 1911/1a (un canneto a Ponticello di 370 mq.), 1912/1a (un vigneto di 730 mq.), 1912/2 (un vigneto di 730 mq.), 1912/3b (un vigneto di 2930 mq.) e 1913 (una casa colonica estesa su una superficie di 400 mq.), mentre dal trasporto 1840 si ricava che passarono in esclusiva proprietà a Palmerini Achille Pio i mappali (rectius, i terreni – pascolivi olivati – contraddistinti dai mappali) 1910/1a, di 5250 mq., e 1910/2, di 3540 mq.

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