CONFRATERNITE E CAPPELLANIE A LEPRIGNANO (ODIERNA CAPENA) – PARTE PRIMA

In un registro cartaceo rilegato in pergamena e recante sulla copertina la scritta “Entrata ed esito di S. Sebastiano M(artire)”, troviamo a partire dalla quarta carta il testo di un “Decreto perpetuo sull’erezione della Cappellania S. Sebastiano“, preceduto da un’introduzione dalla quale ricaviamo interessanti notizie circa la trasformazione delle confraternite locali in cappellanie: “Come già con Decreto del Nostro Vicario Generale emanato sotto il giorno 5 8bre 1847 munito di facoltà necessarie, ed opportune della S. Sede con Rescritto della Congregazione del Concilio dei 20 7bre anno suddetto si procedette alla soppressione delle impropriamente dette Confraternite degli Angeli, di S. Sebastiano, Santissimo Rosario, Madonna del Carmine, Maria Santissima delle Grazie, e di S. Giuseppe, perché tutte destituite di erezione Canonica, di Statuti, di Sacco, perché tralegnate dal respettivo scopo, perché in fine rovinate nell’Amministrazione a causa di un’inesigente somma d’arretrati sotto i medesimi titoli resi troppo difficili per la riscossione, e si venne all’erezione di altre tante Cappellanie sotto i medesimi titoli colla rispettiva Costituzione de’ Beni spettanti in dote, e coll’assegnazione dei rispettivi oneri di Messe, ed altro presistenti, onde così venisse meglio provisto alla tuizione delle Chiese, e Beni, non che all’adempimento de’ suffraggi, ed in fine si avessero altri, e tanti Titoli Patrimoniali tanto necessari alla sussistenza del Nostro Clero di questo Paese collo stesso Decreto si stabilirono le norme da seguirsi per l’esazione degli arretrati tanto necessaria a dimettere i debiti di cui erano gravate.”

Viene quindi riportato il testo del decreto vero e proprio di erezione della cappellania di San Sebastiano: “Avendo noi rappresentato alla Santità di Nostro Signore, che esistono nella Terra di Leprignano luogo di Nostra Giurisdizione Abbaziale Sei Pie Istituzioni, o Legati sotto il Nome di Confraternite, i cui Beni sia per l’Infelicità dei tempi, sia per la negligenza dei rispettivi Amministratori hanno sofferto tale deterioramento, che gli oneri ad Esse inerenti superano il reddito annuale, che, per non essere le ridette Confraternite di solo Nome rappresentate da alcun Corpo Morale vengono attualmente amministrate da alcuni particolari con speciale nostra approvazione; in pari tempo onde provvedere al maggiore andamento delle medesime procurare il più esatto adempimento della volontà de’ Pii Istitutori, non che supplire in qualche maniera al provvedimento del Nostro dilettissimo Clero, avendo supplicato di eriggere i menzionati Legati in altrettante Cappellanie amovibili ad nutumdell’Ordinario pro tempore da conferirsi a persone Ecclesiastiche colla libera Amministrazione de’ Beni, sostenuti tutti e singoli pesi alle medesime inerenti; La Santità Sua si è degnata benignamente di accogliere le nostre Istanze, avendoci accordato al fine proposto per Organo della S. Congregazione del Concilio la (sic) facoltà necessarie, ed opportune con Rescritto del giorno 20 7bre prossimo passato.

Volendo quindi far uso delle Apostoliche facoltà al presente Nostro Decreto erigiamo il Pio Legato, od Istituzione denominato S. Sebastiano in Cappellania Ecclesiastica collo stesso Titolo amovibile ad nutum dell’Ordinario pro tempore applicando alla medesima tutti e singoli Beni, pertinenze, diritti, ragioni, ed azioni colli rispettivi oneri, ed obbligazioni a forma di quanto viene specificato negli Analoghi Libri di Amministrazione.

Per quelle partite poi, che tuttora si trovano inesatte incominciando dal primo Genn.° 1845ne deleghiamo l’esigenza al Cappellano nominando coll’espressa condizione di erogare i proventi, depurati dai pesi, a beneficio de’ Fondi, od Altare spettante alla stessa Cappellania, e con l’obbligo al medesimo Cappellano di farci costare tanto dell’Esigenza, quanto dell’erogazione. E per gli altri crediti esigibili anteriori all’Anno 1845ci riserviamo di nominare persona di nostra fiducia per applicarne i proventi in dimissione de’ debiti, ed il rimanente a vantaggio de’ Fondi della medesima Cappellania, ovvero in usi Pii.

Commandiamo finalmente, che il presente Nostro Decreto venga fedelmente trascritto de verbo ad verbum nell’apposito Registro della Cappellania, affinché costi in perpetuo della natura della medesima, e che il Pontificio Rescritto sia originalmente conservato negli atti della Nostra Cancellaria Abbaziale.

Dato dalla Nostra Residenza in Leprignano questo giorno 5 8bre 1847

Vincenzo Vichi Vicario Generale.”

Immediatamente dopo il testo del decreto di erezione, troviamo il testo di un decreto dato in Leprignano il 28 febbraio 1850 “in atto di S. Visita”, nel quale tra l’altro leggiamo che, essendosi constatato “quanto sarebbe riuscito difficile, anzi impossibile l’esazione per l’intero dai moltissimi debitori, parte per l’impotenza e povertà di molti di Essi, parte per i contravertibili titoli, vedemmo onninamente necessario implorare le facoltà Apostoliche per usare all’opportunità, o riduzione, od anche assoluzione con i medesimi debitori. Quali facoltà in fatti riportate per benignità della S. Sede per Organo della S. Congragazione del Concilio con Rescritto apposito alla Nostra Istanza in data 27 Febbrajo 1849, che si conserva in atti, le abbiamo già poste in esecuzione, liquidando tutte le partite di credito, e riducendole parzialmente, e convenendo con i Debitori sul modo di pagamento, il che tutto risulterà meglio da separati fogli, che si annettano a questi atti di S. Visita, e ne abbiamo in fine delegata l’esazione al Sacerdote Giuseppe Moretti, come quegli, che abbiamo giudicato poter essere più solerte, e diligente, ed operoso per essere Egli uno de’ principali creditori verso le soppresse Cofraternite (sic)”. Seguono alcune disposizioni dirette ai cappellani in ordine alla tenuta dei libri di amministrazione e all’amministrazione stessa della cappellania.

Sul verso dell’ultima delle carte scritte di questo registro della cappellania di San Sebastiano troviamo la seguente annotazione, sottoscritta da “Don Carlo Barbetti Rettore” e datata 28 ottobre 1880: “A richiesta del Regio Demanio si consegna il presente libro di Amministrazione con la solita protesta emessa nella scheda della Cappellania di S. Sebastiano, cedendo alla forza”.

Altro registro cartaceo rilegato in pergamena reca sulla copertina il titolo “Entrata ed esito di Maria Santissima del Carmine” e nelle prime carte il “Decreto Perpetuo sull’Erezione della Cappellania del Carmine“, con un testo che ricalca, mutatis mutandis, quello che si è visto a proposito della cappellania di San Sebastiano. Sul recto dell’ultima carta del manoscritto, troviamo, datata 28 maggio 1880 e sottoscritta da “Don Carlo Barbetti Cappellano della Madonna del Carmine”, l’annotazione seguente: “A richiesta del Regio Demanio con la solita protesta di cedere alla forza si consegna il presente libro di amministrazione della Cappellania della Madonna Santissima del Carmine di Leprignano”.

Si è dunque visto, sulla base dei registri succitati, quale sia stata la fine di sei delle confraternite leprignanesi, soppresse nel 1847 e trasformate in cappellanie, scomparse poi a seguito dell’applicazione della legislazione eversiva dell’asse ecclesiastico, con conseguente devoluzione forzata del patrimonio al Demanio dello Stato.

Notizie su ciò che precedette la soppressione avvenuta nel 1847 possono essere ricavate da un testo conservato nell’archivio del monastero di San Paolo e recante il titolo “Delle chiese esistenti nella terra e territorio di Leprignano Abbazia di San Paolo fuori le Mura di Roma”. Vi si può leggere (pag. 16) che nell’anno 1836 l’Abate di San Paolo Vincenzo Bini “in atto di sacra visita, conosciuta l’immoralità e l’insubordinazione dei fratelloni, con decreto sospese le confraternite degli Angeli, di San Sebastiano, di San Giuseppe, del Rosario, del Carmine e delle Grazie”; si parla quindi della soppressione del 1847, “erigendosi invece altrettante cappellanie da conferirsi sotto i medesimi titoli a persone ecclesiastiche, colla costituzione dei beni spettanti alle confraternite in dote ai cappellani, ai quali venivano assegnati anche i relativi oneri preesistenti”. Nel medesimo testo, peraltro, è anche detto (pag. 4), per quanto riguarda la confraternita del Rosario, che, con decreto emanato de mandato ordinariiil 12 maggio 1828 dal Vicario Generale dell’abbazia di San Paolo Antonio Franci, con i beni della confraternita si formò una cappellania, della quale fu nominato cappellano il chierico minorista Carlo Baiocchi, al quale i beni della cappellania così istituita furono assegnati in patrimonio sacro; poi, con rescritto della Sacra Congregazione del Concilio in data 20 settembre 1849. fu sanzionata l’erezione canonica della cappellania, con nomina del Baiocchi a cappellano amministratore.

Ancora nello stesso testo sulle chiese “esistenti nella Terra e Territorio di Leprignano”, troviamo un elenco delle confraternite leprignanesi, con l’epoca d’istituzione: sono annoverate la confraternita del Santissimo Sacramento, la cui formazione viene fatta risalire al secolo tredicesimo; la confraternita del Santissimo Rosario, eretta con atto rogato dal notaio Agostino Colombo nel 1595; la confraternita del Carmine, sorta nel 1600; la confraternita di San Sebastiano martire, sorta nel 1639; la confraternita della Madonna degli Angeli, sorta nel 1650; la confraternita del Santissimo Crocifisso, sorta nel 1700; la confraternita di Sant’Antonio Abate, sorta nel 1700; la confraternita della Madonna delle Grazie, sorta nel 1700; la confraternita di San Giovanni Decollato, sorta nel 1700; la confraternita delle Anime Sante del Purgatorio, sorta dopo il 1830.

Le date riportate non vanno recepite acriticamente: l’esistenza della confraternita di San Sebastiano è attestata già nel 1574; circa la confraternita del Santissimo Crocifisso, essa non va distinta dalla confraternita di Sant’Antonio Abate, come si ricava da un passo del settecentesco manoscritto “Libro delle memorie della Compagnia del Santissimo Crocifisso di Leprignano”, ove si legge che l’”antichissima Confraternita” del Santissimo Crocifisso era “da trecento e più anni […] stabilita in questa nostra terra di Leprignano sotto l’invocazione di S. Antonio Abbate” e che la stessa “nel 1415 era un’agregazione d’homini devoti e pij quali esercitavansi in opere sante e di misericordia in bene delle proprie anime; ed in aiuto spirituale, e temporale de’ prossimi, raccogliendosi tal notizia da alcuni frammenti di privati manoscritti consegnati, e poi ripresi da una zelante persona, quale disse di dare alla luce altro più antico manoscritto, dal quale puol esser che si ricavi altro lume, in lode di detta confraternità”, affermazioni dalle quali, anche a non voler considerarle attendibili nel loro tenore letterale, può indursi un’origine non recente e certamente di molto anteriore al 1700 della Confraternita del Santissimo Crocifisso e di Sant’Antonio Abate; assai dubbio è inoltre che risalga al 1700 l’origine della confraternita della Madonna delle Grazie, la quale si ricollega all’omonima chiesa, il cui sorgere va situato non oltre il periodo tardomedievale: si noti che la nascita della confraternita della Madonna degli Angeli è correttamente datata intorno al l650, a distanza di pochissimi anni dalla costruzione della chiesa, che è del 1648, desumendosene perciò essere assai improbabile che potesse per un lungo periodo rimanere un edificio di culto come Santa Maria delle Grazie privo di una confraternita intitolata alla figura sacra dedicataria dello stesso. Circa poi la confraternita intitolata alle Anime Sante del Purgatorio, l’unico elemento ricavabile dalle fonti è che a partire dalla metà del ‘700 fu inserita nel bilancio comunale una voce relativa a una pia pratica per il suffragio delle anime promossa in origine da Paola Santolini: così in data 7 marzo 1748 venne spiccato un ordine di pagamento per 70 baiocchi alla medesima “per haver data tanta cera per l’anime sante del Purgatorio per fare l’esposizione del Venerabile in questo Carnevale scorso per soffraggio delle sudette”, il 17 febbraio 1749 per 3 scudi a Filippo Sacripante “per l’elemosina delle anime del S. Purgatorio per l’esposizione delle 40 ore del Venerabile in suffraggio delle sudette anime”, il 21 febbraio 1751 a Filippo Sacripanti “deputato dell’Anime Sante del Purgatorio”, il 12 febbraio 1752 a Filippo Sacripanti per “le solite quaranta ore, come per ordine dell’Illustrissimo e Reverendissimo Padre Abbate”,il 28 febbraio 1775 a Paolo Sinibaldi per le “anime sante del Purgatorio per la solita elemosina delle 40 hore”, il 31 gennaio 1780 per tre scudi a Paolo Sinibaldi “per la solita elemosina, et in suffragio dell’anime Sante del Purgatorio per la solita esposizione delle quarant’ora nelli ultimi tre giorni di Carnevale a tenore degl’ordini della S. Congregazione del Buon Governo”, nell’aprile 1787 a Odoardo Sinibaldi depositario delle anime sante del Purgatorio per la solita elemosina delle 40 ore, 1’11 febbraio 1788 a Odoardo Sinibaldi per il medesimo motivo, il 23 agosto 1789 per alcuni scudi a Pietro Pasqualoni per un biennio, il 15 ottobre 1790 ancora al Pasqualoni “depositario”.

Se si confronta l’elenco delle sei confraternite leprignanesi soppresse nel 1847 con quello delle sei confraternite assegnanti nel catasto rustico piano di Leprignano (1778), troviamo che la confraternita del Santissimo Sacramento e quella del Santissimo Crocifisso e di Sant’Antonio Abate, menzionate nel detto catasto settecentesco, non sono annoverate tra quelle trasformate in cappellanie nel 1847; d’altra parte, le confraternite della Madonna delle Grazie e quella di San Giuseppe non figurano nel catasto del 1778, ove è solo menzionata come vedremo una cappellania di San Giuseppe, unitamente alla confraternita della Madonna degli Angeli. La confraternita del Santissimo Sacramentopersistette anche in epoca postunitaria: su istanza del primicerio della confraternita e visti i rapporti del Procuratore Generale presso la Corte di Appello e del Prefetto della Provincia di Roma, il Ministro di Grazia e Giustizia e dei Culti, con proprio decreto in data 23 giugno 1889, autorizzò a dare in enfiteusi a terza generazione mascolina mediante i pubblici incanti sul canone di annue lire 20 al netto offerto da Tommaso Carradoni il fondo di proprietà del sodalizio situato in contrada Manciano; l’istanza del Carradoni per la concessione in enfiteusi era stata accolta dalla confraternita con deliberazione del 17 maggio 1885: egli intendeva ridurre a vigna e a oliveto il terreno, che era seminato a grano una volta ogni quattro anni. Anche la confraternita di Sant’Antonio Abateè esistita sino ad epoca abbastanza recente: nel 1925 il presidente della confraternita chiese al Ministro delle Belle Arti un contributo per urgenti lavori di restauro della chiesa. Le confraternite dei Santissimo Sacramento e del Santissimo Crocifisso erano poi quelle coinvolte nella tradizionale processione dell’Incontro, che si svolge nella notte tra il 14 e il 15 agosto: come può leggersi nelle “Capitolazioni per la Venerabile Confraternita del Santissimo Crocifisso della Terra di Leprignano dedicate da i fratelli della medesima Confraternita all’Illustrissimo e Reverendissimo P: D: Gregorio Fioravanti Abate del Monastero di San Paolo di Roma e delle Terre di Nazzano Civitella e Leprignano Ordinario e Padrone” ovvero “Ordini e capitolazioni da osservarsi da i fratelli della Venerabile Compagnia di S. Antonio Abate novamente eretta nella Terra di Leprignano dall’Illustrissimo e Reverendissimo P: D: Gregorio Fioravanti Abate di San Paolo fuor delle mure di Roma nel anno 1752 sotto il titolo del Santissimo Crocifisso, di Maria Vergine Assunta in cielo e del medemo S: Antonio”, “per antica consuetudine” a Leprignano si osserva “l’uso dell’incontro della nostra Compagnia con quella del Santissimo Sagramento, nella vigilia dell’Assunzione di Maria Vergine vicino alla nostra chiesa con le due machine”, l’una della Beatissima Vergine portata dalla confraternita di Sant’Antonio e l’altra del Santissimo Salvatore portata dalla confraternita del Santissimo Sacramento: al momento dell’incontro, il priore, i guardiani e altri membri investiti di carichein una confraternita dovevano abbracciarsi e baciarsi con i pari grado dell’altra confraternita, così come il parroco doveva abbracciarsi e baciarsi con il cappellano di Sant’Antonio, mentre dopo l’incontro le confraternite dovevano scambiarsi le macchine (pag. 10 del manoscritto); è previsto inoltre che la mattina del venerdì santo “prima che si levi il Santissimo Sacramento dalla custodia, tutti i fratelli si portino processionalmente con il Cristo, e quattro torce alla visita del Santo Sepolcro, cantando le litanie de Santi, e di lì alla visita della chiesa della Madonna delle Grazie, cantando lo Stabat Mater”, e quindi, arrivati alla chiesa, si reciteranno dai cantori le litanie, dopodiché, tornati i confratelli all’oratorio, si finirà la funzione con le solite preci (pag. 9; trattandosi di una processione penitenziale, è previsto che vi si possa partecipare a piedi scalzi).

Come si apprende dal citato testo sulle chiese “esistenti nella Terra e Territorio di Leprignano”, la chiesa parrocchiale, dedicata a San Michele Arcangelo, conteneva quattro altari (pag. 2): oltre all’altare maggiore, di patronato del monastero di San Paolo, vi erano l’altare del Santissimo Rosario, l’altare della Madonna del Carmine e l’altare della Santissima Trinità, la manutenzione dei quali competeva alle rispettive cappellanie, che nel caso del Santissimo Rosario e della Madonna del Carmine traevano origine da preesistenti confraternite, soppresse nel 1847. Circa la cappellania della Santissima Trinità, l’aveva fondata con atto rogato l’11 dicembre 1636 dal notaio Domenico Cozzardi il sacerdote leprignanese don Nicola Zii, il quale, con il beneplacito del R. P. D. Mauro abate di San Paolo, istituì nella chiesa parrocchiale di Leprignano un altare con il titolo della Santissima Trinità, con annessa cappellania di patronato meramente laicale, riserbando il diritto di nomina del cappellano a sé e ai suoi eredi e successori della linea degli Zii e fissando 40 scudi annui di dote per il cappellano, da ricavarsi dai beni formanti il patrimonio della cappellania. Con atto rogato il 17 ottobre 1873 dal notaio Antonini, Pietro Paolo Visca del fu Andrea, campagnolo, cedette a Luca Sinibaldi di Antonio i diritti di giuspatronato sulla cappellania laicale della Santissima Trinità; il Sinibaldi era nipote carnale dell’allora cappellano don Carlo Barbetti. Anche il patrimonio della cappellania della Santissima Trinità fu poi svincolato in base alla legislazione eversiva dell’asse ecclesiastico, come si evince dal trasporto 205 del cessato catasto rustico del comune di Capena.

Trattiamo ora di confraternite, di cappellanie e di legati pii in relazione alle chiese della Madonna delle Grazie, di Santa Maria degli Angelie di San Sebastianoe agli altari in esse contenuti.

Dal citato testo sulle chiese esistenti in Leprignano conservato nell’archivio del monastero di San Paolo, apprendiamo (pag. 3) che la chiesa della Madonna delle Grazie conteneva quattro altari: l’altare maggiore dedicato all’Assunzione della Madonna, a carico della cappellania delle Grazie; l’altare del Santissimo Crocifisso, di patronato di Domenico Antonio Sacripanti; l’altare di San Giovanni Decollato, che appartiene alla confraternita omonima; l’altare di Sant’Anna, mantenuto da un legato pio di Maddalena Pagliuca.

In un libro relativo all’amministrazione della Compagnia della Madonna Santissima delle Grazie, in data 1° gennaio 1795 si legge (c. 16): “Essendo che fin dall’anno scorso il Signor Giovanni Bernardoni per sua particolar divozione donasse alla Venerabile Compagnia della Madonna Santissima delle Grazie una seccaticcia, e che questa ritenendosi da esso stesso per che non si confondesse colle altre sue bestie vaccine la marcasse col marchio di detta Compagnia; e dedotto tutto ciò a notizia dell’Illustrissimo Signor Vicario Generale, siasi il medesimo degnato ordinare, che il medesimo signore Bernardoni essendosi esibito ritenerla in soccita per anni cinque debba formarne l’obligo per indennità di detta Compagnia.

In sequela dunque di tali ordini personalmente costituito il medesimo signor Giovanni Bernardoni qui presente promette e si obliga ritenere in soccita reale la sudetta seccaticcia da esso gratuitamente donata a detta Venerabile Compagnia chiamata Mancinella per anni cinque principiati il primo Ottobre 1794 e da terminare, e felicemente finire li 30 Settembre 1799 colli soliti patti, capitoli, e condizioni apposte nell’apoca di soccita di simili bestie vaccine fatta con il Signor Paolo Mauro Sacripanti…”.

Nel medesimo libro si legge ancora (c. 9r) di due regali “fatti alla Madonna Santissima dalli signori Epifanio Graziosi Signore della festa delli 15 Agosto 1786 che donò scudi 10 e da Filippo Antonazzi Signore della Festa dei 15 Agosto 1787 altri scudi 10 che si ritenevano da don Benedetto Gaggini come per istromento rogato dal signor Raffaele Fioretti”.

Nel catasto rustico piano del territorio di Leprignano, Nicolò Sacripanti assegna tra gli altri anche i beni “spettanti alla Venerabile Cappella dei Santissimo Crocifisso esistente nella Venerabile Chiesa di Santa Maria delle GrazieIus Patronatus della mia Casa Sacripanti”, consistenti in due terreni conferiti in prima erezione.

Con atto rogato il 29 gennaio 1823, viene aperto il testamento di Francesco Olivari, defunto a 76 anni il 23 dello stesso mese a Roma in una casa in via o vicolo dell’Arancio 88. Il testatore istituisce Margherita Molinari del fu Pietro erede proprietaria della casa di abitazione appartenetegli, sita nel vicolo dell’Arancio al numero 88, e altresì erede usufruttuaria sua vita natural durante di due vigne site nel territorio di Leprignano, una delle quali con casino ed oliveto annessi: una di esse è posta in via di Santa Maria Assunta in vocabolo la Vignola e l’altra poco distante incontro in vocabolo Provignano. Nell’atto di ultima volontà si dispone inoltre che, defunta la Molinari, “con le sudette due vigne, ed oliveto se ne formi una cappellania perpetua laicale, coll’obligo al cappellano della celebrazione di tre messe la settimana da celebrarsi nei giorni di mercoledì, venerdì e sabato nella sudetta chiesa della Madonna Santissima Assuntavicino alla vigna; nominando perciò in primo cappellano di detta cappellania il Sig. Paolo Sagripanti figlio del Signor Ludovico, e non essendo questi a quell’epoca ancora in essere per dire la messa, si facciano queste celebrare dal capo di casa della stessa famiglia, al quale do la facoltà di nominare il cappellano in perpetuo, quante volte non vi sia alcuno della famiglia medesima, che inclini allo stato ecclesiastico, assoggettando strettamente la detta cappellania alla sorveglianza dell’Ordinario pro tempore per l’esecuzione di detta mia pia disposizione”.

Il 9 giugno 1874Regina Rossi del fu Paolo vedova Sacripanti, nella sua qualità di patrona della soppressa cappellania fondata dal fu Francesco Olivari nella chiesa della Madonna dell’Assunta in Leprignanocol titolo di cappellania Olivari di patronato laicale, dichiara di voler svincolare ai sensi dell’art. 5 della legge 15 agosto 1867 i beni già costituenti la dotazione della suddetta cappellania, i quali consistono in un terreno in vocabolo la Madonna delle Grazie, olivato, cannetato e sodivo, con casale e corte, confinante gli eredi Carradoni, Domenico Briglia e la strada, distinto in mappa con i numeri 1910-1911-1912-1913, del valore di lire 2000, e in un terreno in vocabolo Provignano, cannetato e vignato, confinante Lucantonio Pagliuca, Lucantonio Barbetti, Giovanni Alei e la strada, distinto in mappa dai numeri 1848 e 1849, del valore di lire 2500; la tassa dovuta per lo svincolo ammonta a 1428 lire e sui beni svincolati viene costituita un’ipoteca a favore del Demanio. In relazione a tale svincolo e agli oneri che comporta, il 18 giugno 1874Regina Rossi, tanto in nome proprio che come tutrice e curatrice dei figli minori Ludovico, Emilia e Paolina, unitamente a Domenico Antonio Sacripanti del fu Pietro e a Carlo Saraceni del fu Giacomo rispettivamente tutore e protutore del minore Francesco nato dal primo matrimonio di Nicola Sacripanti, riceve in prestito 681 lire dal possidente Francesco Laudi del fu Luigi, impegnandosi a restituire la somma nel termine di tre anni, con interessi dell’otto per cento annuo. Dal trasporto num. 384 del cessato catasto rustico dei comune di Capena apprendiamo che il terreno distinto in catasto con i mappali 1910-1911-1912-1913 fu con atto di compravendita rogato il 24 febbraio 1880 dal notaio Antonini acquistato dai fratelli Francesco e Giuseppe Laudi del fu Luigi. Come risulta dal trasporto num. 402 del cessato catasto rustico del comune di Capena, i beni di cui si tratta passarono dai fratelli Laudi a Leopoldo Palmerini per compra all’asta pubblica, con verbale di aggiudicazione datato 3 maggio 1893 del Tribunale Civile di Roma.

Con atto rogato il 18 giugno 1874 dal notaio Antonini, Luigi Moretti del fu Mariano, essendo, come primogenito della prima linea chiamata, amministratore della pia istituzione fondata dal fu don Pietro Moretti del fu Egidio con testamento datato 21 settembre 1847 agli atti del notaio Antonini e dal fratello ex latere patris di don Pietro, il fu don Giuseppe Moretti, con testamento anch’esso agli atti dell’Antonini, nonché essendo patrono competente a far celebrare in qualunque chiesa le messe della suddetta pia istituzione, ed essendo ancora patrono della cappellania sotto l’invocazione di Sant’Annaistituita con diritti di amministrazione nella famiglia Moretti in conformità del testamento di Maddalena Alei datato 15 maggio 1821 e agli atti del notaio di Leprignano Domenico Pasqualoni, e perciò amalgamata e unita alla detta pia istituzione Moretti, dichiara di voler svincolare, ai sensi dell’art. 5 della legge 15 agosto 1867, i beni già costituenti la dotazione della detta pia istituzione, comprensivamente a quelli della detta cappellania, e cioè i seguenti beni: 1) cantina e grotta in contrada la Conca, confinante con i fratelli Cola, la strada della Conca e di sopra Valgi Giovanni, indicata nel catasto con il numero 388 della mappa urbana; 2) stalla e fienile in contrada Viazillo, composta di due vani al piano terra, confinante con gli eredi Ceccarelli, la strada del Viazillo e Giovanni Alei di Agostino, indicata al censo con il numero 546 della mappa urbana; 3) casa di affitto nella piazza della Rocca, composta di due vani al piano terra, confinante Felice Rossi e la strada, indicata al censo con il numero 656; 4) legnara e cantina in via della Cesata, confinante Domenico Antonio Vespasiani, la strada pubblica e di sopra Elisabetta Cozzardi, indicata al catasto con i numeri 673 e 674; 5) una bottega in contrada piazza del Popolo, composta di un vano al piano terreno, confinante Antonio Sinibaldi al di sopra, da un lato Sinibaldi Gianfelice, dall’altro Bernardo Barbetti per i beni dotali di sua moglie Maria Pagliuca, indicata al catasto con il numero 354; 6) terreno prativo in vocabolo la Fioretta, confinante i beni del legato pio Alei e responsivo di due some di fieno al monastero di San Paolo, indicato al catasto con il numero 42, subalterni 1 e 2, della sezione prima; 7) terreno con poche viti e canneto in vocabolo Figoreto, confinante Carlo Tardetti, fratelli Alei e Gaetano Sileri, indicato al catasto con i numeri 768 e 769 della sezione seconda; 8) terreno olivato in vocabolo Camerata, confinante Luca Moretti e la strada pubblica, indicato al catasto con il numero 1958 della sezione seconda; 9) terreno seminativo in vocabolo le Cese, confinante Carlo Sinibaldi e Giovanni Nicolai, indicato al catasto con il numero 237 della sezione seconda; 10) terreno seminativo in vocabolo Grotta Colonna, responsivo della quinta al monastero di San Paolo, confinante con il territorio di Castelnuovo di Porto e Paolo Sacripanti, indicato al catasto con il numero 2242 della sezione seconda: 11) terreno seminativo in vocabolo Fontana Rotonda, responsivo della quinta al monastero di San Paolo, confinante Francesco Pagliuca, eredi Ceccarelli, fosso e strada, indicato el censo con il numero 2357, subalterni 1 e 2; 12) terreno seminativo in vocabolo Prata del Lago, confinante Domenico Antonio Vespasiano e Antonio Sinibaldi fu Bernardo, indicato al catasto con il numero 213 della sezione seconda; 13) terreno seminativo in vocabolo Montecentoviole, responsivo della sesta al monastero di San Paolo, confinante Giambattista Rossi e Francesco Alei, indicato al censo con i numeri 2155 e 2482 della sezione seconda. Il Ricevitore del Registro di Castelnuovo di Porto prende atto della dichiarazione di svincolo in data 25 giugno 1874.

Con atto rogato l’8 aprile 1874 dal notaio Antonini, Francesco Alei del fu Marco, nella qualità di patrono della soppressa cappellania fondata sotto l’invocazione di Maria Santissima Assunta in Cielo nella chiesa della Madonna Santissima delle Graziedal fu Filippo Alei del fu Domenico con testamento datato 28 agosto 1816 e consegnato al notaio capitolino Alessandro Ferrucci Giraud, dichiara, ai sensi dell’art. 5 della legge 15 agosto 1867 e in conformità del decreto della Direzione Generale del Contenzioso Finanziario partecipato il 23 febbraio 1874 all’ufficio del registro di Castelnuovo di Porto con nota numero 104 di protocollo, di voler svincolare i beni già costituenti la dotazione della detta cappellania, della quale Francesco Alei è amministratore e non si trova attualmente investito alcun sacerdote, i quali consistono nei seguenti fondi urbani e rustici: 1) casa posta in Leprignano, in contrada della Cesata, indicata con il civico numero 2, composta di due vani, confinante da una patte i beni propri di Francesco Alei e di sotto il pubblico macello comunale; 2) stalla posta in via della Conca, confinante da una parte i beni di Luigi Laudi e dall’altra la strada; 3) cantina posta in via della Conca, con cascina di sopra, confinante con i beni di Luca Saraceli e con la strada pubblica; 4) vigna in vocabolo Monte Boccio, o Provignano, ora ridotta a sodo, confinante i beni di Pasquale D’Innocenti, di Giovanni Alei, di Gio: Felice Sinibaldi e di Antonio Sinibaldi del fu Bernardo: 5) terreno olivato e sodivo in vocabolo Fontana de’ Preti, o Camerata, confinante Nicola Valgi, fratelli Cola, eredi Ceccarelli, e strada pubblica; 6) terreno olivato in vocabolo San Sebastiano, confinante con la chiesa di San Luca, i beni degli eredi Picconi e la strada di San Marco; 7) terreno olivato in vocabolo Madonna degli Angeli, confinante i beni di Sabatino Remedia, Pacifico Pelliccia e Antonio Benigni: 8) terreno olivato, sodivo e cannetato in vocabolo Monte Cellarino, confinante i beni degli eredi Antimi, di Domenico Briglia e di Arcangelo e Luigi Rossi; 9) terreno seminativo in vocabolo Passo Cavallone, responsivo alla quinta del prodotto al monastero di San Paolo nei due anni in cui cade a coltura e soggetto al diritto di pascolo, confinante con i beni di Cipriano Rossi, di Domenico Briglia e di Antonio Sinibaldi; 10) terreno prativo in vocabolo la Fioretta, responsivo a fieno al monastero di San Paolo e soggetto al diritto di pascolo d’inverno e d’estate, confinante con i beni di Paolo Sacripanti, della cappellania Pezza e degli eredi di Carlo Sinibaldi. Il Ricevitore del Registro di Castelnuovo di Porto in data 1 ° giugno 1874 prende atto della dichiarazione di svincolo e liquida la tassa dovuta.

Secondo il succitato testo sulle chiese di Leprignano conservato nell’archivio del monastero di San Paolo (pag. 2), la chiesa di Santa Maria degli Angeliconteneva quattro altari: l’altare maggiore dedicato alla Beatissima Vergine, a carico della sua cappellania; l’altare dell’Immacolata Concezione, di patronato originariamente della famiglia Tortelli e quindi pervenuto alla famiglia D’Ubaldo; l’altare di San Giuseppe, a carico della sua cappellania; l’altare di Sant’Antonio da Padova, a carico della famiglia Pasqualini (sic; probabilmente da intendersi come Pasqualoni).

Nel catasto rustico piano di Leprignano (1778), troviamo un’assegna data da Francesco Moretti, “Camerlengo della Venerabile Compagnia della Madonna Santissima degli Angeli, e Cappellania di S. Gioseppeeretta in detta Chiesa”: sono enumerati cinque terreni e quattro canoni tra i beni di prima erezione della Compagnia, tre terreni e un canone tra i beni di seconda erezione della Compagnia, sette terreni e due canoni tra i beni di prima erezione “della Cappella di S. Gioseppe posta nella Chiesa della Madonna degl’Angeli

(sic)”.

 

 

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